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Regime Differenziato

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93 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Pericolosità sociale e proroga misure di sicurezza
La Corte di Cassazione ha confermato la proroga della misura di sicurezza dell'assegnazione a una casa di lavoro per un soggetto ritenuto socialmente pericoloso a causa dei suoi legami con la criminalità organizzata. Nonostante alcuni elementi positivi emersi durante l'osservazione in carcere, come la dedizione al lavoro e l'assenza di condotte prevaricatrici, la pericolosità sociale è stata considerata persistente. La decisione si fonda sulla mancata presa di distanza dal sodalizio mafioso e sulla permanenza di una rete parentale attiva nel crimine. La Corte ha ribadito che la valutazione della pericolosità deve essere globale e basata su elementi concreti, escludendo ogni automatismo derivante dalla sola condanna passata.
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Pericolosità sociale: criteri per la libertà vigilata
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della misura di sicurezza della libertà vigilata per un soggetto precedentemente detenuto in regime di 41-bis. Il fulcro della decisione risiede nell'accertamento della pericolosità sociale, che non deriva da un automatismo legislativo ma da una valutazione concreta. I giudici hanno rilevato che il ruolo di vertice in un clan mafioso ancora operativo e l'assenza di dissociazione dimostrano l'attualità del rischio di recidiva.
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41-bis: orari cucina e potere organizzativo
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che consentiva a un detenuto in regime 41-bis l'uso del fornelletto per l'intera giornata. I giudici hanno stabilito che l'amministrazione può fissare fasce orarie per la cottura dei cibi, purché giustificate da esigenze logistiche e di sicurezza, senza che ciò costituisca discriminazione.
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41-bis e cucina: i limiti agli orari di cottura
Il Ministero della Giustizia ha impugnato l'ordinanza che consentiva a un detenuto in regime di 41-bis l'uso del fornelletto per l'intera giornata. La Cassazione ha annullato il provvedimento, stabilendo che la fissazione di fasce orarie per 41-bis e cucina è legittima se motivata da esigenze logistiche e di sicurezza, senza che il giudice possa sostituirsi alle scelte organizzative dell'amministrazione penitenziaria.
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Regime 41-bis: limiti all’uso dei fornelli in cella
La Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento che permetteva a un detenuto in regime 41-bis di utilizzare fornelli e pentole per l'intera giornata. La sentenza stabilisce che l'amministrazione carceraria può imporre fasce orarie per la cottura dei cibi per garantire la sicurezza, la salubrità degli ambienti e l'efficienza organizzativa, purché tali limiti non siano vessatori.
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Controllo corrispondenza 41-bis: guida alle regole
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dei provvedimenti di controllo corrispondenza 41-bis emessi nei confronti di un detenuto in regime differenziato. Il caso riguardava il rigetto di un reclamo contro la proroga delle limitazioni postali e il trattenimento di una raccomandata contenente più missive destinate a soggetti diversi. La Corte ha stabilito che, sebbene il regime speciale preveda già il visto di censura, limitazioni ulteriori o il trattenimento sono legittimi se motivati da esigenze di prevenzione dei reati o violazioni delle norme amministrative penitenziarie.
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Reclamo corrispondenza detenuti: la procedura
La Corte di Cassazione chiarisce che l'impugnazione contro il diniego di revoca delle limitazioni alla posta per i detenuti deve essere qualificata come reclamo corrispondenza detenuti. Nel caso di un soggetto in regime speciale che chiedeva di scrivere alla compagna, la Corte ha stabilito che la competenza spetta al Tribunale di Sorveglianza e non direttamente alla legittimità.
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Regime 41-bis: la Cassazione sulla proroga
Un detenuto ricorre contro la proroga del regime 41-bis, sostenendo la mancanza di fatti nuovi. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, affermando che per la proroga non è necessario dimostrare nuovi contatti, ma è sufficiente accertare la persistente capacità del soggetto di mantenere legami con l'organizzazione criminale, basandosi sul suo ruolo, sulla perdurante operatività del clan e sul suo comportamento in carcere.
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Regime 41-bis: proroga legittima senza fatti nuovi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga del regime 41-bis. Secondo la Corte, per estendere il 'carcere duro' non sono necessarie nuove prove di contatti con l'associazione criminale, ma è sufficiente accertare la persistente capacità del soggetto di riallacciare tali legami. La decisione si è basata sul profilo criminale del detenuto, sul suo ruolo di spicco nel clan e sulla continua operatività del sodalizio, elementi che confermano l'attualità del pericolo.
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Liberazione anticipata: valutazione per semestre
Un detenuto si è visto negare il beneficio della liberazione anticipata. Il Tribunale di Sorveglianza ha basato la sua decisione su eventi negativi accaduti al di fuori dei semestri specifici in esame. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che la valutazione per la liberazione anticipata deve concentrarsi sulla condotta del detenuto durante il periodo pertinente e che qualsiasi considerazione di fatti esterni deve essere rigorosamente motivata.
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Video colloquio 41-bis: stop dopo l’emergenza Covid
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che consentiva il video colloquio a un detenuto in regime 41-bis. La decisione del Tribunale di Sorveglianza si basava unicamente sulla situazione pandemica, ma con la cessazione della normativa speciale anti-Covid il 31 dicembre 2022, è venuta meno la giustificazione per tale deroga. La Corte ha stabilito che la concessione del beneficio non può più fondarsi su un generico riferimento alla pandemia, ma richiede la prova di una specifica e grave difficoltà al colloquio in presenza.
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Colloqui 41-bis: no videochiamate senza emergenza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17533/2023, ha annullato un'ordinanza che consentiva video-colloqui a un detenuto in regime speciale. La decisione impugnata si basava genericamente sull'emergenza pandemica, ma la Suprema Corte ha chiarito che per i colloqui 41-bis, deroghe alle visite in presenza richiedono una motivazione specifica e attuale su una 'gravissima difficoltà', non un semplice riferimento a uno stato di emergenza ormai cessato.
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Regime 41-bis: legittimo il contraddittorio differito
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto contro la proroga del regime 41-bis, stabilendo che la procedura è costituzionalmente legittima. La Corte ha chiarito che il diritto di difesa è pienamente garantito nella fase giurisdizionale del reclamo, dove è possibile accedere a tutti gli atti. Inoltre, ha ribadito che la valutazione sulla pericolosità sociale si basa su elementi concreti e non su una presunzione assoluta, confermando la correttezza della decisione del Tribunale di Sorveglianza.
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Regime 41-bis: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16224/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro l'applicazione del regime 41-bis. Il Tribunale di Sorveglianza aveva giustamente motivato la misura sulla base del ruolo di spicco del soggetto in un'associazione mafiosa e della sua perdurante operatività. La Cassazione ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato, confermando la decisione e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reclamo generico detenuto: no a acquisti illimitati
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che autorizzava un detenuto in regime speciale all'acquisto indiscriminato di riviste. Il ricorso del Ministero della Giustizia è stato accolto perché il reclamo del detenuto era un reclamo generico, non basato sulla negazione di un acquisto specifico e quindi privo del necessario requisito del 'pregiudizio grave e attuale' a un diritto soggettivo.
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Cottura cibi 41-bis: limiti orari legittimi?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18910/2024, ha stabilito che la differenziazione degli orari per la cottura cibi 41-bis rispetto ai detenuti comuni è legittima se basata su plausibili esigenze logistiche e organizzative. Nel caso specifico, l'appello del Ministero della Giustizia è stato accolto, annullando la decisione del Tribunale di Sorveglianza che aveva ritenuto discriminatoria tale limitazione. La Corte ha ritenuto che le motivazioni addotte dall'amministrazione penitenziaria (gestione del personale, sicurezza, diverse routine dei detenuti) giustificano un trattamento differenziato, escludendo che si tratti di una misura meramente afflittiva.
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Colloqui detenuti 41-bis: Diritto e Sicurezza
La Cassazione conferma l'autorizzazione a un colloquio tra due fratelli detenuti, uno dei quali in regime speciale. La Corte ha stabilito che i colloqui detenuti 41-bis sono possibili se il rischio per la sicurezza, evidenziato dalla D.D.A., è vago e non supportato da elementi concreti, prevalendo il diritto ai rapporti affettivi.
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41 bis: la confessione non basta per la revoca
La Corte di Cassazione ha confermato la proroga del regime carcerario speciale 41 bis per un detenuto condannato per omicidio e associazione mafiosa. Nonostante la confessione resa in giudizio, i giudici hanno ritenuto che non vi fossero elementi sufficienti a dimostrare un effettivo ravvedimento, considerando la confessione funzionale solo a ottenere una pena minore e data la persistente operatività del clan di appartenenza. Il ricorso è stato quindi respinto.
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Detenuti 41-bis: Orari per cucinare legittimi
La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità delle restrizioni orarie per la cottura dei cibi imposte ai detenuti 41-bis. Annullando una precedente decisione del Tribunale di Sorveglianza, la Corte ha affermato che stabilire fasce orarie specifiche non costituisce una misura vessatoria o discriminatoria, ma rientra nel legittimo esercizio del potere organizzativo dell'Amministrazione Penitenziaria, giustificato dalle diverse esigenze di sicurezza e gestionali rispetto ai detenuti comuni.
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Attività di pittura in carcere e regime 41-bis
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che consentiva a un detenuto in regime 41-bis di dipingere nella propria cella. La Suprema Corte ha stabilito che limitare l'attività di pittura in carcere ad apposite aree comuni non costituisce una discriminazione, se tale regola si applica a tutti i detenuti, inclusi quelli del circuito ordinario. Si tratta di una legittima modalità organizzativa dell'amministrazione penitenziaria che non lede il nucleo essenziale del diritto all'espressione artistica.
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