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Reddito Di Cittadinanza

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198 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Falsa dichiarazione residenza: reato per la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23449/2025, ha confermato che la falsa dichiarazione residenza per ottenere il reddito di cittadinanza costituisce reato. Nonostante una pronuncia della Corte di Giustizia UE, i giudici supremi hanno aderito all'interpretazione della Corte Costituzionale, che pur riducendo il requisito di residenza da 10 a 5 anni, ne ha mantenuto la rilevanza penale. La sentenza impugnata è stata tuttavia annullata con rinvio perché la Corte d'Appello, nel condannare l'imputato dopo un'assoluzione in primo grado, non ha valutato l'applicazione di pene sostitutive.
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Omessa comunicazione reddito: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una persona condannata per omessa comunicazione reddito ai fini del reddito di cittadinanza. La Corte ha stabilito che l'obbligo di comunicazione sorge al momento della variazione patrimoniale, come un accordo di lavoro, e non al momento dell'effettivo pagamento, confermando la condanna e le sanzioni pecuniarie.
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Reddito di Cittadinanza: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per aver falsamente attestato il possesso dei requisiti per il Reddito di Cittadinanza. Nello specifico, l'imputato aveva dichiarato di risiedere in Italia da un numero di anni superiore al vero. La Corte ha ritenuto il ricorso una mera riproposizione di argomenti già respinti, senza una critica specifica alla sentenza precedente, confermando la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Reddito di cittadinanza: sanzioni penali e abrogazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due persone condannate per indebita percezione del reddito di cittadinanza. La Corte ha stabilito che l'abrogazione della norma non cancella le sanzioni penali per i fatti commessi in precedenza e ha negato la non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa della condotta abituale degli imputati.
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Reddito di cittadinanza: Falsa residenza è reato
Il caso riguarda una condanna per aver falsamente dichiarato il requisito di residenza decennale per ottenere il reddito di cittadinanza. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, allineandosi alla Corte Costituzionale che ha ridotto il requisito a cinque anni, un termine comunque non rispettato dalla ricorrente. La Corte ha però annullato la parte della sentenza che subordinava la sospensione della pena alla restituzione delle somme all'INPS, poiché l'ente non si era costituito parte civile.
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Reddito di cittadinanza: false dichiarazioni e reato
La Corte di Cassazione conferma la condanna per il reato legato al reddito di cittadinanza, anche in caso di false dichiarazioni parziali. Un soggetto aveva dichiarato un canone di locazione superiore al reale e omesso di comunicare nuovi redditi, ottenendo così un beneficio maggiore. La Corte ha stabilito che qualsiasi dichiarazione non veritiera finalizzata a percepire un importo superiore integra il reato. Rigettata anche la richiesta di messa alla prova per superamento dei limiti di pena e la tesi della particolare tenuità del fatto.
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Reddito di cittadinanza: reato anche dopo l’abolizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato connesso al reddito di cittadinanza. La Corte ha stabilito che, nonostante l'abolizione del sussidio, l'effetto penale della norma è rimasto in vigore fino al 1° gennaio 2024, rendendo la condotta precedente ancora punibile. È stato inoltre confermato che la valutazione dei precedenti penali può giustificare il diniego delle attenuanti e della sospensione condizionale della pena.
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Reddito di cittadinanza: reato se non comunichi lo stato detentivo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per una persona che, dopo aver ottenuto il reddito di cittadinanza, non ha comunicato all'INPS il suo stato di detenzione derivante da una sentenza definitiva. Secondo la Corte, l'obbligo di comunicazione sussiste per qualsiasi variazione rilevante che comporti la perdita del beneficio, e l'ignoranza della legge non costituisce una scusante. L'abolizione successiva della misura non cancella il reato commesso in precedenza.
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Reddito di cittadinanza: reato anche dopo l’abrogazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per l'indebita percezione del reddito di cittadinanza. La Suprema Corte ha stabilito che l'abrogazione della norma incriminatrice, efficace dal 1° gennaio 2024, non estingue il reato per le condotte precedenti, poiché il legislatore ha previsto una deroga legittima al principio della legge più favorevole (lex mitior).
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Reddito di cittadinanza: assoluzione per reato escluso
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per indebita percezione del reddito di cittadinanza. La beneficiaria non aveva dichiarato una misura cautelare e una vecchia condanna. La Corte ha stabilito che, al momento della domanda, la legge non richiedeva ancora la dichiarazione di tali circostanze, applicando il principio che la legge applicabile è quella in vigore al momento del fatto.
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Reddito di cittadinanza: ignoranza legge non scusa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due cittadini condannati per indebita percezione del reddito di cittadinanza. La Corte ha stabilito che l'ignoranza della legge sui requisiti, come la residenza decennale, non è scusabile se non si dimostra di aver attivamente cercato di informarsi. Inoltre, l'abolizione del beneficio non cancella i reati commessi in precedenza, escludendo l'applicazione della legge più favorevole.
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Reddito di cittadinanza: il reato non è abolito
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'abrogazione del reddito di cittadinanza non estingue il reato per chi lo ha percepito indebitamente in passato. La legge che ha soppresso il beneficio ha espressamente mantenuto in vigore le sanzioni penali per i fatti pregressi, derogando al principio della legge più favorevole. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che aveva omesso di dichiarare cospicue movimentazioni su conti gioco, confermando la sua condanna.
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Reddito di cittadinanza: false dichiarazioni e reato
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8063/2025, ha stabilito che le false dichiarazioni per ottenere il reddito di cittadinanza restano un reato anche dopo l'abrogazione della normativa specifica. Il caso riguardava una ricorrente condannata per aver falsamente attestato l'assenza di condanne penali. La Corte ha rigettato il ricorso, spiegando che non si tratta di 'abolitio criminis', ma di una successione di leggi penali, poiché la condotta è ora punita dalla nuova normativa sull'assegno di inclusione.
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Reddito di cittadinanza: assoluzione senza modulo firmato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore Generale contro una sentenza di assoluzione per indebita percezione del reddito di cittadinanza. La decisione si fonda sulla mancata produzione in giudizio della dichiarazione originale sottoscritta dal richiedente, contenente le omissioni contestate. Secondo la Corte, questo documento è una prova essenziale della condotta materiale del reato e la sua assenza non può essere colmata dalla presentazione di un modulo generico scaricato dal sito INPS, rendendo così impossibile provare la colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio.
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Reddito di cittadinanza: reato anche dopo l’abrogazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per aver indebitamente percepito il reddito di cittadinanza, omettendo di dichiarare la presenza di un figlio detenuto nel nucleo familiare. La Corte ha stabilito che l'abrogazione della norma non cancella i reati commessi in precedenza, poiché la legge stessa ha previsto una deroga al principio della retroattività della legge più favorevole. Inoltre, è stato confermato il diniego delle attenuanti generiche, poiché non erano presenti elementi positivi a favore dell'imputato.
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Reddito di cittadinanza: dichiarazione falsa è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per una persona che aveva omesso di dichiarare la condanna definitiva del coniuge per ottenere il reddito di cittadinanza. La sentenza chiarisce che il reato sussiste anche se il richiedente avrebbe avuto diritto a un beneficio di importo inferiore, e che la recente abrogazione della misura non cancella i reati commessi in passato, configurandosi come una successione di leggi e non come abolitio criminis.
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Reddito di cittadinanza: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per l'indebita percezione del reddito di cittadinanza. I motivi sono stati ritenuti in parte riproduttivi di censure già respinte e in parte manifestamente infondati, in particolare riguardo alla richiesta di attenuanti generiche basata sulla mera assenza di precedenti penali.
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Reddito di cittadinanza e patteggiamento: stop al sussidio
La Corte di Cassazione ha stabilito che una sentenza di patteggiamento, al pari di una condanna definitiva, impedisce l'accesso al reddito di cittadinanza. Sebbene la legge menzioni il patteggiamento solo come causa di revoca, la sua efficacia retroattiva lo configura come un requisito ostativo sin dalla richiesta iniziale, annullando di fatto la concessione.
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