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Recidiva Specifica E Reiterata

9 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

L'aggravamento della pena per chi commette un nuovo reato dopo essere già stato condannato, in particolare se il nuovo reato è dello stesso tipo e se la persona ha già commesso più reati.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Spaccio di lieve entità: pena confermata per i precedenti
Un imputato, condannato per il reato di spaccio di lieve entità con l'aggravante della recidiva specifica e reiterata, ha proposto ricorso per cassazione contestando la propria responsabilità penale e la severità della pena inflitta dai giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La difesa ha sollevato generiche contestazioni sui fatti senza sviluppare una vera critica giuridica contro la sentenza impugnata. I giudici hanno confermato la proporzionalità della pena, giustificata dalla diversa natura delle sostanze, dal numero di dosi e dai precedenti penali gravi dell'uomo. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese legali oltre a una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile: patteggiamento e limiti all’appello sulla pena
Un Lavoratore è stato condannato con una sentenza di patteggiamento per un reato legato agli stupefacenti. Ha presentato un ricorso in Cassazione contestando l'aumento della pena per la recidiva, ritenuto eccessivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che i motivi di ricorso contro una sentenza di patteggiamento sono limitati dalla legge e non includono la contestazione della misura dell'aumento di pena per la recidiva, se questa è stata correttamente applicata. Il Lavoratore è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Violazione della sorveglianza speciale: la dimenticanza non scusa
Un uomo sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno ometteva di recarsi presso il locale Commissariato di Polizia per apporre la firma obbligatoria prevista di domenica. La difesa giustificava l'episodio come una semplice e isolata dimenticanza, contestando l'applicazione della recidiva specifica e reiterata. I giudici di merito condannavano l'imputato a otto mesi di reclusione per la violazione della sorveglianza speciale. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la condanna, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che omettere la firma in un giorno festivo non costituisce un errore scusabile, bensì dimostra una scelta volontaria di inosservanza delle prescrizioni dell'autorità e una persistente pericolosità sociale del soggetto.
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Rapina Consumata vs Tentata: il Ricorso Inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un **ricorso inammissibile** presentato da un imputato condannato per rapina. L'imputato contestava la qualificazione del reato come consumato anziché tentato e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso non specifico, riproponendo argomenti già esaminati e respinti dai giudici precedenti. Ha confermato che la violenza e la sottrazione del bene avevano reso il reato consumato. Inoltre, le circostanze attenuanti generiche erano già state bilanciate con la recidiva, precludendo ulteriori riduzioni di pena. L'imputato è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Calcolo prescrizione reato: Aggravanti e Sequestro, la Banca vince
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di frode e falso in cui l'Imputato era stato prosciolto in appello per intervenuta prescrizione del reato. La Corte d'Appello aveva revocato le statuizioni civili e il sequestro preventivo. La Banca, parte civile, ha contestato il calcolo della prescrizione. La Cassazione ha stabilito che il calcolo prescrizione reato era errato, poiché non aveva considerato l'aumento obbligatorio derivante dalle circostanze aggravanti ad effetto speciale e dalla recidiva. La sentenza d'appello è stata annullata e il caso rinviato al giudice civile per rivalutare le pretese risarcitorie della Banca e la restituzione delle somme sequestrate.
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Riqualificazione per lieve entità: ricorso respinto in Cassazione
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello che confermava la sua condanna per detenzione illecita di sostanze stupefacenti con recidiva reiterata. La difesa sosteneva la nullità della motivazione e chiedeva la riqualificazione per lieve entità del fatto contestato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. I giudici di merito avevano già valutato in modo corretto la complessità dell'azione, la pluralità e la quantità della sostanza sequestrata. Il ricorrente si è limitato a riproporre le medesime censure senza confrontarsi con le argomentazioni della sentenza impugnata. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna penale e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: fuga in auto e diniego di sconti
Un imputato ha impugnato la condanna per il reato di evasione aggravato dalla recidiva specifica e reiterata. La difesa lamentava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e la contestazione della recidiva. I giudici hanno valorizzato la gravità della condotta, consistita nella fuga a bordo di un veicolo, e i precedenti penali per rapina e stupefacenti. La semplice ammissione dei fatti non costituisce un elemento favorevole quando la violazione risulta palese. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari se la casa è base
Il Tribunale del Riesame ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. L'indagato ha presentato ricorso per cassazione chiedendo la concessione degli arresti domiciliari, sostenendo la destinazione della droga all'uso di gruppo e lamentando un difetto di motivazione sulla proporzionalità della misura. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto concreto e attuale il pericolo di recidiva, considerando le precedenti condanne e il fatto che l'indagato confezionasse la sostanza stupefacente proprio all'interno della propria abitazione. La Corte ha condannato l'indagato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: la recidiva cancella lo sconto di tempo
L'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per lesioni aggravate, sostenendo che fosse già maturata la prescrizione del reato prima della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, a causa della recidiva specifica e reiterata applicata all'imputata, il termine di prescrizione del reato è raddoppiato a dieci anni, con scadenza fissata al 2024. Di conseguenza, la prescrizione non era affatto maturata al momento della decisione di secondo grado. L'inammissibilità del ricorso impedisce inoltre di far valere l'eventuale prescrizione maturata successivamente alla sentenza impugnata. L'Imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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