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Reato Continuato — Anno 2023

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1082 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Reato Continuato

Provvedimenti

Sostituzione della pena detentiva: conta solo la pena finale
L'Imputata ha concordato un patteggiamento a tre anni e tre mesi di reclusione. Successivamente, ha richiesto la sostituzione della pena detentiva con i lavori di pubblica utilità, sfruttando le novità introdotte dalla Riforma Cartabia. Il giudice di merito ha rigettato la richiesta poiché la pena finale superava i limiti di legge. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per verificare la possibilità di applicare la sostituzione della pena detentiva in caso di reato continuato, si deve considerare esclusivamente la pena finale complessiva (comprensiva dell'aumento per la continuazione) e non le singole pene previste per i singoli reati prima dell'aumento. L'Imputata è stata condannata anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: la distanza di un anno spezza il piano unico
Il Condannato ha proposto ricorso per cassazione contro la decisione del Tribunale di Milano che aveva respinto la richiesta di riconoscimento del reato continuato per due episodi di ricettazione commessi a distanza di un anno. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la distanza temporale di un anno tra i reati esclude l'esistenza di un unico disegno criminoso originario, configurando invece un programma delinquenziale generico e indeterminato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Dosimetria della pena: armi da guerra e ricorso respinto
L'Imputato è stato condannato per la detenzione illegale di un fucile da guerra, importato clandestinamente, e di venti munizioni. La Corte di Appello ha ridotto la sanzione a un anno, sei mesi e venti giorni di reclusione. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la dosimetria della pena, ritenendo eccessivi gli aumenti applicati per la continuazione tra i reati. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la Corte territoriale ha motivato in modo corretto e dettagliato il calcolo della sanzione, rispettando i criteri di legge. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Reato continuato: no allo sconto se i furti sono distanti
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per diversi illeciti contro il patrimonio commessi a distanza di tempo. Il Tribunale di Cuneo, in veste di giudice dell'esecuzione, ha respinto l'istanza. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che una distanza temporale di ben cinque anni tra i fatti e la diversità del modus operandi escludono l'esistenza di un unico disegno criminoso iniziale. Per applicare il reato continuato non basta che i reati siano della stessa categoria, ma serve un programma specifico concepito prima del primo reato. Il ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato o vizio di abitudine: negato lo sconto di pena
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in fase esecutiva per due condanne irrevocabili legate allo spaccio di sostanze stupefacenti. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato l'istanza, rilevando la mancanza di un unico disegno criminoso originario. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la distanza temporale di oltre due anni tra i fatti, le diverse modalità operative e i contesti differenti dimostrano una semplice abitualità a delinquere e non un reato continuato pianificato fin dal principio. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato continuato: perché l’arresto cancella lo sconto di pena
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per diversi reati contro il patrimonio commessi in tempi e luoghi vicini. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, evidenziando la diversità del modus operandi e l'interruzione del programma criminoso dovuta all'applicazione di una misura cautelare tra i vari illeciti. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la vicinanza temporale e spaziale non basta a dimostrare l'unicità del disegno criminoso, specialmente se intervengono arresti o misure cautelari che spezzano inevitabilmente la pianificazione originaria. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: furti ripetuti ma niente sconto di pena
Il Tribunale di Roma, in funzione di giudice dell'esecuzione, ha respinto la richiesta del Condannato di applicare la disciplina del reato continuato a tre diverse sentenze per furto aggravato. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che i reati presentassero la stessa qualificazione giuridica e modalità simili. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per configurare il reato continuato non basta la somiglianza dei reati, ma serve un unico disegno criminoso concepito prima del primo furto. Nel caso specifico, le diverse modalità operative e la partecipazione di complici sempre differenti dimostrano che si è trattato di decisioni occasionali, prese di volta in volta. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato continuato: perché la propensione a delinquere non basta
Il Tribunale di Verona, come giudice dell'esecuzione, ha respinto la richiesta di applicare la disciplina del reato continuato per diversi episodi di truffa, appropriazione indebita e insolvenza fraudolenta commessi da un soggetto nell'arco di tre anni. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l'omogeneità dei reati e la vicinanza temporale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per configurare il reato continuato non basta la generica propensione a delinquere o il comune fine di lucro. È invece necessaria la prova di un unico disegno criminoso, ideato fin dal primo reato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato continuato: negato lo sconto di pena senza disegno unitario
Il Condannato ha proposto ricorso contro la decisione della Corte di Appello, che ha respinto la richiesta di applicazione del reato continuato in fase esecutiva. Il richiedente sosteneva che due diverse condanne per spaccio di stupefacenti, commesse a distanza di un anno, dovessero essere unificate sotto un unico disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che l'identità del titolo di reato non basta a dimostrare il reato continuato. È necessaria la prova di una programmazione unitaria iniziale, esclusa in questo caso a causa della distanza temporale e delle diverse modalità operative dei fatti. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato continuato: no allo sconto se i fatti sono distanti
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato tra una condanna per ricettazione del 2016 e una per furto aggravato del 2019. Il Tribunale di Castrovillari ha rigettato l'istanza per mancanza di un disegno criminoso unitario. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l'omogeneità dei reati e l'irrilevanza della distanza temporale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato continuato richiede un programma unitario concepito fin dal primo reato. Nel caso specifico, la distanza di tre anni tra i fatti e la circostanza che il secondo reato sia avvenuto dopo il processo per il primo escludono qualsiasi legame progettuale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Prescrizione del reato continuato: condannato chi sperava nel tempo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la sottrazione di beni strumentali all'attività della persona offesa. La difesa sosteneva l'avvenuta prescrizione del reato, ma i giudici hanno chiarito che la prescrizione del reato continuato decorre dal giorno in cui è cessata l'ultima condotta illecita, avvenuta nel dicembre 2014. Di conseguenza, il termine non era ancora decorso al momento della sentenza d'appello. La Cassazione ha ritenuto generiche le contestazioni sui fatti, confermando la condanna dell'imputato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Intercettazioni contestate ma utilizzabili: condanne confermate
Quattro imputati sono stati condannati per diversi reati, tra cui furti aggravati, ricettazione e incendio. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione contestando la valutazione degli indizi, il riconoscimento vocale e l'utilizzabilità delle intercettazioni provenienti da un altro procedimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. I giudici hanno chiarito che la valutazione globale degli indizi, supportata da riscontri oggettivi come i tracciamenti GPS, supera la soglia dell'oltre ogni ragionevole dubbio. Inoltre, l'utilizzabilità delle intercettazioni è legittima in presenza di una forte connessione tra i reati indagati, senza necessità di un identico disegno criminoso. Di conseguenza, le condanne precedenti sono state confermate in via definitiva.
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Reato continuato: annullata la pena se mancano i singoli calcoli
Il Condannato ha proposto ricorso contro l'ordinanza del GIP che, nel riconoscere il vincolo del reato continuato tra due condanne, ha rideterminato la pena complessiva senza specificare la pena base e i singoli aumenti per i reati satellite. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice deve sempre calcolare e motivare separatamente l'aumento di pena per ciascun reato satellite. Inoltre, in caso di sanzioni eterogenee, l'aumento per il reato satellite deve rispettare il principio di legalità e il favor rei. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato il provvedimento impugnato, rinviando il caso al Tribunale di Messina per un nuovo giudizio.
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Reato continuato: quando la pena ridotta non va motivata
Il caso riguarda un uomo condannato per due episodi di cessione di sostanze stupefacenti. La Corte d'Appello aveva ridotto la sanzione applicando un'attenuante comune e stabilito un aumento per il reato continuato. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la scarsa motivazione sulla misura della riduzione e sull'entità dell'aumento di pena per la continuazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il giudice di merito gode di ampia discrezionalità nella determinazione della pena e non deve motivare in modo dettagliato gli aumenti di lieve entità per il reato continuato, essendo sufficiente una motivazione sintetica o l'uso di formule di congruità. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso ed è condannato alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno: reato continuato
Il Sottoposto e stato condannato per aver violato ripetutamente le prescrizioni della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, omettendo di presentarsi alla polizia e non facendosi trovare in casa. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che le violazioni costituissero un unico reato permanente e invocando la particolare tenuita del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la natura di reato continuato delle violazioni, escludendo l'applicazione della particolare tenuita a causa della reiterazione delle condotte e dei numerosi precedenti penali del ricorrente. Di conseguenza, il Sottoposto e stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato nel furto: quando rubare più beni è un solo reato
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una donna condannata per il furto di diverse calzature all'interno di un negozio. I giudici di merito avevano applicato la disciplina del reato continuato nel furto, ritenendo che i furti fossero avvenuti in momenti distinti solo perché l'imputata indossava un paio di scarpe sottratte. La Suprema Corte ha chiarito che l'impossessamento di più beni nello stesso contesto di tempo e di luogo configura un unico reato di furto e non una serie di reati in continuazione. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente all'aumento di pena per la continuazione, rideterminando la sanzione finale.
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Responsabilità del palo nel furto: niente sconti di pena
Tre complici tentano di rubare un'auto. Mentre l'esecutore materiale forza la portiera, gli altri due attendono a bordo di un'altra vettura con attrezzi da scasso, fungendo da vedette. Allertata da un testimone, la polizia interviene e arresta i complici sul posto. La Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi dei complici, confermando la loro condanna. La Corte stabilisce che la responsabilità del palo nel furto è piena: chi fa da vedetta non ha un ruolo di minima importanza, poiché agevola il reato e garantisce l'impunità del complice. Inoltre, la semplice tendenza a delinquere non permette di applicare lo sconto di pena previsto per il reato continuato. I ricorrenti perdono la causa e devono pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Soggiorno illegale e particolare tenuità del fatto: la prova
Due cittadini stranieri sono stati condannati dal Giudice di Pace per ingresso e soggiorno illegale in Italia. Entrambi hanno proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. Uno dei due ha inoltre contestato la mancata applicazione del reato continuato con una precedente condanna. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi sulla particolare tenuità del fatto, confermando che l'onere della prova spetta all'imputato. Tuttavia, ha accolto il ricorso del primo cittadino straniero limitatamente al reato continuato, poiché il giudice di primo grado aveva totalmente ignorato la sua richiesta. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio solo su questo punto, mentre il ricorso del secondo cittadino straniero è stato interamente rigettato con condanna alle spese.
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Medesimo disegno criminoso: bisogno di soldi o piano unico?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per diverse condanne passate in giudicato. Il ricorrente sosteneva che i furti e i reati contro il patrimonio commessi in un arco di diciotto anni fossero legati dal medesimo disegno criminoso, in quanto finalizzati a reperire denaro per il sostentamento familiare. La Suprema Corte ha confermato la decisione del giudice dell'esecuzione: il semplice bisogno di denaro o il fine di lucro rappresenta solo un movente comune e non dimostra l'esistenza di un programma delinquenziale unico e pianificato fin dall'inizio. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: la Cassazione unisce omicidi distanti nel tempo
L'Imprenditore, condannato per due omicidi di stampo mafioso commessi nel 1998 e nel 2006, ha chiesto il riconoscimento del reato continuato per unificare le pene. Il primo omicidio riguardava un concorrente commerciale, il secondo un estorsore di un clan rivale. La Corte di Appello ha rigettato la richiesta valorizzando la distanza temporale di otto anni e la diversità dei moventi. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Imprenditore, annullando la decisione con rinvio. I giudici di legittimità hanno stabilito che la Corte di Appello ha omesso di valutare la tesi difensiva principale: l'esistenza di un patto originario di protezione globale tra l'imprenditore e il clan, che prevedeva l'eliminazione di qualsiasi ostacolo, configurando potenzialmente un unico disegno criminoso a prescindere dal tempo trascorso.
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