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Reato Associativo — Anno 2023

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95 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Reato Associativo

Provvedimenti

Continuazione tra reati: niente sconti per l’omicidio del killer
Il Ricorrente, condannato per associazione mafiosa e per un omicidio commesso nel 2004, ha richiesto il riconoscimento della continuazione tra reati per unificare le pene. Il giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, ritenendo l'omicidio frutto di circostanze contingenti e non programmato al momento dell'ingresso nel clan. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che la continuazione tra reati richiede che i singoli delitti siano programmati nelle loro linee essenziali fin dall'inizio. La semplice disponibilità a commettere reati o il ruolo di killer non bastano a dimostrare un unico disegno criminoso per delitti nati da esigenze estemporanee.
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Traffico di stupefacenti: spaccio al dettaglio, condanna grave
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per reati legati alla droga. Il primo contestava la sua partecipazione a un viaggio di rifornimento, sostenendo una semplice presenza passiva. La Corte ha invece confermato il concorso nel reato, essendoci prova di un suo ruolo attivo e rassicurante. Il secondo contestava la sua partecipazione all'associazione criminale e chiedeva la qualificazione del fatto come associazione di lieve entita. I giudici hanno chiarito che l'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti non puo considerarsi lieve se, sin dalla sua costituzione, dispone di canali di approvvigionamento costanti e imponenti da altre regioni, a prescindere dal fatto che la vendita finale avvenga al dettaglio. Entrambi i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Custodia cautelare in carcere: il tempo non cancella il pericolo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro la custodia cautelare in carcere disposta per il reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa sosteneva l'assenza di un pericolo attuale di reiterazione del reato, poiché i fatti contestati risalivano al 2017. La Suprema Corte ha invece confermato la misura, chiarendo che per i reati associativi gravi opera una presunzione di adeguatezza della carcerazione. L'attualità del pericolo non viene meno con il semplice decorso del tempo se l'associazione criminale è ancora attiva e l'indagato mantiene legami stabili con l'ambiente malavitoso. Di conseguenza, l'indagato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Continuazione tra reato associativo e reati fine: no alle stragi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso straordinario presentato da un condannato per gravi delitti di mafia e strage. Il ricorrente lamentava un errore di fatto nella precedente decisione che aveva escluso la continuazione tra reato associativo e reati fine (l'omicidio di un sacerdote e una strage). La Suprema Corte ha chiarito che la continuazione tra reato associativo e reati fine richiede che questi ultimi siano programmati fin dall'origine dell'associazione. Nel caso specifico, i gravi delitti facevano parte di una successiva "strategia della tensione" non prevedibile all'inizio. L'asserito errore contestato dal ricorrente non era una svista materiale (errore percettivo), ma una valutazione giuridica insindacabile. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Reato continuato e mafia: negato lo sconto di pena al boss
Il caso riguarda la richiesta avanzata da Il Condannato per ottenere il riconoscimento del vincolo del reato continuato tra il delitto di associazione mafiosa e una serie di estorsioni e rapine commesse successivamente. Il Giudice dell'esecuzione aveva respinto la richiesta, rilevando la mancanza di prove circa una programmazione unitaria dei singoli reati al momento dell'ingresso nel sodalizio. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'applicazione del reato continuato richiede la prova che i reati satellite fossero stati pianificati fin dall'inizio, e non decisi in via contingente o occasionale durante la vita dell'associazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Amicizia o traffico di stupefacenti? Il carcere resta
Il Tribunale di Torino ha confermato la custodia cautelare in carcere per Il Ricorrente, ritenuto gravemente indiziato di partecipazione a un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa ha contestato la mancanza di prove concrete, sostenendo che si trattasse di semplici rapporti di amicizia. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità. I giudici hanno evidenziato che la partecipazione al sodalizio non richiede un'investitura formale, ma è provata dal contributo concreto e fiduciario fornito dal Ricorrente, come la riscossione dei crediti, la disponibilità di armi e i contatti diretti con il capo dell'organizzazione. Di conseguenza, Il Ricorrente perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Esigenze cautelari: il tempo cancella il carcere dopo cinque anni
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un indagato sottoposto a custodia cautelare in carcere per traffico di stupefacenti aggravato da agevolazione mafiosa. Sebbene la gravità indiziaria sia stata confermata a causa della ripetuta commissione di reati-fine, la Suprema Corte ha accolto il ricorso in merito alle esigenze cautelari. I giudici hanno stabilito che, a fronte di fatti risalenti a cinque anni prima, il Tribunale avrebbe dovuto motivare in modo specifico e attuale la persistenza del pericolo di recidiva, senza limitarsi a formule astratte. Di conseguenza, l'ordinanza è stata annullata limitatamente a questo profilo, con rinvio per un nuovo esame.
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Ne bis in idem: lo spaccio ripetuto non evita la condanna
L'Imputato è stato condannato a sei mesi di reclusione e duemila euro di multa per la detenzione a fini di spaccio di 3,44 grammi di cocaina. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione eccependo la violazione del principio del ne bis in idem, sostenendo che l'uomo fosse già stato condannato per gli stessi fatti in un precedente processo per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non vi è identità di fatto se le condotte avvengono in tempi e luoghi diversi. Nel caso specifico, il precedente processo riguardava singole cessioni a soggetti determinati, mentre questo riguardava un autonomo episodio di detenzione. L'Imputato perde il ricorso e deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Competenza territoriale: tra traffico di droga e falsi passaporti
La Corte di Cassazione ha risolto una complessa questione di competenza territoriale riguardante un'indagine per traffico di stupefacenti e reati connessi, come la falsificazione di passaporti per favorire la latitanza di un esponente di spicco. Alcuni difensori avevano eccepito l'incompetenza del Tribunale di Firenze a favore di altre sedi (Reggio Calabria e Busto Arsizio), sostenendo l'esistenza di un conflitto di competenza o la mancanza di un legame tra i reati. La Suprema Corte ha stabilito che la competenza territoriale spetta al Tribunale di Firenze. Per il reato associativo, non essendo noto il luogo di costituzione della banda, si applica il criterio del reato fine più grave commesso per primo (l'importazione di droga a Livorno). Inoltre, i reati di falso e favoreggiamento sono connessi teleologicamente all'associazione, radicando così l'intero processo a Firenze.
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Prescrizione del reato: annullato il risarcimento alle vittime
L'Imputato era accusato di associazione a delinquere finalizzata a truffe e falsi, promettendo assunzioni in cambio di denaro. La Corte d'Appello aveva dichiarato la prescrizione per i singoli reati ma confermato il risarcimento danni per il reato associativo. La Cassazione accoglie il ricorso dell'Imputato: a causa di un errato calcolo della sospensione per l'emergenza Covid-19, la prescrizione del reato associativo era già maturata prima della sentenza di primo grado. Di conseguenza, la Suprema Corte annulla senza rinvio le statuizioni civili, eliminando la condanna al risarcimento danni in favore delle Parti Civili.
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Aggravante della transnazionalità: condanna anche senza associazione
Il Ricorrente è stato condannato per il reato di ricettazione di scarpe con marchio contraffatto, con l'applicazione dell'aggravante della transnazionalità. La difesa ha contestato la decisione, sostenendo che l'assoluzione dal reato associativo escludesse automaticamente tale aggravante. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'aggravante della transnazionalità ha natura oggettiva e si applica anche ai concorrenti esterni all'associazione, purché siano consapevoli che la merce proviene da un canale illecito gestito da un gruppo organizzato operante in più Stati. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Benefici penitenziari e reato associativo: stop della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un condannato contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza, che aveva negato l'accesso a misure alternative. Il diniego si fondava sulla presenza di una contestazione pendente per un reato di tipo associativo. La Suprema Corte ha chiarito che i motivi del ricorso erano una semplice ripetizione di questioni già esaminate e respinte dal giudice di merito. In particolare, la pendenza di un'accusa per reato associativo preclude la concessione della misura, rendendo irrilevante la data di commissione dei singoli reati-fine. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. Il caso evidenzia l'importanza dei requisiti per ottenere i benefici penitenziari e reato associativo.
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Unicità di disegno criminoso: negato lo sconto di pena
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato tra precedenti condanne per spaccio di stupefacenti e la sua partecipazione a un'associazione a delinquere. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, escludendo l'unicità di disegno criminoso. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che i reati di spaccio erano antecedenti all'ingresso del Condannato nel sodalizio criminale, avvenuto nel 2012. Di conseguenza, non era possibile ipotizzare una programmazione unitaria preventiva. Il Condannato perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Unicità del disegno criminoso: quando la vicinanza dei reati non basta
Il Condannato ha proposto ricorso per cassazione contro il rifiuto del giudice dell'esecuzione di riconoscere la continuazione tra diversi reati giudicati separatamente. La difesa sosteneva la sussistenza di un'unica programmazione basandosi sulla vicinanza temporale e geografica dei fatti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'unicità del disegno criminoso richiede una prova rigorosa della pianificazione iniziale di tutti i reati, non bastando la semplice somiglianza o la vicinanza nel tempo delle condotte. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Unicità di disegno criminoso: negato lo sconto di pena
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per diverse condanne, sostenendo l'esistenza di un'unica programmazione delinquenziale. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, decisione confermata dalla Corte di Cassazione che ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'unicità di disegno criminoso richiede una programmazione iniziale dettagliata dei singoli reati. Nel caso specifico, la diversità dei soggetti coinvolti e il notevole distacco temporale tra i fatti associativi (fino al 2014) e lo spaccio di stupefacenti (avvenuto nel 2016) escludono qualsiasi disegno unitario preventivo. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Fornitore di droga in carcere: bastano i gravi indizi di colpevolezza
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia in carcere per un soggetto accusato di essere fornitore stabile di un'associazione per il traffico di droga. La difesa sosteneva che mancassero prove di un coinvolgimento stabile, ma la Corte ha ribadito un principio fondamentale: per le misure cautelari sono sufficienti i 'gravi indizi di colpevolezza', intesi come una qualificata probabilità di responsabilità, e non è richiesta la prova piena necessaria per la condanna. Le intercettazioni dimostravano un ruolo attivo e continuativo dell'indagato, giustificando pienamente la detenzione. Il ricorso è stato quindi respinto.
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Traffico di stupefacenti: il ruolo di organizzatore porta al carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia in carcere per un soggetto accusato di avere un ruolo di organizzatore in una associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Le prove, basate su intercettazioni e indagini, dimostravano il suo stabile inserimento nel gruppo criminale. La Corte ha ribadito che per questo grave reato si applica una 'doppia presunzione relativa': si presume sia la pericolosità dell'indagato sia l'adeguatezza della sola custodia in carcere. L'indagato non è riuscito a fornire prove sufficienti per superare tale presunzione, portando alla conferma della misura cautelare. Il suo ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Associazione per spaccio: condannata la rete, non il singolo pusher
La Corte di Cassazione ha confermato le condanne per un gruppo di persone accusate di aver creato una complessa e strutturata associazione finalizzata al traffico di stupefacenti in un quartiere di Palermo. L'organizzazione, che includeva capi, fornitori e una rete di spacciatori, ha dimostrato una notevole capacità di resistere agli arresti, sostituendo rapidamente i membri per garantire la continuità del business. La Corte ha stabilito che la stabilità e la struttura del gruppo escludono la possibilità di considerare i singoli episodi di spaccio come reati di lieve entità, confermando la natura di vero e proprio sodalizio criminale.
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Associazione per Droga: Legami Familiari non Escludono il Clan
La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di un Tribunale che aveva escluso il reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti per un indagato. Il Tribunale aveva considerato le attività di spaccio come episodi distinti e bilaterali, gestiti da un capo con due collaboratori principali per eroina e cocaina. La Cassazione ha invece stabilito che una valutazione frammentaria degli indizi è errata. La presenza di una struttura organizzata, anche se rudimentale e a base familiare, con ruoli definiti, continuità nei rapporti e mezzi condivisi, è sufficiente per configurare il più grave reato associativo. Il caso dovrà essere riesaminato tenendo conto di questa visione d'insieme.
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Competenza territoriale: base in Sardegna, coltivazioni altrove
Un gruppo criminale, con base operativa e decisionale in Sardegna, è accusato di aver organizzato coltivazioni di stupefacenti in altre regioni d'Italia. La difesa solleva una questione sulla competenza territoriale, sostenendo che il processo dovrebbe tenersi dove avvenivano le attività materiali. La Corte di Cassazione ha risolto il dubbio, stabilendo un principio chiaro: per i reati associativi, la competenza territoriale si radica nel luogo dove l'associazione è stata ideata, programmata e diretta. Di conseguenza, il processo deve svolgersi a Cagliari, sede della 'centrale operativa' del gruppo, e non nei luoghi delle singole coltivazioni. La Corte ha dato la vittoria al Tribunale di Cagliari.
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