Un uomo, di professione pizzaiolo, viene arrestato con l'accusa di far parte di un'associazione per delinquere finalizzata al narcotraffico. La sua difesa sostiene che una conversazione intercettata sul 'confezionamento' si riferisse all'impasto della pizza. La Cassazione, però, ha confermato la sua partecipazione stabile all'organizzazione, evidenziando come il suo ruolo andasse oltre quello di semplice spacciatore, includendo compiti di confezionamento, consegna e contabilità per conto del capo. Tuttavia, la Corte ha annullato la decisione su un singolo episodio di confezionamento per un difetto di motivazione, rinviando il caso ai giudici per una nuova valutazione su quel punto specifico. Nel resto, la misura cautelare in carcere è stata confermata.
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