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Rapina Impropria — Anno 2023

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209 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Rapina Impropria

Provvedimenti

Da furto d’auto a rapina impropria: la condanna della Cassazione
Il Ricorrente ha rubato un'autovettura e, circa mezz'ora dopo, è stato sorpreso dalle forze dell'ordine ancora all'interno del veicolo. Per evitare l'arresto, ha aggredito un agente di polizia, causandogli lesioni personali. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di rapina impropria, rigettando la tesi difensiva secondo cui il passaggio di trenta minuti escludesse l'immediatezza della violenza. I giudici hanno chiarito che la violenza finalizzata a garantire l'impunità, anche se esercitata non nell'immediatezza assoluta ma in una situazione di quasi flagranza, configura comunque la rapina impropria. Inoltre, tale reato concorre con quello di resistenza a pubblico ufficiale se la violenza è rivolta a un agente per fuggire. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Rapina impropria: il palo risponde anche se resta in auto
Tre soggetti compiono un furto in un circolo sportivo. Dopo aver caricato la refurtiva sul furgone, uno di loro minaccia di morte una passante per garantirsi la fuga. L'autista del furgone attende armato di coltello. La Corte di Cassazione conferma la condanna per rapina impropria consumata e non tentata, poiché i beni erano già usciti dalla disponibilità del proprietario. Inoltre, viene ribadito il concorso nel reato più grave per tutti i partecipanti, compreso l'autista: l'uso della violenza o minaccia è uno sviluppo logico e prevedibile del furto programmato in luogo pubblico. I ricorsi sono dichiarati inammissibili, con condanna alle spese e alla Cassa delle Ammende.
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Danno patrimoniale di speciale tenuità: birre rubate con violenza
L'Imputato, dopo aver sottratto una confezione di birre in un supermercato, ha aggredito il direttore e l'addetto alla sicurezza per garantirsi la fuga. Condannato per tentata rapina impropria, ha proposto ricorso lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità, dato il valore irrisorio della merce. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che nei reati plurioffensivi, come la rapina, la valutazione della speciale tenuità non può limitarsi al valore economico del bene sottratto. Occorre considerare anche la violenza fisica e morale esercitata sulle vittime. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro.
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Rapina impropria: lo speronamento dopo il furto costa il carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato di rapina impropria. L'indagato, dopo aver forzato dei distributori automatici di bevande per rubarne il contenuto, ha speronato l'auto del gestore dell'attività che lo stava inseguendo per assicurarsi la fuga. La difesa sosteneva che l'impatto fosse una manovra difensiva e contestava la gravità delle esigenze cautelari. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile, evidenziando la pericolosità del soggetto, desunta dal tentativo di forzare un posto di blocco, dai precedenti penali specifici e dalla mancanza di un lavoro stabile. L'indagato resta in carcere e dovrà pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Da furto a rapina impropria: la violenza per fuggire costa cara
Il Ricorrente veniva condannato per tentata rapina e lesioni aggravate dopo aver sottratto merce da un negozio e aver strattonato una guardia giurata per fuggire. La difesa contestava la regolarità del giudizio direttissimo e l'integrazione del reato di rapina impropria, sostenendo la mancanza di dolo specifico. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'uso della violenza subito dopo il furto, finalizzato a evitare l'arresto o la denuncia, configura pienamente il reato di rapina impropria. Inoltre, eventuali vizi del rito direttissimo sono sanati dalla richiesta di rito abbreviato. Il Ricorrente perde la causa e viene condannato alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Concorso anomalo nel reato: risponde di rapina anche chi non usa violenza
Due complici pianificano un furto in un negozio. Durante la fuga, uno di essi sferra un calcio al commesso per assicurarsi l'impunità, trasformando il furto in rapina impropria. Il coautore ricorre in Cassazione contestando la propria responsabilità per la violenza fisica commessa dal compagno. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso, confermando la condanna. I giudici ribadiscono il principio del concorso anomalo nel reato: l'uso della violenza contro chi interviene per impedire un furto rappresenta uno sviluppo del tutto prevedibile del piano originario. Pertanto, anche il complice che non ha materialmente colpito la vittima risponde del reato più grave di rapina.
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Assalto in banca con blocco stradale: è rapina impropria
Un gruppo di malviventi ha assaltato una banca bloccando le strade circostanti con numerosi veicoli posizionati strategicamente. Questa blindatura ha impedito il pronto intervento delle forze dell'ordine, facilitando la fuga dei colpevoli. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dei ricorrenti, rigettando la tesi difensiva secondo cui si trattasse di un semplice furto. La Suprema Corte ha stabilito che ostruire le vie d'accesso per ritardare l'arrivo della polizia configura il reato di rapina impropria. Il posizionamento preventivo dei mezzi costituisce infatti una forma di violenza impropria, in quanto coarta la libertà di azione delle forze dell'ordine per garantire l'impunità dei colpevoli. Di conseguenza, tutti i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, con condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Custodia cautelare in carcere: la fuga folle ferma l’incensurato
Un uomo, dopo un furto in abitazione, ha speronato una pattuglia della polizia e causato un grave incidente stradale nel tentativo di fuggire a bordo di un'auto con targa falsa. Il Giudice per le indagini preliminari ha disposto la custodia cautelare in carcere per rapina impropria e resistenza a pubblico ufficiale. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimita della misura cautelare, dichiarando inammissibile il ricorso della difesa. I giudici hanno stabilito che la gravita delle modalita del fatto, la pericolosita del comportamento e l'assenza di una fissa dimora giustificano pienamente la custodia cautelare in carcere, in quanto sussistono concreti pericoli di fuga e di reiterazione del reato, non superabili con misure meno afflittive o semplici offerte risarcitorie.
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Rapina impropria: rubare e aggredire il vigilante costa caro
Tre persone sono state condannate per il reato di rapina impropria dopo aver sottratto merce dai banchi di un supermercato, superato le casse senza pagare e aggredito l'addetto alla sicurezza per assicurarsi la fuga. La difesa sosteneva che il reato fosse solo tentato, poiché i soggetti erano stati costantemente monitorati dal vigilante. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, dichiarandoli inammissibili. I giudici hanno chiarito che, per la consumazione della rapina impropria, è sufficiente la sottrazione della merce (avvenuta superando le casse), a nulla rilevando il costante controllo visivo della sicurezza. Inoltre, l'attenuante del danno di speciale tenuità è stata negata a causa delle lesioni fisiche riportate dal vigilante, trattandosi di un reato plurioffensivo che tutela anche l'integrità fisica delle persone.
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Reato di rapina: lo spintone alla vittima esclude lo scippo
Tre imputati sono stati condannati per il reato di rapina e ricettazione. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che il fatto dovesse essere riqualificato come furto con strappo, poiché la violenza sarebbe stata esercitata solo sul portafogli e non sulla persona. La Corte di Cassazione ha invece confermato la sussistenza del reato di rapina. I giudici hanno chiarito che lo spintone inflitto alla vittima per superare la sua resistenza configura una violenza diretta sulla persona, escludendo il furto con strappo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Rapina impropria: se difendi il bottino con la forza è condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di rapina impropria e lesioni. L'imputato si era impossessato di una banconota minacciando la vittima e, subito dopo, l'aveva aggredita con pugni e schiaffi per mantenere il possesso del denaro. La difesa sosteneva che la violenza fosse scaturita da un precedente litigio e non dal furto. I giudici hanno chiarito che il movente iniziale non esclude il dolo specifico di procurarsi un ingiusto profitto se si usa violenza per trattenere la refurtiva. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Da scippo a rapina impropria: quando la fuga diventa violenta
Un uomo, dopo aver strappato dalle mani della vittima alcuni orologi di valore, fuggiva a bordo di un'auto ad alta velocità. Durante la fuga, per assicurarsi la refurtiva e l'impunità, i complici aprivano lo sportello dell'auto provocando la rovinosa caduta della vittima che tentava di fermarli. Il Tribunale applicava la pena su richiesta per rapina impropria. L'imputato ricorreva in Cassazione chiedendo la riqualificazione del fatto in furto con strappo. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Nel patteggiamento, il ricorso per cassazione sulla qualificazione giuridica è ammesso solo per errore manifesto. Nel caso specifico, l'uso della violenza subito dopo la sottrazione configura correttamente il reato di rapina impropria e non di furto con strappo.
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Da furto a rapina impropria: la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un'imputata condannata per il reato di rapina impropria. La difesa chiedeva di riqualificare il fatto come semplice furto, sostenendo l'assenza di violenza. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte d'appello, evidenziando che la ricostruzione dei fatti e l'accertamento della condotta violenta spettano esclusivamente ai giudici di merito. Il ricorso è stato ritenuto generico e volto a ottenere una inammissibile rivalutazione dei fatti in sede di legittimità. Di conseguenza, l'imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Fionda e rapina impropria: la Cassazione conferma la condanna
Due soggetti sono stati condannati per il reato di rapina impropria in concorso. Durante l'azione criminosa, gli autori hanno utilizzato una fionda per minacciare la vittima e garantirsi la fuga. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione contestando l'identificazione fotografica e l'idoneità della fionda a intimidire la persona offesa. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che il riconoscimento fotografico era pienamente attendibile e che l'uso della fionda è idoneo a realizzare una coartazione della libertà psichica della vittima. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Tentata rapina impropria: da taccheggio a violenza di gruppo
L'Imputata è stata condannata per tentata rapina impropria e lesioni personali aggravate. La donna aveva sottratto una bottiglia di liquore dagli scaffali di un supermercato, nascondendola nella borsa. Di fronte alla richiesta dell'addetto alla sicurezza di mostrare il contenuto, l'Imputata ha reagito con violenza, spalleggiata da un complice. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della donna. I giudici hanno confermato la responsabilità penale, evidenziando che la violenza finalizzata a fuggire o a trattenere la refurtiva configura pienamente il reato di tentata rapina impropria. La ricorrente è stata condannata anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Da furto d’auto a rapina impropria: decide la Cassazione
L'Indagato ha sottratto un'autovettura a Bari e, dopo un inseguimento tramite localizzatore satellitare, è stato intercettato a Trani dalle Forze dell'Ordine. Per assicurarsi l'impunità e mantenere il possesso del veicolo, ha compiuto manovre pericolose e opposto resistenza fisica violenta ai militari. Sorge un conflitto di competenza tra i giudici di Bari e Trani. La Corte di Cassazione stabilisce che la condotta integra il reato di tentata rapina impropria, poiché la violenza, anche se esercitata in un luogo diverso e contro persone diverse dal proprietario, era finalizzata a garantire l'impunità del furto senza interruzione temporale. Di conseguenza, la Suprema Corte dichiara la competenza territoriale del Tribunale di Trani, dove si sono consumati gli ultimi atti di violenza.
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Da furto a rapina aggravata: la violenza per fuggire costa caro
Una donna, insieme a una complice, ha sottratto della merce in un supermercato superando le casse. Per assicurarsi la fuga e l'impunità, entrambe hanno esercitato violenza fisica contro la direttrice dell'esercizio commerciale. La difesa sosteneva si trattasse di un semplice tentativo di furto seguito da lesioni autonome, poiché la refurtiva era stata restituita dopo il fermo. La Corte di Cassazione ha invece confermato la condanna per il reato di rapina aggravata in concorso. I giudici hanno chiarito che il reato si è consumato interamente al superamento delle casse e che la violenza successiva era finalizzata a garantire l'impunità. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Tentata rapina impropria: fuggire a mani vuote costa la condanna
Un uomo ha sottratto un bene da un negozio nascondendolo nello zaino e, subito dopo, ha aggredito il titolare con violenza e minacce per fuggire. La difesa sosteneva si trattasse di tentato furto, poiché la refurtiva era stata abbandonata prima della violenza. La Corte di Cassazione ha invece confermato l'accusa di tentata rapina impropria. Il reato si configura come tentato e non consumato quando la vittima mantiene il controllo visivo sulla merce, potendola recuperare, e il colpevole usa la forza per garantirsi l'impunità. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del colpevole, condannandolo anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Rapina impropria: ruba bici e minaccia il proprietario dopo 90 min
Un uomo ruba una bicicletta e, circa un'ora e mezza dopo, viene scoperto dal proprietario mentre cerca di venderla. Per tenersi la refurtiva, il ladro minaccia la vittima con un coltello. La Corte di Cassazione ha confermato la sua condanna per rapina impropria. I giudici hanno stabilito che l'intervallo di tempo non era sufficiente a spezzare il legame tra il furto e la successiva violenza. La minaccia era finalizzata a mantenere il possesso del bene rubato, integrando così tutti gli elementi del reato di rapina impropria e non di un semplice furto seguito da minaccia.
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Rapina Impropria: No a un nuovo esame dei fatti in Cassazione
Un uomo, condannato per rapina impropria, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione sostenendo che il suo gesto fosse un semplice furto. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non è possibile chiedere alla Cassazione una nuova valutazione dei fatti, già accertati nei gradi precedenti. La condotta violenta dell'imputato, descritta in dettaglio dalla vittima e finalizzata a tenersi la refurtiva, giustificava pienamente la condanna per rapina impropria. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'uomo è stato obbligato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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