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Raggiri

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46 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Truffa: condanna confermata per raggiri continui
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di **Truffa** ai danni di un soggetto emotivamente fragile. Il ricorrente contestava l'attendibilità della vittima e invocava la prescrizione, sostenendo che i fatti fossero episodi distinti. La Suprema Corte ha invece stabilito che si trattava di un'unica condotta criminosa protratta nel tempo, rendendo il ricorso inammissibile e confermando la validità delle prove documentali e testimoniali raccolte nei gradi di merito.
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Truffa contrattuale: quando l’assegno è un raggiro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa contrattuale nei confronti di un soggetto che aveva indotto in errore un venditore compilando un assegno bancario in sua presenza. La difesa sosteneva che la condotta integrasse la più lieve fattispecie di insolvenza fraudolenta. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che l'atto di compilare materialmente il titolo davanti alla controparte costituisce un vero e proprio raggiro, poiché genera la falsa convinzione di trovarsi di fronte al legittimo titolare del conto corrente.
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Truffa contrattuale: tacere difetti è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa contrattuale nei confronti di un amministratore di una società edile. L'imputato aveva venduto un immobile tacendo consapevolmente gravi difetti strutturali, inducendo l'acquirente a versare il prezzo attraverso artifizi e raggiri. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché basato su questioni di fatto già ampiamente vagliate nei gradi precedenti. Tale inammissibilità ha precluso la possibilità di dichiarare la prescrizione del reato, maturata solo dopo la sentenza di appello, in quanto un ricorso inammissibile non instaura un valido rapporto processuale.
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Truffa contrattuale: il silenzio è reato?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per truffa contrattuale in merito a investimenti in centri medici. Nonostante l'estinzione del reato per prescrizione, la Corte ha confermato le statuizioni civili. La condotta illecita è consistita nel tacere maliziosamente la reale natura societaria e la destinazione dei fondi investiti dalle vittime. Il silenzio su circostanze fondamentali, unito alla presenza attiva durante le trattative, integra pienamente gli artifizi e raggiri richiesti dalla norma penale, impedendo alle persone offese di autodeterminarsi consapevolmente.
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Marchio contraffatto: condanna per truffa di lusso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per truffa aggravata e detenzione di un gioiello con marchio contraffatto. L'imputato aveva tentato di vendere, tramite una casa d'aste, un bracciale zoomorfo in oro e pietre preziose recante il logo falsificato di una nota maison di lusso. La Suprema Corte ha confermato che la competenza professionale dell'imputato rendeva palese la sua consapevolezza dell'illecita provenienza del bene. Inoltre, è stato ribadito che il danno da marchio contraffatto colpisce sia l'acquirente che il titolare del marchio originale, giustificando la condanna penale e il risarcimento civile.
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Artifici e raggiri: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per condotte fraudolente basate su artifici e raggiri. La difesa contestava il contributo concorsuale e la sussistenza della frode, ma i motivi sono stati giudicati ripetitivi e finalizzati a una rilettura dei fatti non consentita in sede di legittimità. La Corte ha confermato la coerenza logica della sentenza di merito, condannando la ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Tentata truffa aggravata: falso certificato termale
Un dipendente pubblico è stato condannato per tentata truffa aggravata ai danni di un ente locale per aver richiesto un congedo straordinario per cure termali mai effettuate. Per giustificare l'assenza e prevenire sanzioni disciplinari, l'imputato ha presentato un certificato di frequenza falso. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che la frode sussiste anche se il documento falso viene prodotto dopo la fruizione del permesso, poiché il dolo iniziale di ingannare l'amministrazione per ottenere un vantaggio indebito è determinante.
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Truffa contrattuale: quando scatta il reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa contrattuale a carico del titolare di un'agenzia di viaggi. L'imputato aveva ricevuto somme di denaro per l'acquisto di titoli di viaggio, senza tuttavia procedere all'emissione dei biglietti. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, evidenziando che la condotta non costituiva un semplice inadempimento civile, ma una vera e propria truffa contrattuale, poiché caratterizzata dalla volontà iniziale di non adempiere agli obblighi assunti nonostante la ricezione del pagamento.
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Peculato: condanna per il curatore fallimentare
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per peculato a carico di un curatore fallimentare che ha incassato somme dovute alla procedura su un proprio conto corrente personale. La difesa sosteneva che la condotta integrasse il reato di truffa, poiché il denaro era stato ottenuto tramite raggiri verso i debitori. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che, poiché il soggetto aveva la disponibilità giuridica delle somme in virtù della sua funzione pubblica, l'appropriazione configura pienamente il peculato.
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Truffa militare: rimozione dal grado e sanzioni.
Due graduati dell'Esercito sono stati condannati per truffa militare continuata per aver falsificato rimborsi spese e orari di missione. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della sanzione accessoria della rimozione dal grado, rigettando i dubbi di incostituzionalità. La condotta, ripetuta sistematicamente per oltre un anno, ha precluso l'applicazione della particolare tenuità del fatto, evidenziando l'incompatibilità tra il reato commesso e il mantenimento del grado gerarchico.
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Reato di truffa: calcolo pena e prove valide
La Corte di Cassazione ha analizzato il ricorso di un'imputata condannata per il reato di truffa. La difesa contestava l'utilizzabilità delle dichiarazioni di un testimone irreperibile e di registrazioni private, oltre a eccepire che le vittime avessero agito per ottenere guadagni extra. La Suprema Corte ha confermato la validità delle prove, ribadendo che l'irreperibilità accertata consente la lettura degli atti e che le registrazioni tra presenti sono prove documentali legittime. Tuttavia, ha accolto il motivo relativo alla dosimetria della pena, rilevando un errore nel calcolo degli aumenti per le aggravanti, rideterminando la sanzione finale senza rinvio.
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Truffa aggravata: i confini con l’indebita percezione
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo per il reato di Truffa aggravata ai danni dello Stato in relazione all'indebito ottenimento di bonus per collaboratori sportivi durante l'emergenza pandemica. La difesa sosteneva che la condotta dovesse essere riqualificata come indebita percezione di erogazioni pubbliche, poiché l'ente erogatore non avrebbe effettuato controlli preventivi. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che la creazione di una complessa messa in scena, comprensiva dell'uso di una società sportiva come schermo e del reclutamento di falsi collaboratori, integra gli estremi della Truffa aggravata, in quanto idonea a trarre in inganno l'amministrazione pubblica indipendentemente dalla profondità dei controlli eseguiti.
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Ricettazione e truffa: la sentenza della Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un dipendente pubblico condannato per vari reati, tra cui la **Ricettazione** di un timbro medico e di munizioni militari, oltre a truffa aggravata per false attestazioni di presenza. Gli Ermellini hanno annullato senza rinvio la condanna relativa alla **Ricettazione** del timbro, rilevando che la possibilità di acquisto sul libero mercato e il disconoscimento del medico non provano l'esistenza di un furto a monte. Al contrario, è stata confermata la responsabilità per il possesso di munizioni NATO, in quanto beni non acquistabili legalmente dai privati, e per la truffa aggravata legata ai certificati medici falsi, che lede il rapporto fiduciario con la Pubblica Amministrazione.
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Truffa contrattuale: condanna e termini di querela
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa contrattuale nei confronti di un soggetto che, utilizzando una procura notarile falsa, aveva venduto diritti di reimpianto viticolo inesistenti. La difesa aveva eccepito la nullità del processo per il mancato avviso dell'udienza a uno dei due difensori, ma la Corte ha stabilito che tale vizio è sanato se non eccepito immediatamente dal codifensore presente. Inoltre, è stata respinta l'eccezione di tardività della querela, poiché il termine di tre mesi decorre dalla piena consapevolezza dell'inganno e non dai primi dubbi o solleciti di restituzione.
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Truffa aggravata: quando si consuma il reato?
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da una produttrice condannata per truffa aggravata ai danni di un ente radiotelevisivo nazionale. Il caso riguardava la produzione di una fiction per la quale l'imputata aveva presentato documentazione falsa relativa alla cessione dei diritti d'autore, al fine di trattenere indebitamente somme già percepite. Nonostante la prescrizione del reato dichiarata in appello, la Suprema Corte ha confermato le statuizioni civili, ribadendo che la truffa aggravata si consuma nel momento in cui l'inganno permette di conservare un profitto altrimenti non dovuto, anche se la condotta decettiva avviene durante l'esecuzione del contratto.
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Truffa aggravata: il timore del pericolo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa aggravata a carico di un soggetto che aveva raggirato le vittime simulando debiti inesistenti. L'imputato prospettava conseguenze legali immediate o il raddoppio delle somme dovute per costringere i soggetti al pagamento. La Suprema Corte ha stabilito che la minaccia di un male futuro o attuale, evitabile solo tramite l'esborso di denaro, configura pienamente l'aggravante del timore di un pericolo immaginario. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché contestava valutazioni di merito insindacabili in sede di legittimità, incluse la determinazione della pena e l'applicazione della recidiva specifica.
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Truffa contrattuale: la guida della Cassazione
La Corte di Cassazione analizza i confini della truffa contrattuale, confermando che il reato si configura quando il dolo è iniziale e volto a trarre in inganno la controparte durante le trattative. La decisione chiarisce che il silenzio malizioso su elementi essenziali del contratto, se finalizzato a ottenere un ingiusto profitto con altrui danno, integra pienamente la fattispecie penale, distinguendosi dal semplice inadempimento civile.
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Truffa aggravata: garanzia statale e reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentata truffa aggravata nei confronti di un soggetto che aveva tentato di ottenere un finanziamento bancario garantito dal Fondo centrale per le PMI tramite dichiarazioni mendaci. Il ricorrente sosteneva che la garanzia statale non costituisse un'erogazione pubblica ai sensi dell'art. 640-bis c.p., essendo il prestito erogato da una banca privata. La Suprema Corte ha rigettato tale tesi, stabilendo che la garanzia pubblica, creando un rischio economico per lo Stato, è pienamente equiparabile a un'erogazione diretta di fondi pubblici.
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Tentata truffa: quando millantare influenze è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentata truffa nei confronti di un individuo che aveva millantato influenze inesistenti presso un dirigente pubblico. L'imputato aveva promesso alla vittima il superamento di un esame per l'abilitazione al trasporto merci in cambio di cinquemila euro, sostenendo di poter orientare la commissione. La Suprema Corte ha ribadito che, a seguito dell'abrogazione del reato di millantato credito, tali condotte integrano la tentata truffa se basate su raggiri che inducono la vittima in errore, anche qualora quest'ultima abbia preso l'iniziativa del contatto.
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Truffa contrattuale: quando il debito è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa contrattuale a carico di un soggetto che aveva impugnato la sentenza d'appello. Il ricorrente sosteneva che la condotta fosse un semplice inadempimento di natura civilistica. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile, rilevando che la presenza di artifizi e raggiri era stata correttamente accertata nei gradi precedenti. La decisione ribadisce che non è possibile richiedere un nuovo esame del merito in sede di Cassazione se la motivazione della sentenza impugnata è logica e coerente.
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