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Quota Di Legittima

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58 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Regolamento di competenza: i limiti del ricorso d’ufficio
In una causa di successione, un erede contesta la validità di alcune cessioni di azioni, ritenendole donazioni simulate. Il Tribunale ordinario si dichiara incompetente per la parte relativa alle azioni, rimettendo la questione al Tribunale delle Imprese. Quest'ultimo solleva un regolamento di competenza d'ufficio, ritenendo la causa di natura puramente successoria. La Corte di Cassazione dichiara il regolamento inammissibile, specificando che tale strumento non può essere utilizzato per correggere una valutazione sulla competenza derogabile, ma solo per conflitti di competenza per materia o territorio inderogabile.
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Debito di valore: quando si valuta l’immobile donato?
In una causa di successione, la Cassazione ha stabilito che, in caso di azione di riduzione con reintegrazione tramite somma di denaro, si tratta di un debito di valore. Di conseguenza, il valore dell'immobile donato, che ha leso la quota di legittima, deve essere calcolato al momento della decisione giudiziale e non alla data di apertura della successione, per garantire un'equa compensazione agli eredi lesi.
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Estinzione del giudizio e successione: il caso
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio in un complesso caso di successione ereditaria. La controversia vedeva opposti la vedova del defunto e i figli di primo letto riguardo la determinazione della quota di legittima. Dopo un lungo iter processuale, che aveva toccato temi come la valutazione delle donazioni e la creazione di passività fittizie, le parti hanno raggiunto un accordo. Di conseguenza, la parte ricorrente ha rinunciato al ricorso in Cassazione, portando alla chiusura definitiva del procedimento senza una pronuncia nel merito da parte della Suprema Corte.
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Cessazione materia del contendere: l’accordo in giudizio
Una recente sentenza analizza un caso di successione ereditaria in cui la moglie, esclusa dal testamento del marito, agisce in giudizio. Le parti raggiungono un accordo economico durante la causa, portando il Tribunale a dichiarare la cessazione materia del contendere. La decisione chiarisce che l'accordo transattivo, se non diversamente specificato, risolve l'intera controversia, comprese le pretese su beni non menzionati nel testamento.
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Concordato: relazione attestatore incompleta, sì ricorso
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un creditore, annullando l'omologa di un concordato preventivo a causa di una relazione dell'attestatore carente. La relazione non valutava correttamente tutti gli asset del debitore, inclusi l'avviamento aziendale e partecipazioni societarie, impedendo ai creditori una scelta informata. La Corte ha invece respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, ribadendo che solo chi si oppone in primo grado può impugnare l'omologa.
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Regolamento di competenza: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13888/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso per regolamento di competenza. Il caso nasce da una disputa ereditaria tra fratelli, avente ad oggetto la presunta donazione dissimulata di quote societarie. La Corte ha stabilito che l'ordinanza del tribunale di primo grado, che rigetta l'eccezione di incompetenza e dispone la prosecuzione del giudizio, non ha natura decisoria e definitiva. Pertanto, non può essere impugnata con il regolamento di competenza, che è riservato solo ai provvedimenti che risolvono la questione in modo incontrovertibile.
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Prelazione testamentaria: il valore del ‘desiderio’
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della prelazione testamentaria. Il caso riguarda una clausola in un testamento che esprimeva il 'desiderio' del defunto che gli eredi si preferissero a vicenda in caso di vendita dei beni ereditati. I giudici di merito avevano interpretato tale espressione come un mero auspicio morale. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che, se il testamento prevede una sanzione specifica (in questo caso, la riduzione alla sola quota di legittima) per chi non rispetta tale 'desiderio', questo si trasforma in un obbligo giuridico vincolante, configurando una vera e propria prelazione testamentaria.
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Donazione Indiretta Azienda: Cassazione chiarisce
In una disputa ereditaria tra fratelli, la Corte di Cassazione affronta il tema della donazione indiretta di un'azienda. La Corte rigetta i ricorsi di entrambi, stabilendo un principio fondamentale: la valutazione dell'azienda donata, ai fini della determinazione della quota di legittima, deve essere effettuata al momento dell'apertura della successione (data del decesso) e non alla data dell'atto di donazione. La sentenza conferma inoltre la validità delle prove indiziarie per accertare la natura di donazione di un trasferimento patrimoniale.
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Divisione ereditaria: calcolo e valutazione dei beni
In una complessa vicenda di divisione ereditaria, originata da un testamento che nominava un erede universale, la Corte di Cassazione interviene per correggere gli errori della Corte d'Appello. L'ordinanza chiarisce i principi per la valutazione dei beni, specialmente quelli soggetti a esproprio, e censura la duplicazione del calcolo del valore di alcuni terreni, già inclusi in una precedente liquidazione. La sentenza impugnata viene cassata con rinvio per una nuova e corretta determinazione delle quote spettanti ai legittimari, nel rispetto dei principi di diritto e delle decisioni precedenti.
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Patti successori: nulla la rinuncia all’eredità futura
Una sorella aveva rinunciato a pretese sull'eredità paterna, impegnandosi a non interferire nella divisione tra madre e fratello. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale rinuncia non può estendersi alla futura eredità della madre, in quanto costituirebbe patti successori vietati dalla legge e quindi nulli. La Corte ha cassato la precedente decisione, riaffermando l'impossibilità di disporre di diritti derivanti da una successione non ancora aperta.
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Accettazione tacita eredità: il caso della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato che la costituzione in giudizio per difendere la posizione del defunto e il possesso di beni ereditari configurano un'accettazione tacita eredità. Nel caso specifico, un figlio, dopo il decesso della madre durante una causa successoria, ha continuato il processo svolgendo difese riconducibili a lei. Questo comportamento, unito al possesso di immobili ereditari, è stato ritenuto sufficiente a qualificarlo come erede, rendendo inefficace la sua successiva rinuncia all'eredità.
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Azione di riduzione: onere della prova e allegazioni
La Corte di Cassazione chiarisce i requisiti per l'azione di riduzione. Una sorella agisce contro il fratello per una donazione paterna che ha leso la sua quota di legittima. La Corte stabilisce che non è necessaria un'indicazione numerica precisa del valore dei beni nell'atto introduttivo. È sufficiente allegare gli elementi patrimoniali, anche tramite presunzioni, per consentire al giudice di verificare la lesione, anche avvalendosi di una consulenza tecnica. L'onere della prova è così soddisfatto.
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Valore donazioni successione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7449/2025, ha stabilito un principio fondamentale sul valore delle donazioni ai fini della successione. In un caso di disputa ereditaria tra fratelli, la Corte ha chiarito che il valore dei titoli di Stato donati in vita dal defunto deve essere calcolato al momento dell'apertura della successione e non alla data della donazione. Questa decisione, che accoglie il ricorso di una legittimaria, cassa la sentenza della Corte d'Appello che aveva erroneamente utilizzato il valore storico dei beni, e rinvia il giudizio per una nuova valutazione conforme ai criteri di legge.
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Azione di riduzione: quando è necessario l’inventario?
Un erede legittimario intenta un'azione di riduzione contro il fratello e una società per lesione della sua quota di legittima. Le corti di merito respingono la domanda perché l'erede non ha accettato l'eredità con beneficio di inventario, requisito essenziale per agire contro donatari non coeredi. La Cassazione, data la complessità della questione, rinvia la causa a pubblica udienza per una decisione approfondita.
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Azione di riduzione: i requisiti di ammissibilità
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'erede che aveva intentato un'azione di riduzione contro la sorella e altri parenti per lesione della sua quota di legittima. La Corte ha confermato l'inammissibilità della domanda contro i parenti non coeredi, poiché la ricorrente, non essendo stata totalmente pretermessa, non aveva accettato l'eredità con beneficio d'inventario. Di conseguenza, sono state respinte anche le connesse domande di simulazione per carenza di interesse.
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Vendita di eredità: la quota incerta non nega i diritti
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione che garantiva a un coerede l'accesso a un immobile comune, nonostante la sua quota fosse incerta a causa di una complessa vendita di eredità e di un testamento contestato. Secondo la Corte, la qualità di co-proprietario è sufficiente per esercitare il diritto di accesso, anche se la determinazione esatta della quota è pendente in altre sedi giudiziarie. L'appello degli altri eredi è stato respinto con condanna per lite temeraria.
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CTU esplorativa: legittima se basata su prove iniziali
In una disputa ereditaria, la Cassazione ha stabilito che una Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU) non è da considerarsi 'CTU esplorativa' se la parte ha già fornito elementi di prova iniziali, come l'indicazione di conti correnti con movimenti anomali. In tal caso, il consulente può legittimamente acquisire la documentazione bancaria per accertare i fatti. La Corte ha anche riaffermato il diritto del coerede, escluso dal godimento di un bene, a ricevere un'indennità, chiarendo che la richiesta di 'rendimento dei conti' include la domanda di pagamento delle somme dovute.
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Donazione indiretta immobile: quando è valida?
La Corte d'Appello di Firenze conferma che non si ha donazione indiretta immobile se il padre paga solo una parte del prezzo per l'acquisto della casa della figlia. La donazione riguarda solo il denaro e le attrici, madre e sorella della beneficiaria, non hanno provato l'intento liberale (animus donandi). La domanda di donazione di denaro è stata inoltre ritenuta inammissibile perché tardiva.
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