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Quantum — Anno 2023

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112 provvedimenti applicano questo termine

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Provvedimenti

Occupazione senza titolo: come si calcola il danno?
Un ente regionale occupava un immobile di proprietà statale senza un contratto valido. L'amministrazione statale ha chiesto un indennizzo basato sul valore di mercato. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di occupazione senza titolo di un bene destinato a uso governativo e non locabile sul libero mercato, il danno non può essere automaticamente calcolato sulla base del valore locativo. Il giudice deve considerare la specifica destinazione del bene. La Corte ha quindi annullato la precedente decisione, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova determinazione dell'importo dovuto.
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Pensione integrativa: quando spetta? La Cassazione
Un ex dipendente di un istituto di credito ha richiesto una pensione integrativa basata su una convenzione aziendale. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha stabilito che l'integrazione è dovuta solo se la pensione pubblica (INPS) non raggiunge un trattamento minimo garantito dalla convenzione stessa, e non come somma aggiuntiva automatica. La Corte ha rigettato sia il ricorso del lavoratore che quello della banca, ritenendo 'plausibile' e non sindacabile in sede di legittimità l'interpretazione del contratto fornita dai giudici di merito.
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Ricorso inammissibile: criticare la CTU non basta
Una donna vittima di un sinistro stradale ha impugnato la liquidazione del danno, contestando la Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU). La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per motivi procedurali, sottolineando che la critica alla CTU deve essere specifica e che il giudice può validamente motivare la propria decisione facendo riferimento alle conclusioni dell'esperto.
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Danno conseguenza: prova essenziale nel risarcimento
Una società immobiliare ha citato in giudizio un notaio per un errore nella trascrizione di un atto di compravendita che ha causato il diniego di un mutuo. La Corte d'Appello ha annullato il risarcimento inizialmente concesso, sostenendo che la società non aveva provato il danno conseguenza, ovvero l'effettiva perdita economica derivante dal mancato finanziamento. La Corte di Cassazione ha confermato questa linea, dichiarando il ricorso inammissibile perché non contestava la ratio decidendi della sentenza d'appello e si limitava a una riesamina dei fatti.
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Reformatio in peius: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per violazione del divieto di reformatio in peius. La sentenza chiarisce che la Corte d'Appello può esplicitare le componenti del calcolo della pena, omesse dal primo giudice, senza peggiorare la situazione dell'imputato, a condizione che la pena finale rimanga invariata. Il caso riguardava la determinazione della pena base e l'aumento per la recidiva in un procedimento per reati legati agli stupefacenti.
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Appello sequestro preventivo: quando il PM può ricorrere
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 44181/2023, ha stabilito un principio cruciale in materia di appello sequestro preventivo. Se un giudice accoglie la richiesta del Pubblico Ministero solo in parte, emettendo un sequestro per un importo inferiore a quello domandato, tale provvedimento si considera un rigetto parziale. Di conseguenza, il PM è legittimato a proporre appello per la parte della richiesta che non è stata accolta, in base all'art. 322-bis c.p.p. La Corte ha annullato l'ordinanza di un Tribunale che aveva dichiarato inammissibile tale appello, sottolineando che la sostanza del provvedimento prevale sulla sua forma.
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Fase rescissoria: i limiti del thema decidendum
Un ente comunale impugna per revocazione una sentenza per un errore di fatto relativo a un pagamento. La Corte d'Appello corregge l'errore, ma nella successiva fase rescissoria non tiene conto di pagamenti eseguiti in forza della sentenza poi revocata. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, specificando che la fase rescissoria ha il solo scopo di ricalcolare il debito originario, escludendo fatti sopravvenuti come i pagamenti effettuati "sine titulo" sulla base della pronuncia annullata.
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Annullamento parziale cartella: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28213/2023, ha stabilito un principio fondamentale in materia tributaria. In caso di errore di calcolo in una cartella di pagamento, il giudice non deve procedere all'annullamento totale dell'atto. È invece tenuto a effettuare un annullamento parziale della cartella, riducendo la pretesa impositiva alla misura corretta. Questa decisione si fonda sulla natura del processo tributario come giudizio di merito e sul principio di economia processuale.
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Prescrizione crediti: 10 anni se il quantum è incerto
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione crediti per obbligazioni periodiche è decennale, e non quinquennale, quando il pagamento non è automatico ma richiede una verifica periodica delle condizioni e una successiva liquidazione per determinarne l'importo esatto (il 'quantum'). Il caso riguardava la richiesta di un sussidio integrativo da parte di una società di trasporti nei confronti di un Comune. Poiché l'erogazione del sussidio dipendeva dalla verifica mensile di un disavanzo tra costi e ricavi, la Corte ha ritenuto che non si trattasse di una semplice prestazione periodica, confermando la decisione della Corte d'Appello e respingendo il ricorso del Comune.
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Discriminazione per altezza: illegittimo il limite
La Corte di Cassazione ha confermato la natura di discriminazione indiretta di genere del requisito di altezza minima identico per uomini e donne in una procedura di selezione. Una candidata era stata esclusa da una società di trasporto ferroviario perché non raggiungeva l'altezza di 1,60 m. La Corte ha ritenuto il requisito non appropriato né funzionale alla mansione, confermando così il diritto della candidata al risarcimento del danno per perdita di chance, seppur ridotto rispetto alla richiesta iniziale.
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Compenso professionale: la discrezionalità del giudice
Un professionista ha impugnato in Cassazione la liquidazione del suo onorario, ritenuta troppo bassa dalla Corte d'Appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la scelta del giudice di applicare la tariffa minima per il compenso professionale costituisce una valutazione di merito, non sindacabile in sede di legittimità, se adeguatamente motivata dalla limitata attività svolta.
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Risarcimento medici specializzandi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4350/2023, ha rigettato il ricorso di un gruppo di medici che chiedevano un risarcimento maggiore per la mancata retribuzione durante la specializzazione prima del 1991. La Corte ha confermato la sua giurisprudenza costante, stabilendo che il corretto criterio per il risarcimento medici specializzandi è quello equitativo previsto dalla L. 370/99, e non l'importo superiore fissato dal D.Lgs. 257/91, a causa delle differenze normative ed economiche tra i periodi.
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