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Protezione Speciale

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47 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Motivazione apparente: annullata espulsione straniero
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto di espulsione a carico di un cittadino straniero a causa della motivazione apparente del provvedimento del Giudice di Pace. Quest'ultimo aveva omesso di valutare elementi cruciali come i legami familiari del ricorrente in Italia e, soprattutto, il successivo ottenimento della protezione speciale, concentrandosi solo su un aspetto secondario. La decisione sottolinea l'obbligo del giudice di esaminare tutti i fatti pertinenti per garantire una decisione giusta e comprensibile.
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Proroga trattenimento straniero: motivazione apparente
Un cittadino straniero, titolare di protezione speciale, ha impugnato la proroga del suo trattenimento in un centro per i rimpatri. La Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento a causa di una motivazione apparente e insufficiente da parte del Giudice di Pace, il quale non aveva considerato le specifiche difese sollevate riguardo al diritto alla protezione. La sentenza ribadisce che la proroga trattenimento straniero richiede una giustificazione concreta e non una mera formula di stile.
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Protezione speciale: inammissibile il ricorso tardivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro un decreto di espulsione. Nonostante si fosse recato in Questura per richiedere la protezione speciale sulla base di un nuovo contratto di lavoro, la sua situazione era già stata valutata di recente a seguito di un diniego definitivo di protezione internazionale. La Corte ha stabilito che la mera intenzione di presentare una nuova istanza non è sufficiente a bloccare l'espulsione.
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Protezione speciale: stop all’espulsione immediata
La Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento di allontanamento forzato nei confronti di un cittadino straniero, padre di una cittadina italiana e residente in Italia da oltre trent'anni. La decisione si fonda sul principio che la presentazione di una domanda di protezione speciale sospende l'efficacia del decreto di espulsione. Il giudice di pace, nel convalidare l'allontanamento, aveva erroneamente ignorato la pendenza di tale richiesta, omettendo di valutare i forti legami familiari e sociali dello straniero nel territorio nazionale.
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Protezione speciale: Cassazione annulla condanna
Un cittadino straniero, condannato per soggiorno irregolare, ha impugnato la sentenza. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna, stabilendo che il giudice di merito ha errato nel non considerare la documentazione relativa alla richiesta di protezione speciale e al successivo permesso di soggiorno ottenuto, anche se successivi alla data del reato contestato. La motivazione del giudice di pace è stata ritenuta carente.
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Espulsione e protezione speciale: la Cassazione rinvia
Un cittadino straniero ha impugnato un decreto di espulsione, lamentando che il giudice di merito non avesse considerato né il suo radicamento in Italia né la pendenza di una domanda di protezione speciale. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato la causa a nuovo ruolo, ritenendo che una delle questioni sollevate fosse già oggetto di valutazione in altri procedimenti pendenti, la cui decisione è fondamentale per garantire un'interpretazione uniforme della legge.
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Decreto di espulsione: nullo se il giudice ignora i motivi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31028/2025, ha annullato la convalida di un decreto di espulsione poiché il Giudice di Pace aveva omesso di pronunciarsi su specifici motivi di ricorso sollevati dal cittadino straniero, tra cui la violazione del diritto alla vita privata e familiare e la mancata valutazione dei rischi nel paese d'origine. La Corte ha chiarito che tale omissione costituisce un vizio procedurale che rende nulla la sentenza, accogliendo il secondo motivo di ricorso basato sull'omessa pronuncia.
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Protezione speciale: obbligo di fissare l’appuntamento
Un cittadino straniero, a seguito della revoca del suo permesso di soggiorno, ha richiesto alla Questura un appuntamento per presentare domanda di protezione speciale, senza però ricevere alcuna risposta. Il Tribunale, adito con ricorso d'urgenza, ha accolto la richiesta, ordinando all'amministrazione di fissare l'appuntamento. La decisione si fonda sul riconoscimento del diritto soggettivo del richiedente a formalizzare l'istanza e sul rischio di un grave pregiudizio derivante dallo stato di irregolarità.
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Protezione speciale: stop all’espulsione coattiva
La Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento di accompagnamento alla frontiera nei confronti di un cittadino straniero. La decisione si fonda sul principio che la pendenza di una domanda di protezione speciale conferisce al richiedente il diritto di soggiornare legalmente in Italia fino alla decisione finale. Il giudice della convalida aveva l'obbligo di verificare l'esistenza di tale domanda, che costituisce un ostacolo all'esecuzione dell'espulsione. Avendo omesso tale verifica, il suo provvedimento è stato cassato.
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Protezione speciale: i documenti nuovi in Cassazione
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di un cittadino straniero contro un decreto di espulsione. L'ordinanza sottolinea l'inammissibilità dei motivi di ricorso generici e dei documenti, come un nuovo contratto di lavoro, prodotti per la prima volta in Cassazione per ottenere la protezione speciale.
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Espulsione straniero: quando il ricorso è respinto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24105/2024, ha rigettato il ricorso contro un provvedimento di espulsione straniero. La Corte ha chiarito che una domanda di protezione speciale successiva al decreto non lo invalida, ma ne sospende solo l'esecuzione. Inoltre, ha ribadito che il solo certificato di matrimonio non basta a provare una vita familiare effettiva, necessaria per invocare la tutela contro l'espulsione. La decisione si fonda sull'assenza di prova della convivenza e sul mancato rispetto dei termini per la dichiarazione di presenza sul territorio nazionale.
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Protezione speciale: UNILAV basta per l’integrazione
Un cittadino del Ghana si è visto negare la protezione speciale perché il Tribunale riteneva insufficiente la prova della sua integrazione in Italia. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che le comunicazioni di assunzione (UNILAV), anche per lavori a termine, e un contratto di locazione sono prove sufficienti dello sforzo di integrazione, non potendo il giudice ignorarle o ritenerle irrilevanti solo per la mancanza di buste paga.
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Protezione speciale: Cassazione sulla pericolosità sociale
Un cittadino serbo di etnia rom si è visto negare la protezione speciale dal Tribunale a causa della sua presunta pericolosità sociale e della non credibilità del suo racconto. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che la valutazione sulla pericolosità non può essere un automatismo basato su vecchi precedenti penali, ma deve essere concreta e attuale. Inoltre, il giudice di merito ha errato nel non considerare la vulnerabilità del richiedente legata alla sua appartenenza etnica, un fattore decisivo per la protezione speciale. La causa è stata rinviata al Tribunale per un nuovo esame.
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Protezione speciale: no alla domanda diretta al Questore
Il Tribunale di Torino ha respinto il ricorso d'urgenza di un cittadino straniero che chiedeva di poter presentare domanda di protezione speciale direttamente al Questore. Secondo l'ordinanza, a seguito della riforma introdotta dalla Legge n. 50/2023, tale richiesta può essere avanzata unicamente all'interno del procedimento per il riconoscimento della protezione internazionale, escludendo la via diretta alla Questura. Il giudice ha ritenuto insussistente il 'fumus boni iuris', ovvero la parvenza di fondatezza del diritto vantato.
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Protezione speciale: annullata condanna per reingresso
La Corte di Cassazione ha annullato la condanna per reingresso illegale di un cittadino straniero che aveva ottenuto la protezione speciale prima che la sentenza diventasse definitiva. La Corte ha stabilito che il riconoscimento di tale status impedisce l'espulsione e, di conseguenza, rende il fatto non più punibile. I ricorsi degli altri coimputati, basati sulla presunta violazione del diritto di difesa, sono stati invece dichiarati inammissibili.
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Protezione speciale: legami familiari non bastano
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9604/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro il diniego del permesso di soggiorno per protezione speciale. La Corte ha stabilito che la mera presenza di un familiare in Italia non è sufficiente a dimostrare un'integrazione tale da giustificare la protezione, se mancano una reale consuetudine di vita e una progettualità comune. La decisione sottolinea l'importanza di una valutazione complessiva dell'effettivo radicamento sociale e familiare del richiedente.
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Protezione speciale per integrazione familiare
Un cittadino straniero si è visto negare la protezione speciale nonostante avesse avuto una figlia in Italia e avesse intrapreso un percorso di integrazione lavorativa e sociale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7167/2024, ha annullato la decisione del Tribunale, stabilendo che la valutazione per la protezione speciale non deve essere frammentaria ('atomistica'), ma deve considerare in modo complessivo tutti gli elementi di integrazione, in particolare i legami familiari, che hanno un rilievo autonomo e fondamentale. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Decreto di espulsione: sospeso se pende ricorso
La Corte di Cassazione ha stabilito che un decreto di espulsione deve essere sospeso se, successivamente alla sua emissione, il cittadino straniero presenta una domanda di protezione speciale. In questo caso, un cittadino straniero, residente in Italia da anni con la sua famiglia, aveva impugnato il proprio decreto di espulsione. Durante il giudizio, aveva richiesto la protezione speciale. La Suprema Corte ha cassato la decisione del Giudice di Pace che aveva ignorato tale richiesta, affermando che il giudice avrebbe dovuto dichiarare la sospensione dell'efficacia del decreto espulsivo in attesa della decisione definitiva sulla protezione.
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Protezione speciale: espulsione illegittima se negata
Un cittadino straniero, recatosi in Questura per presentare domanda di protezione speciale, è stato invece raggiunto da un decreto di espulsione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5885/2024, ha annullato la decisione del Giudice di Pace che aveva convalidato l'espulsione. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice non può limitarsi a un controllo formale del provvedimento, ma deve valutare nel merito se la Pubblica Amministrazione abbia illegittimamente impedito al richiedente di esercitare il suo diritto, rendendo così l'espulsione illegittima.
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Tratta di esseri umani: dovere di indagine del giudice
Una donna nigeriana si è vista negare la protezione internazionale, ma la Cassazione ha ribaltato la decisione. Il tribunale di merito aveva ignorato chiari indicatori di tratta di esseri umani, come il matrimonio forzato e un viaggio migratorio sospetto, solo perché la donna non ne aveva parlato esplicitamente. La Corte Suprema ha sottolineato che i giudici hanno il dovere di indagare attivamente quando emergono tali segnali, proteggendo così le vittime vulnerabili.
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