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Proroga Del 41-Bis

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27 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Proroga del 41-bis: l’errore sul nome non salva il boss
Il Detenuto ha impugnato il provvedimento che disponeva la proroga del 41-bis nei suoi confronti, lamentando un grave scambio di persona. Nel testo della decisione, infatti, compariva il nome di un altro soggetto a cui venivano attribuiti diversi reati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che si è trattato di un semplice errore materiale, già corretto dal Tribunale di Sorveglianza con un provvedimento successivo. Poiché il resto dell'atto descriveva accuratamente la persistente pericolosità sociale del Detenuto e i suoi legami con la criminalità organizzata, la decisione sulla proroga del 41-bis resta pienamente valida ed efficace.
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Proroga del 41-bis: il boss perde il ricorso in Cassazione
Il Tribunale di Sorveglianza ha confermato la proroga del 41-bis per due anni a carico di un detenuto, condannato per un grave omicidio e ritenuto esponente di vertice di una cosca mafiosa. Il detenuto ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l'insussistenza di legami attuali con la criminalità organizzata e contestando la motivazione dei giudici. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la proroga del 41-bis è legittima se permane il pericolo di collegamenti con l'esterno, valutato tramite il profilo criminale, l'operatività del clan e la condotta carceraria indisciplinata. Il mero decorso del tempo non cancella la pericolosità sociale. Di conseguenza, il detenuto perde il ricorso, resta sottoposto al regime speciale e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Proroga del 41-bis: niente lavoro ma vita di lusso per i parenti
Il Tribunale di Sorveglianza ha confermato la proroga del 41-bis per un detenuto affiliato a un clan mafioso, evidenziando la sua ascesa criminale e l'elevato tenore di vita della famiglia pur in assenza di redditi leciti. Il detenuto ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando l'assenza di prove attuali sui suoi collegamenti con la criminalità organizzata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che per la proroga del 41-bis non servono elementi nuovi, ma basta dimostrare che non sono sopravvenuti fatti capaci di indebolire la pericolosità originaria. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Proroga del 41-bis: la Cassazione nega la libertà di contatto
La Corte di Cassazione ha confermato la Proroga del 41-bis per un esponente di spicco della criminalità organizzata. Il Tribunale di Sorveglianza aveva respinto il reclamo del detenuto, evidenziando il rischio concreto di ripristino dei legami con il clan mafioso di appartenenza, ancora pienamente operativo sul territorio. La difesa ha contestato la mancanza di attualità del pericolo, ma la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che il controllo di cassazione è limitato alla violazione di legge e alla coerenza logica della motivazione. Nel caso specifico, i giudici di merito hanno fornito una motivazione solida e aggiornata, basata su recenti indagini e confische a carico del clan. Di conseguenza, il detenuto rimane sottoposto al regime speciale e deve pagare le spese processuali.
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Proroga del 41-bis: la buona condotta non cancella il passato
La Corte di Cassazione ha confermato il provvedimento di proroga del 41-bis nei confronti di un detenuto, ex esponente di spicco di un'associazione mafiosa condannato all'ergastolo. La difesa contestava la decisione evidenziando la buona condotta carceraria e alcune donazioni simboliche. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto legittima la proroga del 41-bis poiché l'organizzazione criminale di appartenenza è ancora attiva e il detenuto conserva una forte influenza carismatica. Inoltre, recenti infrazioni disciplinari in carcere smentiscono un reale percorso di ravvedimento. Di conseguenza, la Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la necessità del regime speciale per impedire collegamenti con l'esterno.
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Proroga del 41-bis: basta la probabilità dei contatti con il clan
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il provvedimento di proroga del 41-bis. Il ricorrente, ritenuto al vertice di un clan camorristico attivo in Irpinia, contestava la sussistenza di prove certe sui suoi attuali collegamenti con l'esterno. I giudici hanno chiarito che, per disporre la proroga del 41-bis, non occorre una certezza assoluta dei contatti con il clan, ma basta una ragionevole probabilità basata su elementi concreti. Nel caso specifico, l'elevato spessore criminale, la recente condanna per associazione mafiosa ed estorsione, il sequestro di corrispondenza con altri affiliati e la mancata dissociazione giustificano ampiamente il mantenimento del regime speciale. Il ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Proroga del 41-bis: i ritardi del giudice non liberano il boss
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso proposto da un detenuto contro il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza, confermando la proroga del 41-bis. Il ricorrente lamentava il mancato rispetto del termine di dieci giorni per la decisione sul reclamo e la carenza di motivazione sull'attualità del suo legame con l'associazione mafiosa. I giudici di legittimità hanno chiarito che il termine per decidere sul reclamo ha natura ordinatoria e la sua violazione non rende inefficace la misura. Inoltre, la proroga del regime speciale è legittima poiché si fonda su un'adeguata valutazione prognostica della persistente capacità del detenuto di mantenere contatti con il clan di appartenenza, desunta dal suo ruolo apicale e dal controllo della corrispondenza. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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