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Proroga 41-Bis

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80 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Proroga 41-bis: quando è legittima la conferma?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della proroga 41-bis per un detenuto di spicco di un'organizzazione criminale. La Corte ha ritenuto sufficiente la valutazione della persistente capacità di collegamento con il clan, basata sul suo ruolo, la biografia criminale e l'operatività del sodalizio, anche in assenza di nuove prove di contatti diretti.
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Proroga 41 bis: quando è legittima? Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della proroga 41 bis per un soggetto ritenuto ancora in posizione apicale all'interno di un'organizzazione criminale. La sentenza sottolinea che, ai fini della decisione, non è rilevante la buona condotta del detenuto, quanto la sua capacità potenziale di riprendere i contatti con l'associazione criminale. La Corte ha ritenuto irrilevanti i progressi trattamentali e le vicende familiari positive a fronte del persistente pericolo di collegamenti con l'esterno.
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Proroga 41 bis: quando è legittima? Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga del 41 bis, il regime di carcere duro. La Corte ha chiarito che l'estensione della misura è legittima se persiste la capacità del condannato di mantenere contatti con l'associazione criminale, anche in assenza di 'prove nuove' di comunicazioni recenti. La decisione si fonda sulla valutazione del ruolo apicale del soggetto, della perdurante operatività del clan e sull'assenza di elementi che dimostrino un'effettiva dissociazione.
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Proroga 41-bis: Cassazione annulla, serve prova attuale
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che confermava la proroga del regime 41-bis per un detenuto. La Corte ha stabilito che per giustificare tale misura restrittiva non è sufficiente la passata appartenenza a un'associazione criminale, ma è necessaria una valutazione concreta e attuale della capacità del soggetto di mantenere collegamenti con l'organizzazione, che nel caso di specie non era stata adeguatamente motivata dal Tribunale di Sorveglianza.
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Proroga 41-bis: la Cassazione annulla il provvedimento
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che confermava la proroga del 41-bis per un detenuto condannato all'ergastolo per reati di mafia. La decisione si fonda sulla motivazione apparente del provvedimento, che non ha adeguatamente dimostrato la persistente capacità del soggetto di mantenere contatti con l'associazione criminale. La Corte ha sottolineato la necessità di valutare elementi sopravvenuti, come i rapporti con un figlio divenuto collaboratore di giustizia e l'effettiva operatività del clan di riferimento, elementi trascurati dal giudice di merito. La sentenza ribadisce che la proroga del 41-bis deve basarsi su un pericolo attuale e concreto, non sulla sola gravità dei reati passati.
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Proroga 41-bis: quando è legittima? La Cassazione
Un detenuto ha impugnato la proroga del regime carcerario speciale, sostenendo la mancanza di una pericolosità attuale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che per la proroga 41-bis è sufficiente accertare la capacità potenziale di mantenere legami con l'organizzazione criminale, senza necessità di provare contatti recenti. La decisione si fonda sul ruolo apicale del soggetto, sull'operatività del clan e sul suo spessore criminale.
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Proroga 41-bis: quando è legittima la proroga?
Un detenuto, sottoposto al regime speciale di detenzione, ha impugnato la decisione di proroga 41-bis per altri due anni. La difesa sosteneva la mancanza di pericolosità attuale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che per la proroga 41-bis è sufficiente accertare la persistenza della capacità del detenuto di mantenere contatti con l'associazione criminale, e non la prova di contatti effettivi. La valutazione si basa su indici come il ruolo apicale ricoperto e l'operatività del clan.
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Proroga 41-bis: quando è legittima l’estensione?
Un detenuto, ritenuto figura di vertice di un'organizzazione criminale, ha impugnato la proroga del regime detentivo speciale 41-bis. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che per la proroga 41-bis non è necessaria la prova di nuovi contatti con l'esterno, ma è sufficiente accertare la persistente capacità del soggetto di mantenere legami con l'associazione. La decisione si è basata sulla continua operatività del clan, sul ruolo apicale del detenuto e sulla sua mancata dissociazione.
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Proroga 41-bis: quando è legittima l’estensione?
Un soggetto, ritenuto figura di spicco di un'organizzazione criminale, ha impugnato il provvedimento di estensione del regime detentivo speciale a suo carico. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione della persistente capacità del detenuto di mantenere contatti con l'associazione criminale, anche sulla base di comportamenti tenuti in passato durante la detenzione, costituisce un fondamento sufficiente per la proroga 41-bis.
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Proroga 41 bis: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga 41 bis. La Corte ha stabilito che la valutazione sulla persistente pericolosità sociale e sui legami con la criminalità organizzata, se motivata adeguatamente dal Tribunale di Sorveglianza, non può essere riesaminata nel merito in sede di legittimità.
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Proroga 41-bis: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro l'ordinanza che confermava la proroga del regime 41-bis. La Corte ha ritenuto che il Tribunale di Sorveglianza avesse correttamente valutato la persistente pericolosità del soggetto, basandosi sul suo ruolo di vertice nell'organizzazione criminale, sull'operatività attuale della stessa e su una recente condanna all'ergastolo, giudicando generiche le censure del ricorrente.
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Proroga 41-bis: quando è legittima la decisione?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga del regime detentivo speciale ex art. 41-bis. La Corte ha stabilito che la valutazione del Tribunale di Sorveglianza sulla persistente pericolosità sociale e sulla capacità del detenuto di mantenere legami con l'organizzazione criminale era adeguatamente motivata, basandosi su elementi come il suo ruolo di vertice, la mancata dissociazione e l'operatività del sodalizio. Il ricorso è stato respinto perché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità per questa materia, dove sono ammesse solo censure per violazione di legge.
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Proroga 41-bis: quando è legittima? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto in regime di ergastolo ostativo contro la proroga del 41-bis. La Corte ha stabilito che la decisione del Tribunale di Sorveglianza è legittima, poiché basata non su una presunzione di pericolosità, ma su una valutazione concreta e individualizzata di elementi specifici. Tra questi, il ruolo di vertice storicamente ricoperto, la perdurante operatività del clan di appartenenza e l'analisi della condotta carceraria, che non mostrava una reale dissociazione. La sentenza ribadisce che per la proroga del 41-bis è sufficiente accertare la persistente capacità di mantenere collegamenti, anche solo potenziale.
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Proroga 41-bis: quando i legami non si spezzano
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una detenuta contro la proroga del regime detentivo speciale 41-bis. La decisione si basa sulla ritenuta persistenza dei legami con l'associazione criminale di appartenenza e sull'attuale operatività del clan. La Corte ha chiarito che, per la proroga 41-bis, non è richiesta la certezza dei collegamenti, ma una loro ragionevole probabilità, e che il tempo trascorso in detenzione non è di per sé sufficiente a dimostrare la rottura di tali legami.
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Proroga 41 bis: la Cassazione sulla pericolosità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga del 41 bis. La Corte ha chiarito che per l'estensione del regime speciale non servono 'fatti nuovi', ma è sufficiente dimostrare la persistenza della capacità del condannato di mantenere contatti con l'organizzazione criminale. La valutazione del Tribunale di Sorveglianza, basata sul profilo criminale, sul ruolo di vertice e sull'operatività del clan, è stata ritenuta corretta e adeguatamente motivata.
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Proroga 41-bis: quando è legittima la decisione?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga del 41-bis. La Corte ha stabilito che la valutazione sulla dichiarata dissociazione dall'organizzazione criminale è una questione di fatto, non riesaminabile in sede di legittimità, e ha confermato la decisione basata sulla persistente pericolosità sociale del soggetto, data la sua posizione apicale e la capacità di mantenere legami con il sodalizio.
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Proroga 41-bis: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro l'ordinanza che confermava la proroga 41-bis. Il ricorso è stato ritenuto generico. La Corte ha ribadito che per l'estensione del regime speciale è sufficiente la probabilità di contatti con l'esterno, e la motivazione del giudice non deve necessariamente confutare ogni singolo argomento difensivo, purché la decisione sia fondata sulla caratura criminale del detenuto e sull'attuale operatività del clan.
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Proroga 41-bis: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga del regime detentivo speciale 41-bis. I giudici hanno stabilito che, ai fini della proroga, non è necessaria la prova certa di contatti con l'esterno, ma è sufficiente una valutazione di probabilità basata sulla persistente pericolosità sociale del soggetto e sull'operatività del clan di appartenenza. Il ricorso è stato giudicato generico e non idoneo a contestare la violazione di legge, unico motivo valido in sede di legittimità.
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Proroga 41-bis: ricorso inammissibile per genericità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga 41-bis. Il ricorso è stato giudicato generico e non autosufficiente, in quanto lamentava la mancata acquisizione di documenti sulla condotta carceraria senza specificarne la decisività e senza allegarli. Inoltre, la Corte ha rilevato un travisamento del fatto, poiché il giudice di merito aveva effettivamente considerato una relazione comportamentale, contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente. La sentenza ribadisce che per la proroga del regime speciale è fondamentale valutare la persistente capacità di mantenere collegamenti con l'associazione criminale.
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Proroga 41-bis: i criteri dopo l’assoluzione
La Cassazione annulla un'ordinanza di proroga 41-bis per un detenuto assolto dal reato associativo mafioso. La Corte ha ritenuto insufficiente la motivazione basata su altre condanne e sulla mera 'contiguità' al clan, sottolineando la necessità di una prova concreta della persistente capacità di collegamento con l'organizzazione criminale.
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