Una donna scopre una telecamera nascosta nel bagno della casa in affitto, riconducibile al proprietario. Durante le indagini per interferenze illecite e diffusione di video intimi, la polizia trova 80.000 euro in contanti nell'auto dell'indagato e li sequestra. Il Tribunale annulla il vincolo e ordina la restituzione della somma, non ravvisando alcun nesso tra il denaro e i reati ipotizzati. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del Pubblico Ministero, confermando che il sequestro probatorio di denaro richiede una specifica finalità investigativa legata alla materialità delle banconote (ad esempio se false o segnate). In assenza di tale nesso, il possesso della somma può essere semplicemente documentato dai verbali di polizia, rendendo illegittimo il trattenimento del denaro. Vince l'indagato, che ottiene la restituzione definitiva della somma.
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