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Progressione Trattamentale

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26 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Progressione trattamentale: no a misure alternative
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il diniego di misure alternative. La decisione si fonda sul principio della progressione trattamentale, secondo cui, anche in presenza di elementi positivi, è legittimo richiedere un ulteriore periodo di osservazione in carcere per valutare la reale attitudine del soggetto al reinserimento, specialmente se il percorso rieducativo è ancora in una fase iniziale.
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Misure alternative alla detenzione: la gradualità
Un detenuto ha richiesto l'affidamento in prova, ma il Tribunale di Sorveglianza ha concesso la semilibertà, ritenendo la sua revisione critica dei reati commessi ancora insufficiente. La Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del detenuto. La Corte ha sottolineato l'importanza del principio di gradualità nell'applicazione delle misure alternative alla detenzione, affermando che, nonostante i progressi, un percorso più graduale come la semilibertà era la scelta corretta per garantire una piena rieducazione, data la gravità dei reati e la formale ammissione di responsabilità.
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Affidamento in prova: percorso rieducativo incompleto
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego dell'affidamento in prova a un detenuto. La decisione si basa sulla valutazione di un percorso rieducativo ancora incompleto, nonostante una relazione positiva per una misura meno favorevole come la semilibertà. La Corte ha ribadito che per l'affidamento in prova è necessaria una revisione critica completa e la presenza di elementi positivi che prevengano la recidiva.
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Colloqui detenuti 41-bis: sì al diritto affettivo
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale di Sorveglianza che autorizzava un colloquio visivo tra un detenuto in regime 41-bis e la sua partner, con cui intrattiene una relazione sentimentale da anni. L'Amministrazione Penitenziaria aveva negato il permesso, adducendo motivi di sicurezza e l'ampia discrezionalità delle sue decisioni. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il diritto all'affettività è un diritto soggettivo del detenuto. Pertanto, la decisione di negare i colloqui detenuti 41-bis non è un atto puramente discrezionale, ma deve essere il risultato di un bilanciamento concreto tra il diritto del singolo e le reali esigenze di sicurezza, bilanciamento che spetta al giudice verificare. Nel caso di specie, le ragioni di sicurezza sono state ritenute infondate.
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Permesso premio: no al ritorno nella città di origine
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione che permetteva a un detenuto per reati di mafia di usufruire di un permesso premio nel suo luogo di provenienza. La Corte ha ritenuto che il Tribunale di Sorveglianza avesse sottovalutato il concreto rischio di riallacciare i contatti con l'ambiente criminale, omettendo la necessaria e approfondita valutazione individuale richiesta per detenuti di tale calibro.
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Detenzione domiciliare collaboratore: quando si nega
Un collaboratore di giustizia si è visto negare la detenzione domiciliare. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che, nonostante la collaborazione, il soggetto non aveva ancora dimostrato un'affidabilità sufficiente. La sentenza ribadisce l'importanza del principio di 'progressione trattamentale', secondo cui benefici come i permessi premio sono un passo necessario per testare il ravvedimento del condannato prima di concedere la detenzione domiciliare al collaboratore di giustizia, misura basata sulla fiducia.
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