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Profitto Ingiusto

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52 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Estorsione e intestazione fittizia: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato le condanne per estorsione e intestazione fittizia, stabilendo che la pretesa di profitti da un'attività commercialmente intestata a un prestanome, avanzata con minacce dal proprietario di fatto, integra il reato di estorsione. Il profitto è ritenuto 'ingiusto' proprio perché scaturisce da un accordo illecito finalizzato a eludere le misure di prevenzione patrimoniale. La Corte ha sottolineato che il ruolo di prestanome della vittima non esclude la sua posizione di persona offesa dal reato di estorsione.
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Ricorso in Cassazione: i limiti del giudizio di merito
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso avverso una condanna per tentata estorsione. Si ribadisce che il ricorso in Cassazione non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sui fatti, ma deve limitarsi a censure sulla legittimità della sentenza impugnata, come la mancanza o manifesta illogicità della motivazione.
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Estorsione con metodo mafioso: la Cassazione decide
Un professionista, agendo per conto di una società debitrice, orchestra una campagna di pressione utilizzando individui legati alla criminalità organizzata per costringere un creditore a un accordo transattivo ingiusto. La Corte di Cassazione conferma che tale condotta integra il reato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, e non un semplice esercizio arbitrario delle proprie ragioni, a causa della natura illecita della pretesa sottostante e dell'uso di "minacce silenti". L'appello dell'indagato contro la custodia cautelare in carcere viene dichiarato inammissibile.
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Estorsione contrattuale: quando un diritto è reato?
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di assoluzione per tentata estorsione, chiarendo il principio di estorsione contrattuale. La Corte ha stabilito che anche la minaccia di esercitare un diritto legittimo, come partecipare a un'asta, costituisce reato se utilizzata per ottenere un profitto ingiusto. Il caso è stato rinviato al giudice civile per la valutazione dei danni.
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Minaccia di un diritto: quando diventa estorsione
Una lavoratrice domestica è stata condannata per estorsione per aver preteso una somma non dovuta da un parente, minacciando di denunciare il loro rapporto di lavoro irregolare. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, chiarendo che la minaccia di un diritto diventa reato quando è finalizzata a ottenere un profitto ingiusto. La pretesa economica è stata giudicata pretestuosa, trasformando l'esercizio di un presunto diritto in un'intimidazione illegittima.
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Truffa online: responsabilità per uso della carta
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di truffa online, stabilendo la responsabilità penale del titolare di una carta prepagata sulla quale era confluito il profitto del reato. Secondo la Corte, l'incameramento del denaro su una carta personale, i cui estremi sono stati forniti all'acquirente, costituisce un elemento di decisiva rilevanza per affermare un ruolo essenziale nella consumazione del reato. L'appello, che contestava anche l'entità della pena, è stato dichiarato inammissibile in quanto le valutazioni sul trattamento sanzionatorio rientrano nel potere discrezionale del giudice di merito.
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Truffa online: responsabilità del titolare della carta
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un individuo condannato per truffa online. L'imputato, dopo aver messo in vendita un bene su internet e aver ricevuto il pagamento su una carta prepagata a lui intestata, non ha mai consegnato l'oggetto all'acquirente. La Corte ha stabilito che l'incameramento del profitto su una carta i cui dati sono stati forniti dall'imputato stesso costituisce un elemento decisivo per affermarne la responsabilità nel reato di truffa online, a meno che non venga fornita una prova alternativa plausibile.
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Metodo mafioso: minacce per un contratto è estorsione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, confermando l'accusa di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Un soggetto aveva minacciato i manager di una società di logistica per impedire la revoca di un contratto di facchinaggio. Secondo la Corte, le minacce, effettuate evocando legami con la criminalità organizzata, non miravano a tutelare un diritto, ma a ottenere un profitto ingiusto, integrando così pienamente il reato contestato.
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Truffa online: la negligenza della vittima non scusa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per concorso in truffa online. L'imputato aveva fornito il proprio conto corrente per ricevere il pagamento di un bene mai consegnato. La Corte ha ribadito due principi chiave: la messa in vendita di un bene online senza intenzione di consegnarlo integra il reato di truffa online, e l'eventuale negligenza della vittima non diminuisce la responsabilità penale del truffatore.
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Esercizio arbitrario delle proprie ragioni vs Rapina
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, confermando la condanna per tentata rapina. Il provvedimento chiarisce che l'elemento distintivo rispetto al reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni risiede nell'intento dell'agente: nella rapina, l'autore è consapevole di perseguire un profitto ingiusto e non tutelabile legalmente.
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Profitto ingiusto: estorsione anche senza danno?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una condanna per estorsione, chiarendo che il concetto di profitto ingiusto sussiste anche se la pretesa ha ad oggetto proventi da un'attività illecita della vittima. Il reato si considera consumato quando viene limitata la libertà di autodeterminazione della parte offesa, non essendo necessario un danno patrimoniale diretto.
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Favoreggiamento immigrazione: finta assunzione è reato
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12748/2019, ha confermato la condanna per il reato di favoreggiamento immigrazione nei confronti di due soggetti che creavano finti rapporti di lavoro per consentire a cittadini extracomunitari di ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno. La Corte ha stabilito che il compenso ricevuto per tale attività illecita costituisce sempre 'profitto ingiusto', in quanto la prestazione è illegale e sfrutta la condizione di irregolarità dello straniero, rendendo irrilevante la congruità della somma pagata.
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