Una lavoratrice, ufficiale di riscossione, viene licenziata per giusta causa nel 2017 per fatti commessi nel 2007, consistenti nella soppressione di un verbale di pignoramento. La lavoratrice ha contestato il licenziamento per mancanza di tempestività. L'azienda aveva però comunicato il rinvio della valutazione disciplinare all'esito del procedimento penale, come previsto dal CCNL. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento per giusta causa. Ha stabilito che il rinvio della contestazione, se previsto dal contratto collettivo e comunicato al dipendente, non viola il principio di tempestività. Questo garantisce il diritto di difesa del lavoratore e non crea un falso affidamento sull'inerzia del datore di lavoro.
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