LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Procedibile D'Ufficio

65 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

In diritto penale la procedibilità d'ufficio è la qualità di alcuni reati a seguito della perpetrazione dei quali l'azione penale deve essere avviata al mero ricevimento della notitia criminis. A differenza di quanto accade per i reati perseguibili a querela della persona offesa, o altri casi in cui è necessaria un'altra condizione di procedibilità dell'azione penale, perciò, non si richiede che taluno che ne abbia legittimazione debba sollecitare l'avvio dell'azione penale, ma l'autorità giudiziaria deve immediatamente perseguire il colpevole non appena acquisisca la relativa denuncia, indipendentemente dalla eventuale lesione di diritti di terzi e dalla loro eventuale facoltà di rivalsa. Inoltre, l'azione avviata d'ufficio è irretrattabile, non è dunque possibile interromperla come avviene nel caso di remissione della querela. La scelta di stabilire la procedibilità d'ufficio relativamente alla persecuzione di un certo tipo reato dipende di fatto dalla decisione del legislatore, il quale per la procedibilità d'ufficio valuta la gravità del nocumento arrecato all'ordinamento con la commissione dell'illecito e la riscontra tale da richiedere comunque l'intervento della magistratura. (Tale valutazione viene a volte criticata, ad esempio per quanto riguarda le scelte in tal senso nella Repubblica italiana è stata più volte criticata la procedibilità d'ufficio nei confronti di chi copia o condivide illegalmente software, musica o film, quando reati ben più pericolosi e ben più d'allarme sociale sono perseguibili solo a querela di parte, come la truffa). Alcuni reati sono perseguibili ordinariamente a querela della persona offesa salvo ricorrano alcune circostanze aggravanti che li rendono perseguibili d'ufficio.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Omissione di Soccorso Stradale: L’Errore del Difensore non Scusa la Fuga
Un conducente ha causato un incidente stradale, investendo un veicolo in sosta e ferendo due persone. Nonostante le vittime gli avessero chiesto di fermarsi, il conducente si è allontanato. È stato condannato per mancato arresto e omissione di soccorso stradale. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del conducente. La Corte ha confermato che l'errore del difensore nel non informare il cliente sulla procedibilità d'ufficio del reato e sulla possibilità di riti speciali non costituisce caso fortuito o forza maggiore per la rimessione nel termine. Ha ribadito la piena consapevolezza del conducente sul sinistro, configurando l'omissione di soccorso stradale.
Continua »
Tentato Furto Aggravato: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una Lavoratrice, confermando la sua condanna per tentato furto aggravato. La Lavoratrice aveva tentato di rubare merce per oltre cento euro utilizzando una borsa schermata. Il ricorso contestava la valutazione delle prove e l'omessa applicazione dell'attenuante del danno irrisorio, oltre alla mancanza di querela. La Cassazione ha ritenuto il ricorso inammissibile perché mirava a una nuova valutazione dei fatti e ha confermato che il tentato furto aggravato con mezzo fraudolento è procedibile d'ufficio, escludendo l'attenuante per il valore della merce.
Continua »
Furto Aggravato: Quando la Pubblica Fede non Basta per l’Accusa
Due persone sono state accusate di furto. Il Tribunale ha dichiarato il reato estinto per condotte riparatorie. Il Procuratore ha impugnato, sostenendo che si trattava di furto aggravato (perché i beni erano esposti alla pubblica fede in un supermercato) e quindi non estinguibile con condotte riparatorie, dato che il reato sarebbe procedibile d'ufficio. La Cassazione ha respinto il ricorso. Ha stabilito che l'aggravante del furto aggravato non era stata contestata in modo esplicito nell'accusa. La semplice indicazione di un "punto vendita" non basta a provare che i beni fossero esposti alla pubblica fede.
Continua »
Furto aggravato: la videosorveglianza passiva non esclude il reato
Un Lavoratore ha rubato uno stendibiancheria esposto su un marciapiede davanti a un negozio. L'Azienda aveva un sistema di videosorveglianza. Il Lavoratore ha contestato il furto aggravato, sostenendo che la videosorveglianza escludesse l'esposizione alla pubblica fede e che la remissione della querela dovesse essere considerata. La Corte ha stabilito che la videosorveglianza passiva non esclude il furto aggravato per esposizione alla pubblica fede, poiché non garantisce un intervento immediato. Inoltre, la remissione della querela è irrilevante per i reati procedibili d'ufficio. Il ricorso del Lavoratore è stato dichiarato inammissibile.
Continua »
Vende la Vespa del nonno: condannato per ricettazione, non furto
Un nipote viene condannato per ricettazione per aver venduto un vecchio ciclomotore del nonno defunto. La difesa sosteneva che il bene fosse stato ereditato o che, al massimo, si trattasse di furto o appropriazione indebita. La Corte di Cassazione conferma la condanna per ricettazione, stabilendo un principio chiaro: il possesso ingiustificato di un bene di provenienza illecita è sufficiente per configurare il reato. L'imputato non è riuscito a fornire una prova credibile del suo diritto a disporre del veicolo, che apparteneva all'eredità e quindi anche agli altri eredi. La sua spiegazione non è stata ritenuta plausibile, rendendo la condanna definitiva.
Continua »
Minaccia a pubblico ufficiale: quando scatta il reato
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 43262/2023, chiarisce i confini del reato di minaccia a pubblico ufficiale. Il caso riguarda un uomo condannato per aver minacciato il sindaco di un comune al fine di indurlo a non procedere al recupero di somme dovute da una società. La Corte ha stabilito che per configurare il reato è sufficiente che l'atto richiesto rientri nella sfera di influenza del pubblico ufficiale, anche se non di sua esclusiva competenza. Viene inoltre confermato che la remissione di querela per reati connessi non estingue la costituzione di parte civile per il reato principale, se procedibile d'ufficio.
Continua »
Minorata difesa: truffa a un anziano è aggravata?
La Corte di Cassazione conferma la condanna per truffa aggravata ai danni di un anziano, perpetrata con la tecnica dello 'specchietto'. Il ricorso, basato sulla presunta errata applicazione dell'aggravante della minorata difesa, è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ribadito che, sebbene l'età avanzata non costituisca di per sé una presunzione di vulnerabilità, nel caso specifico l'interazione tra l'imputato e la vittima ultraottantenne ha dimostrato un concreto approfittamento della sua ridotta capacità di reazione, giustificando pienamente l'aggravante e rendendo il reato procedibile d'ufficio.
Continua »
Minaccia aggravata: ricorso inammissibile e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per minaccia aggravata dall'uso di un'arma. La Corte ha stabilito che tale reato è procedibile d'ufficio, rendendo irrilevante la remissione di querela. È stata inoltre respinta la tesi difensiva che mirava a riqualificare il fatto come esercizio arbitrario delle proprie ragioni, poiché minacciare qualcuno per far ritirare una querela non costituisce l'esercizio di un diritto tutelato. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Remissione di querela e rideterminazione della pena
Un imputato, condannato per truffa e falso, ha ottenuto l'annullamento parziale della sentenza in Cassazione. A seguito della remissione di querela per il reato di truffa, la Corte ha dichiarato estinto tale reato, annullando la relativa condanna e disponendo un nuovo giudizio d'appello per la sola rideterminazione della pena relativa al residuo reato di falso.
Continua »
Furto aggravato in immobile pubblico: la Cassazione
Un soggetto viene condannato per furto aggravato per essersi introdotto in un immobile comunale in disuso, danneggiando la porta e sottraendo energia elettrica. La difesa ricorre in Cassazione sostenendo la necessità della querela dopo la Riforma Cartabia. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che il furto aggravato commesso su beni esistenti in stabilimenti pubblici rimane procedibile d'ufficio, indipendentemente dalla presentazione di una querela.
Continua »
Inammissibilità ricorso Cassazione: motivi generici
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità di un ricorso in materia di ricettazione. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi, che non si confrontavano con la sentenza d'appello, e ribadisce l'irrilevanza della procedibilità del reato presupposto. Viene inoltre respinta la richiesta di liquidazione spese della parte civile per tardivo deposito della memoria, evidenziando la rigorosa applicazione dei termini processuali nel giudizio di legittimità.
Continua »
Ricorso inammissibile: quando non si può riaprire il caso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati condannati per rapina e lesioni. La decisione si fonda sull'impossibilità, per la Suprema Corte, di riesaminare i fatti del processo. È stato inoltre confermato che, in presenza di un nesso teleologico tra rapina e lesioni, quest'ultimo reato è procedibile d'ufficio. Il ricorso inammissibile ha comportato la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di un'ammenda.
Continua »
Ricorso inammissibile: i limiti del riesame in Cassazione
La Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per furto aggravato e altri reati. I motivi, tra cui la violazione del ne bis in idem e l'eccessività della pena, sono stati ritenuti infondati o non consentiti in sede di legittimità, confermando la decisione della Corte d'Appello.
Continua »
Ricorso inammissibile: analisi di un caso di lesioni
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per aggressione ai danni di un familiare e di un agente di polizia. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano una mera riproposizione di censure già esaminate e un tentativo inammissibile di rivalutare i fatti. Di conseguenza, ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una multa.
Continua »
False generalità: quando è reato anche senza avvisi?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per aver fornito false generalità alla Polizia Municipale. La Corte ha stabilito che l'obbligo di dichiarare le proprie vere generalità a un pubblico ufficiale non è subordinato ai preventivi avvisi previsti per l'interrogatorio, poiché le generalità non rientrano nelle informazioni investigative tutelate dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 111/2023. Di conseguenza, mentire sulla propria identità costituisce reato ai sensi dell'art. 495 c.p., indipendentemente da tali avvertimenti.
Continua »
Furto di energia elettrica: quando scatta l’aggravante
Un individuo condannato per furto di energia elettrica ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che l'aggravante del bene destinato a pubblico servizio non fosse stata formalmente contestata. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la descrizione dei fatti, come un allaccio abusivo alla rete nazionale, è sufficiente a ritenere l'aggravante contestata, rendendo il reato procedibile d'ufficio.
Continua »
Furto di energia elettrica: quando è procedibile?
Un soggetto, condannato per furto di energia elettrica, ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo l'improcedibilità dell'azione penale per mancanza di querela, alla luce della recente riforma. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il furto di energia elettrica è sempre procedibile d'ufficio. L'energia, infatti, è considerata un bene destinato a un pubblico servizio, circostanza che costituisce un'aggravante specifica che esclude la necessità della querela.
Continua »
Furto aggravato in ospedale: quando è procedibile?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 38349/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto in un ospedale. Il ricorrente sosteneva la necessità della querela, ma la Corte ha ribadito che il furto aggravato commesso in luoghi come ospedali, considerati stabilimenti pubblici, è procedibile d'ufficio. La decisione chiarisce che l'aggravante sussiste per la natura pubblica del luogo, a prescindere dalla proprietà del bene sottratto.
Continua »
Furto in abitazione: quando è procedibile d’ufficio
Un individuo, condannato per tentato furto in abitazione, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo, tra le altre cose, l'improcedibilità del reato per mancanza di querela dopo la Riforma Cartabia. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che il delitto di furto in abitazione non è stato modificato dalla riforma e rimane quindi procedibile d'ufficio, senza necessità di querela da parte della vittima.
Continua »
Integrazione probatoria: quando il giudice può agire?
Un individuo, condannato per tentato furto e detenzione di stupefacenti, ha impugnato la sentenza lamentando un'errata integrazione probatoria da parte del giudice. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo i vasti poteri del giudice nel rito abbreviato, specialmente in presenza del consenso delle parti all'acquisizione differita della prova.
Continua »