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Principio Di Proporzionalità — Anno 2024

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71 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Principio Di Proporzionalità

Provvedimenti

Esigenze cautelari: la condanna rafforza la misura
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere per un imputato di estorsione. La Corte ha ritenuto che le esigenze cautelari, in particolare il pericolo di recidiva, fossero state correttamente valutate, soprattutto perché i reati erano stati commessi mentre l'imputato era già agli arresti domiciliari. La successiva condanna in primo grado ha ulteriormente rafforzato la necessità della misura.
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Mandato di Arresto Europeo: limiti e proporzionalità
Una cittadina croata, arrestata in Italia, ha contestato la sua consegna alla Germania in base a un mandato di arresto europeo per furto aggravato, sostenendo una violazione del principio di proporzionalità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che l'autorità italiana non può riesaminare le prove di colpevolezza. La Corte ha inoltre stabilito che un mandato basato su un provvedimento coercitivo per esigenze processuali è legittimo e proporzionato, a differenza di un mandato utilizzato per scopi puramente investigativi.
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Dichiarazione di intento falsa: doveri del cedente
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di vendita auto, confermando la sua corresponsabilità in una frode IVA. La sentenza stabilisce che, in presenza di una dichiarazione di intento falsa da parte dell'acquirente, il venditore non può limitarsi a controlli formali come la verifica VIES. Deve adottare una diligenza sostanziale per accertare la reale affidabilità del cliente. In caso contrario, se gli indizi di frode erano conoscibili, il cedente risponde dell'imposta evasa e delle relative sanzioni, in quanto la sua negligenza lo rende partecipe all'illecito.
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Valore in dogana: commissioni, royalties e sanzioni
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33021/2024, ha stabilito importanti principi sul calcolo del valore in dogana. Ha accolto il ricorso di un'azienda riguardo l'esclusione delle commissioni d'acquisto, rinviando alla corte di merito per una nuova valutazione. Ha inoltre affermato la necessità di applicare il principio di proporzionalità per le sanzioni, anche disapplicando la norma nazionale se in contrasto con il diritto UE. I motivi relativi a costi di assistenza tecnica e royalties sono stati invece rigettati.
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Valore in dogana: la Cassazione su royalties e sanzioni
Una società internazionale del settore moda ha impugnato un avviso di accertamento che aumentava il valore in dogana dei beni importati, includendovi commissioni d'acquisto, costi di assistenza tecnica e royalties. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso. Ha stabilito che le commissioni d'acquisto possono essere escluse dal valore in dogana se derivano da un autentico mandato di rappresentanza, demandando al giudice di merito la verifica. Ha inoltre giudicato sproporzionata la sanzione di 20.000 euro per un'imposta evasa di 3.586 euro, imponendone la rideterminazione in base al diritto europeo. È stata invece confermata l'inclusione delle royalties nel calcolo.
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Valore doganale: commissioni, royalties e sanzioni
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33017/2024, ha chiarito aspetti cruciali sul calcolo del valore doganale delle merci importate. La Corte ha accolto il ricorso di un'azienda riguardo l'inclusione delle commissioni d'acquisto, rinviando al giudice di merito per una nuova valutazione. Ha invece respinto le doglianze su costi di assistenza tecnica e royalties, confermando che queste ultime sono incluse se il loro pagamento è una condizione di vendita, anche di fatto. Di fondamentale importanza, la Corte ha accolto il motivo sulla sproporzione delle sanzioni, stabilendo che il giudice deve disapplicare la norma nazionale se contrasta con il principio di proporzionalità UE, anche in assenza di una specifica norma comunitaria.
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Valore doganale: royalties e sanzioni sproporzionate
La Corte di Cassazione interviene sulla determinazione del valore doganale delle merci importate, chiarendo i criteri per l'inclusione di royalties e commissioni. La sentenza stabilisce che le commissioni d'acquisto sono escluse solo se l'agente rappresenta l'importatore, richiedendo una verifica fattuale. Conferma l'inclusione delle royalties quando vi è un controllo del licenziante sul produttore. Soprattutto, accoglie il ricorso sulla sproporzionalità della sanzione, quasi tripla rispetto al tributo, e rinvia al giudice di merito per una nuova valutazione alla luce del principio di proporzionalità del diritto unionale.
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Valore in dogana: la Cassazione su royalties e sanzioni
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32989/2024, interviene sulla determinazione del valore in dogana delle merci importate. Il caso riguarda una multinazionale del settore abbigliamento sportivo a cui l'Agenzia delle Dogane aveva contestato l'omessa inclusione di costi per commissioni, assistenza tecnica e royalties. La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso, cassando la sentenza precedente con rinvio. Ha stabilito che il giudice di merito dovrà verificare se le commissioni corrisposte a una società del gruppo fossero vere 'commissioni d'acquisto' (escluse dal valore in dogana) o di intermediazione. Ha invece confermato l'inclusione delle royalties, ritenendo sufficiente un potere di controllo di fatto del licenziante sul produttore. Fondamentale, infine, l'accoglimento del motivo sulla sanzione, giudicata sproporzionata: i giudici dovranno applicare il principio di proporzionalità di matrice europea, disapplicando la norma interna se necessario.
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Fermo Amministrativo: la notifica con fotocopia è valida
Un contribuente impugna un fermo amministrativo sul proprio veicolo, contestando la validità della notifica delle cartelle esattoriali, provata dall'Agente della Riscossione tramite semplici fotocopie, e la sproporzione della misura. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, ritenendo le fotocopie valide come prova in assenza di una contestazione specifica e dettagliata da parte del contribuente. Inoltre, ha stabilito che la misura non era evidentemente sproporzionata rispetto al debito.
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Controlli investigativi: licenziamento legittimo
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento per giusta causa di un dipendente che aveva abbandonato il posto di lavoro. La condotta è stata accertata tramite controlli investigativi del datore di lavoro, ritenuti leciti in quanto finalizzati a tutelare il patrimonio aziendale da comportamenti fraudolenti e non a vigilare sulla prestazione lavorativa. La Corte ha stabilito che tali controlli difensivi sono ammissibili e che la mancata affissione del codice disciplinare è irrilevante di fronte a violazioni di doveri fondamentali del lavoratore.
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Incidente di esecuzione: inammissibile il ricorso vago
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro un'ordinanza di demolizione. Il motivo è che la violazione del principio di proporzionalità, legata alle condizioni di salute, non era stata adeguatamente sollevata e provata durante l'incidente di esecuzione di primo grado. La Corte ha ribadito che nel giudizio di legittimità non si possono introdurre nuove questioni di fatto.
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