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Presunzioni Tributarie

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27 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Presunzioni Tributarie: Valide nel Processo Penale?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 38739/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per omessa dichiarazione fiscale. La Corte ha stabilito che gli accertamenti fiscali basati su dati reali (fatture, 'spesometro') sono pienamente utilizzabili nel processo penale e non costituiscono semplici presunzioni tributarie. È stato inoltre confermato che il dolo specifico di evasione può essere desunto dall'entità dell'imposta evasa e da altri elementi fattuali, come un comportamento non trasparente.
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Costi deducibili: la Cassazione e la prova nel reato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per reati fiscali. I giudici sottolineano che le censure sulla valutazione delle prove, come l'accertamento basato su documenti fiscali e non su mere presunzioni tributarie, non sono ammissibili in sede di legittimità. Inoltre, la richiesta di considerare i costi deducibili è stata respinta per genericità, poiché non supportata da allegazioni fattuali specifiche.
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Presunzioni tributarie: la Cassazione decide sui conti
Un contribuente contesta un accertamento fiscale basato su indagini bancarie, invocando l'illegittimità delle autorizzazioni e l'uso di doppie presunzioni tributarie. La Cassazione rigetta il ricorso, confermando che i movimenti bancari creano una presunzione legale di reddito e che il divieto di 'doppia presunzione' non è assoluto nel nostro ordinamento.
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Dolo specifico evasione: come si prova l’intento?
Un imprenditore, condannato per omessa dichiarazione IVA, ha visto la sua sentenza annullata dalla Corte di Cassazione. Il caso, giunto per la seconda volta in Cassazione, si è concluso con l'estinzione del reato per prescrizione. La sentenza ribadisce tuttavia un principio fondamentale: nel processo penale, il dolo specifico evasione e l'ammontare dell'imposta evasa non possono essere provati tramite mere presunzioni tributarie, ma richiedono un accertamento autonomo e rigoroso basato sulle prove processuali.
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Omessa dichiarazione: prova e presunzioni bancarie
La Corte di Cassazione conferma la condanna per omessa dichiarazione a carico di un'amministratrice di società. La sentenza chiarisce che i bonifici e prelievi ingiustificati dai conti societari a quelli personali non costituiscono mere presunzioni tributarie, ma prove dirette della disponibilità di redditi non dichiarati. La Corte ha ritenuto che, a fronte di tali elementi documentali, la difesa non avesse fornito giustificazioni credibili, confermando così la colpevolezza per il reato di omessa dichiarazione.
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Presunzioni tributarie: la Cassazione fa chiarezza
Una società del settore metallurgico si vede recapitare un avviso di accertamento basato su presunzioni tributarie: versamenti soci considerati ricavi e acquisti di rottami non contabilizzati ai fini IVA. Dopo due sentenze favorevoli al contribuente, la Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Agenzia delle Entrate. La Corte stabilisce che i giudici di merito devono valutare tutti gli indizi nel loro insieme e non singolarmente. Inoltre, non possono ignorare le normative specifiche, come il reverse charge per l'IVA sui rottami.
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Presunzioni tributarie: no a fatti futuri per il Fisco
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20740/2025, ha stabilito che la sottoposizione di una società ad amministrazione giudiziaria in un anno successivo non può essere usata come prova presuntiva per giustificare una redditività inferiore in un anno d'imposta precedente. Le presunzioni tributarie devono basarsi su fatti noti, gravi, precisi e concordanti, collegati logicamente al fatto da provare, e non su eventi futuri e slegati dal periodo in accertamento.
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