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Presunzioni Semplici — Anno 2025

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113 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Presunzioni Semplici

Provvedimenti

Azione revocatoria: la prova per presunzioni
La Corte di Cassazione conferma la revoca di un atto di disposizione immobiliare, chiarendo i criteri per la prova dell'azione revocatoria. La consapevolezza del terzo acquirente (scientia damni) può essere provata tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, come la natura atipica dell'accordo e la sua prossimità temporale a una sentenza di condanna del debitore. Inoltre, spetta al debitore, e non al creditore, dimostrare che il suo patrimonio residuo è sufficiente a garantire il credito.
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Operazioni inesistenti: onere della prova e IVA
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della curatela fallimentare di una società vinicola, confermando la legittimità di un avviso di accertamento per IVA indebitamente detratta. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato operazioni per oltre 760.000 euro, ritenendole oggettivamente inesistenti e provenienti da società "cartiere". La Corte ha ribadito che spetta all'Amministrazione provare, anche tramite presunzioni, l'inesistenza delle operazioni. Una volta fornita tale prova, l'onere si sposta sul contribuente, che non può limitarsi a esibire le fatture o la contabilità formale, ma deve dimostrare l'effettività delle transazioni. La Corte ha ritenuto sufficienti gli indizi forniti dall'Agenzia e ha respinto le eccezioni procedurali del ricorrente.
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Operazioni inesistenti: onere della prova e IVA
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21498/2025, ha rigettato il ricorso della curatela fallimentare di una società vinicola contro un avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate. L'accertamento contestava la detrazione IVA per operazioni inesistenti, ovvero acquisti da presunte società "cartiere". La Corte ha ribadito che, una volta che l'amministrazione finanziaria fornisce elementi presuntivi gravi, precisi e concordanti sulla fittizietà delle operazioni (come la mancanza di struttura operativa dei fornitori), l'onere della prova si sposta sul contribuente. Quest'ultimo deve dimostrare l'effettiva esistenza delle transazioni, non essendo sufficienti le sole fatture e la regolarità formale dei pagamenti, in quanto spesso parte integrante dello schema fraudolento.
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Accertamento per relationem: i limiti dell’obbligo
Una società di costruzioni ha impugnato un avviso di accertamento per maggiori imposte dirette e IVA relative all'anno 2006. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'accertamento, chiarendo che in un accertamento per relationem non è necessario allegare atti già noti al contribuente, come un verbale di constatazione da lui firmato. La Corte ha inoltre validato l'uso di presunzioni gravi, precise e concordanti, come i valori OMI e i mutui di importo superiore al prezzo dichiarato, per ricostruire i ricavi non dichiarati. La sentenza è stata cassata con rinvio solo per la parte relativa alle sanzioni, in quanto il giudice di secondo grado aveva omesso di pronunciarsi su quel specifico motivo.
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Azione Revocatoria: trasferimento tra coniugi inefficace
La Corte di Cassazione conferma l'inefficacia di un trasferimento immobiliare tra coniugi, avvenuto il giorno dopo la notifica di un pignoramento. L'azione revocatoria del creditore ha successo perché la consapevolezza del danno (scientia damni) da parte della moglie è stata provata tramite presunzioni, come il rapporto coniugale e la sospetta tempistica dell'atto, rendendo l'operazione pregiudizievole per le ragioni creditorie.
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Presunzioni semplici: un solo indizio basta?
Un cittadino si oppone a un pignoramento basando la sua difesa su un unico indizio. La Cassazione rigetta il ricorso, chiarendo che le presunzioni semplici richiedono prove gravi e precise. La Corte conferma che, sebbene un solo elemento possa bastare, deve possedere una forza probatoria tale da fondare il convincimento del giudice, altrimenti la pretesa è infondata e giustifica la revoca del gratuito patrocinio.
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Fatture inesistenti: l’IVA è sempre dovuta
La Corte di Cassazione chiarisce che per le fatture inesistenti l'IVA è sempre dovuta, basandosi sul principio della natura documentale del tributo. L'Amministrazione Finanziaria può dimostrare la fittizietà dell'operazione tramite presunzioni, invertendo l'onere della prova sul contribuente, che non può limitarsi a presentare la fattura formalmente corretta. La sentenza di secondo grado, che aveva erroneamente addossato tutta la prova al Fisco, è stata annullata con rinvio.
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Onere della prova operazioni inesistenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20744/2025, si è pronunciata sull'onere della prova operazioni inesistenti. L'Amministrazione Finanziaria aveva emesso un avviso di accertamento per IRPEF, IRAP e IVA relative all'anno 2011, contestando la deducibilità di costi derivanti da fatture ritenute fittizie. Le corti di merito avevano dato ragione al contribuente. La Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando che spetta all'Ufficio fornire la prova dell'inesistenza delle operazioni, anche tramite presunzioni gravi, precise e concordanti. Una volta fornita tale prova, l'onere si sposta sul contribuente, che deve dimostrare l'effettività delle prestazioni, non essendo sufficiente la sola regolarità formale dei documenti contabili.
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Accertamento induttivo: prova e fatture inesistenti
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un accertamento induttivo a carico di un contribuente che aveva utilizzato fatture per operazioni inesistenti emesse da una società cartiera. La Corte ribadisce che, in caso di contabilità inattendibile, l'onere della prova si inverte: spetta al contribuente dimostrare la realtà delle operazioni, una volta che l'Amministrazione Finanziaria ha fornito elementi presuntivi sulla natura fittizia delle stesse.
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Retribuzione convenzionale: prova e oneri del datore
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda, confermando la decisione di merito che riconosceva il diritto di alcuni lavoratori a differenze retributive. Il caso verteva sulla prassi di corrispondere una retribuzione convenzionale superiore a quella risultante in busta paga, con pagamenti parzialmente in nero. La Corte ha stabilito che la prova di tale accordo può basarsi su presunzioni e testimonianze, anche di altri lavoratori coinvolti in cause connesse. In assenza di un provato patto di conglobamento, la maggiore retribuzione si intende dovuta per la sola prestazione ordinaria, gravando sul datore di lavoro l'onere di dimostrare il contrario.
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Fatture inesistenti: onere della prova per l’Agenzia
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22300/2025, ha annullato una decisione di merito che aveva dato ragione a un'azienda accusata di utilizzare fatture inesistenti. La Corte ha chiarito che spetta all'Amministrazione Finanziaria fornire elementi presuntivi gravi, precisi e concordanti per dimostrare la fittizietà delle operazioni, come l'assenza di una struttura operativa del fornitore. Una volta fornita tale prova, l'onere di dimostrare l'effettività della transazione passa al contribuente, senza che l'Amministrazione debba provare anche la sua malafede. La sentenza di merito è stata cassata per non aver correttamente valutato gli indizi nel loro complesso.
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Onere della prova in frode IVA: la Cassazione decide
La Cassazione ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova in un caso di frode IVA. Se l'Amministrazione Finanziaria fornisce indizi gravi, precisi e concordanti sull'inesistenza delle operazioni, spetta al contribuente dimostrarne l'effettività. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva erroneamente svalutato gli indizi a carico dell'azienda.
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Operazioni inesistenti: onere della prova e indizi
Una società si è vista contestare la detrazione IVA per operazioni inesistenti nell'ambito di un complesso schema circolare di compravendita di energia. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito, stabilendo che l'amministrazione finanziaria può dimostrare la fittizietà delle operazioni tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, come la mancanza di una struttura aziendale. Spetta poi al contribuente fornire la prova contraria della reale esistenza delle transazioni.
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