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Presunzioni Semplici — Anno 2023

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73 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Presunzioni Semplici

Provvedimenti

Operazioni inesistenti: chi deve fornire la prova?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un avviso di accertamento emesso contro una società per l'utilizzo di fatture relative a operazioni inesistenti. Il caso riguardava canoni di leasing per macchinari mai rinvenuti presso la sede aziendale. L'Amministrazione Finanziaria ha fornito prove indiziarie sulla natura di 'cartiera' del fornitore, spostando sul contribuente l'onere di dimostrare l'effettività degli acquisti. La Suprema Corte ha chiarito che la regolarità contabile e i pagamenti tracciabili non bastano a superare la presunzione di fittizietà se mancano prove concrete della consegna dei beni.
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Accertamento induttivo: nullo se la motivazione manca
Un'impresa immobiliare e i suoi soci sono stati oggetto di un accertamento induttivo da parte dell'Agenzia delle Entrate per presunti ricavi non dichiarati su quattro compravendite. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato l'accertamento per una sola delle vendite, confermandolo per le altre tre senza fornire una giustificazione per tale disparità di trattamento. La Corte di Cassazione, accogliendo i ricorsi di entrambe le parti su questo punto, ha dichiarato nulla la sentenza per vizio di motivazione irriducibilmente contraddittoria, rinviando il caso a un nuovo esame. Il principio chiave è che l'accertamento induttivo, pur legittimo, deve sempre basarsi su una motivazione coerente.
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Condono fiscale non blocca i controlli sui rimborsi
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'adesione a un condono fiscale non preclude all'Amministrazione Finanziaria la possibilità di accertare e recuperare rimborsi indebitamente percepiti da un'azienda per operazioni commerciali risultate inesistenti. La Corte ha chiarito che il condono estingue i debiti fiscali, ma non opera sui crediti vantati dal contribuente, che restano soggetti a verifica. L'onere di provare l'effettività delle operazioni, una volta che il Fisco ha fornito elementi presuntivi contrari, ricade sul contribuente. Il ricorso dell'azienda è stato quindi respinto.
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Onere probatorio e costi: la prova spetta a te
Una società si è vista negare la deduzione di costi pubblicitari ritenuti fittizi. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che quando l'Agenzia delle Entrate fornisce elementi presuntivi sull'inesistenza delle operazioni, l'onere probatorio di dimostrare l'effettività dei costi si sposta sul contribuente. La sola presentazione delle fatture non è sufficiente; è necessario provare l'avvenuto pagamento e la reale esecuzione della prestazione.
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Accertamento Induttivo e Ripartizione Ricavi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32003/2023, ha stabilito un principio fondamentale in materia di accertamento induttivo per le imprese di gestione di apparecchi da gioco. Nel caso di specie, l'Agenzia delle Entrate aveva attribuito l'intero maggior ricavo accertato al solo gestore, ignorando la quota spettante agli esercenti. La Suprema Corte ha cassato la decisione, affermando che il modello di ripartizione dei ricavi dichiarato in contabilità deve essere presuntivamente applicato anche alla quota di ricavi non dichiarati, in ossequio al principio di capacità contributiva.
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Accertamento analitico-induttivo: la Cassazione decide
Una società di ristorazione ha impugnato un avviso di accertamento basato sul consumo di farina. L'azienda sosteneva che l'accertamento analitico-induttivo fosse illegittimo perché fondato su un solo indizio e su una doppia presunzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando la legittimità dell'accertamento basato anche su un unico elemento, se grave e preciso, e chiarendo che il divieto di "doppia presunzione" non è un principio assoluto nel nostro ordinamento.
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Licenza sala giochi: quando serve l’art. 88 TULPS?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30971/2023, ha stabilito che la licenza sala giochi generica ex art. 86 T.U.L.P.S. non è sufficiente per installare apparecchi da intrattenimento (AWP) se nel locale si svolge anche attività di raccolta scommesse. In tal caso, è obbligatoria la specifica autorizzazione prevista dall'art. 88 T.U.L.P.S. La Corte ha rigettato il ricorso del titolare di una sala, confermando la sanzione amministrativa e validando l'accertamento dell'attività di scommesse basato su prove presuntive.
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Prova del danno: quando le presunzioni non bastano
Un imprenditore, raggirato da un promotore finanziario che si fingeva un alto prelato, ha chiesto il risarcimento del danno. La Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha rigettato la domanda. La sentenza chiarisce che per la prova del danno tramite presunzioni non basta dimostrare la condotta illecita (fatto noto), ma è necessario che i fatti allegati siano precisi e gravi, tali da rendere probabile, secondo l'esperienza comune, l'esistenza di un danno effettivo (fatto ignoto). Allegazioni generiche non sono sufficienti a fondare un ragionamento presuntivo.
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Accertamento analitico-induttivo: quando è legittimo?
Una società immobiliare impugna un avviso di accertamento per sottofatturazione. La Cassazione conferma la legittimità dell'accertamento analitico-induttivo, basato sull'anti-economicità della vendita in perdita, ritenendolo un indizio grave, preciso e concordante che sposta l'onere della prova sul contribuente.
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Operazioni inesistenti: onere della prova fiscale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6032/2023, ha rigettato il ricorso di un contribuente contro un avviso di accertamento per operazioni inesistenti. L'ordinanza ribadisce un principio fondamentale: una volta che l'Amministrazione Finanziaria fornisce un quadro di presunzioni gravi, precise e concordanti sull'inesistenza delle operazioni, l'onere della prova si sposta sul contribuente. Quest'ultimo deve dimostrare l'effettiva esistenza delle transazioni, non essendo sufficiente la sola regolarità formale della contabilità. La Corte ha anche confermato l'autonomia del giudizio tributario rispetto a quello penale, rendendo irrilevante una precedente assoluzione del contribuente.
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Accertamento induttivo: mutuo e ricavi non dichiarati
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4761/2023, ha stabilito che un accertamento induttivo per maggiori ricavi può legittimamente fondarsi su presunzioni semplici, come la differenza tra il prezzo di vendita di un immobile e il maggior valore del mutuo concesso all'acquirente. La Corte ha ribadito che spetta al contribuente l'onere di provare la veridicità dei ricavi dichiarati e l'inerenza dei costi portati in deduzione. Nel caso specifico, una società immobiliare aveva subito una rettifica fiscale per IRES, IVA e IRAP. La Suprema Corte ha cassato la decisione della commissione tributaria regionale che aveva erroneamente annullato l'avviso di accertamento, non valutando correttamente il quadro indiziario nel suo complesso.
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Accertamento Induttivo: Quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha chiarito i presupposti per l'accertamento induttivo. In un caso riguardante una società alberghiera, la Corte ha stabilito che gravi irregolarità come l'uso di lavoratori in nero e la condotta antieconomica rendono le scritture contabili complessivamente inattendibili, legittimando tale tipo di accertamento. Inoltre, ha confermato che il raddoppio dei termini di accertamento scatta per il solo obbligo di denuncia penale, a prescindere dalla sua effettiva presentazione o tempestività.
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Onere della prova frode fiscale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4608/2023, ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova in caso di frode fiscale basata su operazioni soggettivamente inesistenti. L'Amministrazione Finanziaria deve fornire indizi gravi, precisi e concordanti sulla frode; una volta fatto, spetta al contribuente dimostrare di aver agito con la massima diligenza e in buona fede. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva erroneamente ignorato gli elementi presuntivi offerti dal Fisco, valorizzando invece la mera regolarità formale dei documenti, ritenuta insufficiente in contesti di frode.
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