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Presunzione Legale — Anno 2024

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142 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Presunzione Legale

Provvedimenti

Comportamento abituale: no a tenuità del fatto
La Corte di Cassazione, con ordinanza 22073/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso, ribadendo che il comportamento abituale dell'imputato, desunto dalla commissione di più illeciti della stessa indole, costituisce una presunzione legale che osta in modo tassativo all'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, prevista dall'art. 131-bis del codice penale.
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Accertamenti bancari: i limiti secondo la Cassazione
Un imprenditore riceve un avviso di accertamento per maggiori imposte basato su presunzioni da movimenti bancari non giustificati e sul calcolo di una plusvalenza. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso, stabilendo due principi chiave sugli accertamenti bancari: la plusvalenza da cessione d'azienda non può essere determinata solo sulla base del valore accertato ai fini dell'imposta di registro e, in caso di ricavi presunti da prelevamenti, il contribuente ha diritto alla deduzione di costi in misura forfettaria. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Presunzioni fiscali: la Cassazione e la lista Falciani
Una contribuente è stata soggetta a un accertamento fiscale per redditi non dichiarati detenuti in Svizzera, emerso dalla "lista Falciani". La Corte di Cassazione ha confermato che la presunzione legale di evasione introdotta nel 2009 non è retroattiva per l'anno d'imposta 2007. Tuttavia, ha validato l'accertamento, stabilendo che i dati della lista costituiscono una base sufficiente per fondare delle presunzioni fiscali semplici, in quanto indizi gravi, precisi e concordanti, legittimando l'azione dell'Agenzia delle Entrate.
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Presunzione evasione fiscale: il caso della Cassazione
Una contribuente ha ricevuto un avviso di accertamento per redditi non dichiarati derivanti da capitali detenuti all'estero, sulla base di informazioni contenute in una nota lista di correntisti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della contribuente, chiarendo importanti principi sulla presunzione evasione fiscale. Pur confermando che la presunzione legale di evasione introdotta nel 2009 non è retroattiva, ha stabilito che gli stessi fatti possono essere usati come presunzioni semplici, gravi, precise e concordanti. Inoltre, ha affermato la natura procedurale e quindi l'immediata applicabilità del raddoppio dei termini di accertamento per violazioni in materia di monitoraggio fiscale.
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Presunzione evasione fiscale: la Lista Falciani basta?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15202/2024, ha esaminato un caso di accertamento fiscale per redditi esteri non dichiarati, emerso dalla cosiddetta 'Lista Falciani'. Il ricorso di una contribuente, basato sulla non retroattività della norma che introduce una presunzione di evasione fiscale, è stato respinto. La Corte ha chiarito che, sebbene la presunzione legale specifica non sia retroattiva, i dati della lista costituiscono una 'presunzione semplice' sufficientemente grave e precisa per legittimare l'accertamento. L'onere della prova si sposta quindi sul contribuente, che deve dimostrare la liceità dei fondi.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15114/2024, ha chiarito la disciplina del raddoppio termini accertamento per redditi derivanti da investimenti in paradisi fiscali. La Corte ha stabilito che, sebbene la presunzione legale di evasione introdotta nel 2009 non sia retroattiva, le norme che raddoppiano i termini per l'accertamento e le sanzioni hanno natura procedurale e, quindi, si applicano anche ai periodi d'imposta precedenti, purché i termini non fossero già scaduti all'entrata in vigore della legge. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
Un contribuente con investimenti non dichiarati in un paradiso fiscale per l'anno 2004 viene raggiunto da un avviso di accertamento. La Cassazione chiarisce che, sebbene la presunzione legale di evasione non sia retroattiva, il raddoppio termini accertamento, essendo una norma procedurale, si applica agli anni d'imposta precedenti all'entrata in vigore della legge, purché i termini non fossero già scaduti. La Corte accoglie parzialmente il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15072/2024, si è pronunciata sulla retroattività delle norme relative a investimenti in paradisi fiscali. La Corte ha stabilito una distinzione cruciale: la presunzione legale di evasione è una norma sostanziale e non retroattiva. Al contrario, il raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale è di natura procedurale e si applica retroattivamente ai periodi d'imposta per cui i termini non erano ancora scaduti, legittimando l'azione dell'amministrazione finanziaria anche per annualità remote.
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Accertamento bancario: onere della prova del contribuente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15044/2024, ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, annullando con rinvio la decisione di merito che aveva ridotto un accertamento bancario basandosi sulle conclusioni di una CTU. La Corte ha ribadito che spetta al contribuente fornire una prova analitica e rigorosa per ogni singola movimentazione bancaria in entrata, al fine di superare la presunzione legale di maggior reddito. Sono stati invece respinti i motivi del contribuente relativi a presunti vizi procedurali, come la mancata instaurazione del contraddittorio preventivo.
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Accertamento bancario professionisti: la Cassazione decide
Un professionista ha impugnato un avviso di accertamento fondato su indagini bancarie, sostenendo l'illegittimità della presunzione legale sui versamenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la piena validità della presunzione che considera i versamenti su conto corrente come reddito imponibile. L'ordinanza chiarisce che nell'ambito di un accertamento bancario professionisti, spetta al contribuente fornire una prova analitica e rigorosa per dimostrare la natura non tassabile di ogni singola movimentazione. Sono state respinte anche le censure procedurali relative alla mancanza di un contraddittorio preventivo.
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Accertamenti bancari professionisti: la Cassazione decide
Un professionista ha ricevuto un avviso di accertamento basato su versamenti bancari non giustificati. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, confermando che negli accertamenti bancari professionisti, la presunzione legale che i versamenti costituiscano reddito imponibile è pienamente valida. Spetta al contribuente l'onere di fornire una prova analitica e rigorosa per dimostrare la natura non imponibile di ogni singola operazione, prova che nel caso di specie non è stata fornita.
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Accertamento tributario: la Cassazione su delega e IVA
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imprenditore del settore apparecchi da intrattenimento contro un accertamento tributario. La Corte ha confermato la validità dell'atto, anche se firmato da un funzionario delegato senza qualifica dirigenziale, e ha ribadito che, in caso di accertamenti bancari, spetta al contribuente l'onere di provare la natura non imponibile dei versamenti. La sentenza ha inoltre precisato che una decisione favorevole per un'annualità non costituisce giudicato per le successive e che l'attività del contribuente era correttamente soggetta a IVA.
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Frode IVA: legittimo l’accertamento durante il Covid
La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità di un avviso di accertamento notificato durante il periodo di sospensione per la pandemia. Il caso riguardava una contestazione per frode IVA basata su operazioni inesistenti. La Corte ha chiarito che le ipotesi di frode fiscale, data la loro gravità e la potenziale rilevanza penale, rientrano nei casi di 'indifferibilità e urgenza' che giustificano la deroga alla sospensione dei termini. Con la sentenza sono stati rigettati sia il ricorso del contribuente, che lamentava la nullità dell'atto, sia quello dell'Agenzia delle Entrate su altri aspetti della decisione di merito.
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Accertamento bancario: onere della prova sul contribuente
Una professionista riceve un avviso di accertamento basato sui movimenti bancari. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 13509/2024, ha ribadito un principio fondamentale dell'accertamento bancario: l'onere di provare che i versamenti su conto corrente non costituiscono reddito imponibile spetta interamente al contribuente. La sentenza di merito, che aveva invertito tale onere, è stata cassata con rinvio.
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Accertamento bancario: l’onere della prova del singolo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12902/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un professionista contro un avviso di accertamento basato su indagini finanziarie. Il caso ribadisce un principio fondamentale dell'accertamento bancario: spetta al contribuente l'onere di dimostrare, in modo analitico e specifico per ogni operazione, che i versamenti sul proprio conto corrente non costituiscono reddito imponibile. La Corte ha inoltre sanzionato la genericità e la mancanza di autosufficienza del ricorso, che non riportava i passaggi cruciali dell'atto impugnato.
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Accertamento bancario: presunzioni sui conti correnti
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11350/2024, ha rigettato il ricorso di un contribuente contro un accertamento bancario basato su movimentazioni di conti correnti personali e societari. La Corte ha ribadito che la presunzione legale di maggior reddito si applica anche ai conti di terzi se l'Agenzia delle Entrate prova che il contribuente ne aveva l'effettiva disponibilità. L'onere di fornire la prova contraria, dimostrando la natura non imponibile delle somme, spetta interamente al contribuente.
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Accertamenti bancari: onere della prova e costi
Una società S.R.L. ha subito un accertamento fiscale per IRES basato su movimenti bancari non giustificati sui conti correnti del socio e di suo figlio. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11169/2024, ha respinto i motivi procedurali del ricorso ma ha accolto quelli di merito. Ha stabilito che i giudici di secondo grado hanno errato nel non esaminare in modo approfondito e analitico le prove fornite dalla società per giustificare le operazioni. Inoltre, ha ribadito il principio secondo cui, a fronte di maggiori ricavi presunti, il contribuente ha sempre diritto a dimostrare e dedurre i costi correlati. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame su questi punti.
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Accertamento bancario professionista: la Cassazione
Un professionista è stato oggetto di un accertamento fiscale basato su indagini bancarie. La Corte di Cassazione, intervenendo su un caso di accertamento bancario professionista, ha annullato la decisione di merito. Ha ribadito che, in seguito alla sentenza della Corte Costituzionale n. 228/2014, la presunzione di reddito imponibile per i prelevamenti ingiustificati non si applica ai lavoratori autonomi, a differenza dei versamenti. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Presunzione legale accertamenti bancari: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9420/2024, ha rigettato il ricorso di un commercialista contro un accertamento fiscale basato su movimentazioni bancarie. La Corte ha ribadito che la presunzione legale sui versamenti bancari pone a carico del contribuente un rigoroso onere della prova, che deve essere fornita in modo analitico e specifico per ogni singola operazione, al fine di dimostrarne la non imponibilità. La decisione conferma la validità della presunzione anche per i professionisti, distinguendola da quella sui prelevamenti, dichiarata incostituzionale per questa categoria.
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Accertamenti bancari: onere della prova del contribuente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9403/2024, ha ribadito i principi sull'onere della prova negli accertamenti bancari. Un contribuente aveva subito un accertamento fiscale basato su movimenti bancari non giustificati. La Commissione Tributaria Regionale aveva erroneamente ritenuto sufficienti delle giustificazioni generiche, senza un'analisi dettagliata di ogni singola operazione. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, annullando la decisione e specificando che il contribuente ha l'obbligo di fornire una prova analitica e rigorosa per ogni versamento, dimostrandone l'estraneità a fatti imponibili. Il giudice di merito deve verificare puntualmente tale prova, senza poterla valutare in modo complessivo o generico.
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