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Presunzione Di Adeguatezza

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124 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Custodia Cautelare e Mafia: il ‘tempo silente’ non basta
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato per associazione mafiosa, confermando la sua custodia cautelare in carcere. La Corte ha stabilito che, per i reati di mafia, la presunzione di adeguatezza della massima misura restrittiva non può essere superata dal solo decorso di un 'tempo silente' tra i fatti contestati e l'applicazione della misura. È necessaria una prova concreta della dissociazione dell'indagato dal sodalizio criminale.
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Presunzione adeguatezza custodia cautelare per omicidio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo indagato per omicidio e tentato omicidio, confermando la misura della custodia cautelare in carcere. La difesa sosteneva l'illegittimità del provvedimento, chiedendo una misura meno afflittiva come gli arresti domiciliari. La Corte ha ribadito che per reati di tale gravità vige una presunzione di adeguatezza della custodia cautelare, superabile solo in presenza di elementi concreti che nel caso specifico non sono stati ravvisati dal giudice del merito. Il ricorso è stato giudicato un tentativo di rivalutare i fatti, compito precluso alla Corte di Cassazione.
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Presunzione di adeguatezza: omicidio e carcere
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta di sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari per un uomo accusato di omicidio. La Corte ha ribadito la validità della presunzione di adeguatezza del carcere per reati così gravi, ritenendo la confessione e la proposta di inserimento in comunità non sufficienti a superare l'elevato pericolo di recidiva, desunto dalle brutali modalità del delitto.
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Presunzione custodia cautelare: quando si supera?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato per reati di associazione mafiosa, omicidio e armi, che chiedeva la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. La Corte ha confermato la validità della presunzione custodia cautelare, specificando che la collaborazione con la giustizia, per superare tale presunzione, deve essere definitiva, completa e genuina, cosa non ancora accertata nel caso specifico, data la gravità dei fatti e il ruolo di vertice ricoperto dall'indagato.
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Custodia cautelare: il licenziamento non è sufficiente
Un ex funzionario pubblico, detenuto per gravi reati tra cui associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga, ha richiesto la sostituzione della misura carceraria con gli arresti domiciliari a seguito del suo licenziamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la custodia cautelare in carcere. La Corte ha stabilito che la perdita del lavoro non è sufficiente a escludere il pericolo di reiterazione del reato, poiché l'imputato potrebbe continuare a supportare l'organizzazione criminale offrendo la sua pregressa esperienza come consulente.
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Associazione mafiosa: quando scatta la custodia in carcere
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di partecipazione a un'associazione mafiosa. Il ricorso, basato sulla presunta debolezza delle prove e sull'incostituzionalità della presunzione legale di adeguatezza della detenzione, è stato respinto. La Corte ha ritenuto le prove (dichiarazioni di collaboratori, intercettazioni) sufficienti e il ragionamento del giudice di merito logico, riaffermando che la presunzione di detenzione per reati di mafia è legittima data la pericolosità intrinseca e la stabilità di tali gruppi criminali.
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Presunzione di adeguatezza: Cassazione su mafia e carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto in custodia cautelare per estorsione con aggravante mafiosa. La Suprema Corte ha confermato che la presunzione di adeguatezza della detenzione in carcere non era stata superata, poiché non sono emersi elementi nuovi tali da indebolire le esigenze cautelari, già cristallizzate in un precedente giudicato cautelare. La richiesta di sostituzione della misura con gli arresti domiciliari è stata così definitivamente respinta.
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Associazione mafiosa: la Cassazione sui gravi indizi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare per partecipazione ad un'associazione mafiosa. La difesa contestava la sufficienza degli indizi, basati sulle dichiarazioni di un collaboratore e su intercettazioni. La Corte ha ritenuto gli elementi probatori, inclusa la riscossione di una quota dei profitti illeciti ('punto'), sufficienti a configurare i gravi indizi di colpevolezza richiesti per la misura. È stata inoltre confermata l'operatività della presunzione di adeguatezza della custodia in carcere per il reato di associazione mafiosa.
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Custodia cautelare in carcere per associazione sovversiva
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere per il leader di un'associazione sovversiva di ispirazione neonazista. La sentenza ribadisce che per reati di tale gravità, la detenzione in carcere è presunta come l'unica misura adeguata a prevenire la reiterazione del reato, a meno che l'imputato non fornisca prove concrete di un definitivo distacco dal sodalizio criminale. Nel caso specifico, il ruolo apicale, l'ideologia violenta e la capacità di proselitismo online hanno reso inadeguata qualsiasi misura meno afflittiva, come gli arresti domiciliari.
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Custodia cautelare: quando il carcere è inevitabile
La Cassazione ha rigettato il ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un duplice omicidio. La Corte ha ritenuto la misura adeguata data la personalità dell'indagato e l'elevato pericolo di recidiva, escludendo alternative come gli arresti domiciliari.
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Presunzione custodia cautelare: quando non basta?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato per associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico, che chiedeva la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. Nonostante la sua costituzione volontaria dopo un anno di latitanza e una confessione parziale, i giudici hanno ritenuto non superata la presunzione di adeguatezza della custodia cautelare, data la gravità dei fatti, il ruolo di capo e organizzatore, e la persistente pericolosità sociale.
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Presunzione custodia cautelare per art. 270 c.p.
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordinanza che ripristinava la detenzione in carcere per un individuo condannato per associazione sovversiva. La sentenza chiarisce che la presunzione di custodia cautelare in carcere per questo reato è assoluta una volta accertata la sussistenza delle esigenze cautelari. Il ricorso è stato respinto poiché il tribunale di merito aveva non solo applicato correttamente tale principio, ma aveva anche motivato in concreto sulla persistente pericolosità del soggetto, rendendo inadeguata ogni misura meno afflittiva.
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Presunzione custodia in carcere: quando è legittima
La Corte di Cassazione conferma la custodia in carcere per un individuo accusato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La decisione si basa sulla presunzione di adeguatezza di tale misura per questo tipo di reato. Secondo i giudici, elementi come il noleggio di un veicolo per una settimana per un viaggio di poche ore indicano un concreto pericolo di reiterazione del reato, rendendo inadeguata qualsiasi misura meno afflittiva. Viene quindi respinto il ricorso che contestava la valutazione del pericolo e la violazione del principio di extrema ratio.
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Presunzione custodia cautelare: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato per violenza sessuale, confermando la detenzione in carcere. La decisione si fonda sulla presunzione custodia cautelare prevista dall'art. 275 c.p.p. per reati di particolare gravità, ritenendo gli arresti domiciliari una misura inadeguata a contenere il concreto pericolo di reiterazione del reato, data la personalità dell'imputato e la gravità dei fatti.
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Custodia cautelare per mafia: quando resta il carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato, condannato in primo grado per associazione mafiosa, che chiedeva la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. La Corte ha ribadito che, per reati di tale gravità, vige una presunzione di adeguatezza della sola misura carceraria, non superata nel caso di specie per l'assenza di elementi nuovi e concreti che dimostrassero la cessazione dei legami con l'associazione. La decisione si fonda anche sul principio del "giudicato cautelare", che impedisce di riesaminare questioni già decise in assenza di fatti sopravvenuti.
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Presunzione di adeguatezza: latitanza e carcere
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro il ripristino della custodia in carcere. La lunga latitanza e l'uso di documenti falsi aggravano il pericolo di fuga, giustificando la presunzione di adeguatezza della misura carceraria, anche se i fatti sono datati. La buona condotta agli arresti domiciliari non è sufficiente a superare tale presunzione.
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Presunzione custodia cautelare: quando è legittima?
Un soggetto, accusato di far parte di un'associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga, ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La difesa sosteneva che la misura fosse eccessiva, dato il tempo trascorso dai fatti e la collaborazione dell'indagato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la presunzione di custodia cautelare per reati così gravi non viene meno solo per il passare del tempo, specialmente se elementi come il ruolo centrale dell'indagato nell'organizzazione e la mancanza di un lavoro lecito indicano un concreto e attuale pericolo di reiterazione del reato.
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Presunzione custodia cautelare: quando è inammissibile
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza che negava gli arresti domiciliari. La Corte ha confermato la validità della presunzione di custodia cautelare per reati di associazione finalizzata al traffico di droga, ritenendo la motivazione del Tribunale del Riesame logica, soprattutto alla luce della pregressa condotta dell'indagato durante una precedente misura restrittiva.
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Custodia Cautelare: No arresti domiciliari, ecco perché
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato per reati di droga, confermando la custodia cautelare in carcere. Nonostante la richiesta di arresti domiciliari in una località distante e con braccialetto elettronico, i giudici hanno ritenuto prevalente l'elevato pericolo di reiterazione del reato e la presunzione legale che impone il carcere per tali delitti, data la gravità dei fatti e il ruolo attivo dell'indagato nell'organizzazione criminale.
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Concorso esterno: Cassazione nega arresti domiciliari
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, che chiedeva la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. La Corte ha stabilito che né il tempo trascorso né la sentenza di condanna sono elementi sufficienti a indebolire le esigenze cautelari, soprattutto di fronte a prove recenti che dimostrano la persistente pericolosità sociale del soggetto e i suoi continui legami con l'ambiente criminale.
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