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Presidio Cautelare

10 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una misura restrittiva della libertà personale, come gli arresti domiciliari o la custodia in carcere, disposta dal giudice prima della sentenza definitiva per prevenire rischi specifici, ad esempio la fuga o l'inquinamento delle prove.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Traffico Stupefacenti: Indizi Validi, Ricorso Inammissibile in Cassazione
Un individuo, già sottoposto a presidio cautelare per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e detenzione di droga, ha impugnato l'ordinanza che confermava tale misura. Il ricorso contestava la valutazione indiziaria traffico stupefacenti, sostenendo una errata interpretazione delle conversazioni intercettate e l'assenza di una stabile organizzazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che i motivi presentati non rientrassero nei casi previsti dalla legge e fossero infondati. La Corte ha confermato la corretta valutazione degli indizi da parte del Tribunale, che aveva evidenziato il ruolo organizzativo e operativo dell'individuo nel contesto del traffico di droga.
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Partecipazione ad associazione mafiosa: in carcere per parole altrui
La Corte di Cassazione ha confermato la detenzione in carcere per un individuo accusato di avere un ruolo direttivo in un'associazione di stampo 'ndranghetista e di essere coinvolto in estorsioni ai danni di imprenditori edili. Le prove principali derivano da intercettazioni di conversazioni tra altri membri del clan, che parlavano del suo ruolo decisivo nel dirimere conflitti interni e gestire le attività illecite. La Corte ha stabilito che tali dialoghi 'indiretti' costituiscono gravi indizi sufficienti a giustificare la misura cautelare, ritenendo provata la sua partecipazione ad associazione mafiosa. La difesa, basata sulla buona condotta dell'indagato e sulla mancanza di prove dirette, è stata respinta.
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Partecipazione mafiosa: vantarsi al telefono vale come prova?
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia in carcere per un individuo accusato di avere un ruolo direttivo in un'associazione criminale. Le prove principali derivano da intercettazioni in cui l'uomo si vantava del suo potere e del controllo sul territorio. La difesa sosteneva si trattasse di semplice millanteria, ma i giudici hanno ritenuto le sue parole una prova sufficiente di effettiva partecipazione all'associazione mafiosa. La Corte ha stabilito che, nel contesto dato, le conversazioni non erano semplici chiacchiere, ma un'espressione veritiera del suo ruolo criminale, giustificando così la misura cautelare.
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Partecipazione mafiosa: arresto valido con indizi convergenti
La Corte di Cassazione ha confermato la detenzione cautelare per un individuo accusato di partecipazione ad associazione mafiosa. L'uomo era sospettato di agire come intermediario per un clan, raccogliendo proventi da estorsioni. La sua difesa sosteneva che le prove, basate su intercettazioni, fossero generiche. I giudici hanno invece stabilito che la combinazione di più elementi, come le conversazioni intercettate e le dichiarazioni di altri membri del clan, costituisce un quadro di gravi indizi di colpevolezza. Questa 'convergenza' di prove è stata ritenuta sufficiente a giustificare la misura restrittiva, respingendo il ricorso dell'indagato.
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Presunzione adeguatezza carcere: Cassazione spiega
Un individuo in custodia cautelare in carcere per un reato associativo si è visto respingere il ricorso dalla Corte di Cassazione. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, ribadendo il principio della presunzione di adeguatezza del carcere per questo tipo di reati. È stato chiarito che il semplice passare del tempo o una generica dichiarazione di voler cambiare vita non sono sufficienti a superare tale presunzione, se non supportati da prove concrete di un effettivo allontanamento dal contesto criminale.
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Partecipazione associativa: la prova dai reati fine
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una misura cautelare per un individuo accusato di partecipazione associativa di stampo mafioso. La Corte ha stabilito che le prove di un ruolo direttivo e logistico, desunte da intercettazioni e dal coinvolgimento in reati strumentali come la detenzione di armi, costituiscono gravi indizi di colpevolezza sufficienti a giustificare la misura.
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Contestazione aperta e mafia: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione di tipo mafioso e tentata estorsione. Il caso verteva sulla legittimità di una contestazione aperta, ovvero priva di una data di inizio precisa, per un reato permanente. La Corte ha stabilito che tale contestazione è valida nella fase delle indagini preliminari, ritenendo sufficienti i gravi indizi di colpevolezza derivanti da intercettazioni che dimostravano il ruolo attivo dell'indagato all'interno del sodalizio criminale e nell'organizzazione delle attività estorsive.
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Utilizzabilità intercettazioni: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato un ricorso relativo a misure cautelari per reati di associazione a delinquere e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La sentenza ribadisce il principio sulla utilizzabilità intercettazioni: le prove raccolte per un reato possono essere usate per reati connessi, anche se non indicati nell'autorizzazione iniziale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché mirava a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Associazione di stampo mafioso: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata accusata di essere organizzatrice di un'associazione di stampo mafioso. Il ricorso è stato giudicato generico per non aver contestato in modo specifico le prove a carico (intercettazioni, dichiarazioni di collaboratori) e per mancanza di interesse a contestare il ruolo di organizzatrice, dato che la semplice partecipazione avrebbe comunque giustificato la misura cautelare.
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Ruolo di organizzatore: Cassazione conferma la custodia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo accusato di avere un ruolo di organizzatore in un sodalizio di tipo 'ndranghetista. La Corte ha confermato la misura cautelare basandosi su un quadro probatorio solido, derivante da intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori di giustizia, che delineava il contributo attivo e strategico del ricorrente alla vita dell'associazione, come la mediazione in conflitti tra clan. Il ricorso è stato respinto in quanto mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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