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Precetto

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421 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Fideiussione: limiti alla nullità e giudicato
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di alcuni garanti che si opponevano a un precetto derivante da un mutuo fondiario. Al centro della controversia vi era la validità della clausola di fideiussione e la legittimazione della società cessionaria del credito. La Corte ha stabilito che la contestazione sulla titolarità del credito deve essere sollevata tempestivamente nel giudizio di merito. Inoltre, ha chiarito che un precedente giudicato sulla validità del contratto di mutuo preclude la possibilità di sollevare nuove eccezioni di nullità sulle clausole, anche se basate su normative europee a tutela del consumatore, poiché il giudicato copre sia quanto dedotto sia quanto si sarebbe potuto dedurre.
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Responsabilità professionale notaio e danno evizione
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di responsabilità professionale notaio relativo a una compravendita immobiliare gravata da ipoteca non rilevata. Nonostante la Corte d'Appello avesse negato il risarcimento per mancanza di un danno attuale, non essendo ancora avvenuta la vendita forzata, gli Ermellini hanno ribaltato la decisione. La ricezione di un atto di precetto da parte della banca creditrice costituisce un rischio di evizione concreto e attuale, integrando il diritto al risarcimento dei danni subiti dall'acquirente a causa della negligenza del professionista nella trascrizione del preliminare.
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Prescrizione del credito e accettazione eredità
Il Tribunale di Cagliari ha annullato una procedura esecutiva basata su una sentenza del 2003, dichiarando la prescrizione del credito. Nonostante il creditore avesse iscritto un'ipoteca nel 2011, la mancanza di notifica al debitore non ha interrotto il termine decennale, spirato nel 2015. La sentenza chiarisce inoltre che l'opposizione all'esecuzione proposta dal chiamato all'eredità costituisce accettazione tacita della stessa.
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Reddito di cittadinanza: condanna per false dichiarazioni
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale per un'imputata che ha percepito indebitamente il reddito di cittadinanza fornendo dichiarazioni false sulla propria residenza. Nonostante la Corte Costituzionale abbia ridotto il requisito di residenza da dieci a cinque anni, la ricorrente non soddisfaceva nemmeno il termine più breve. La sentenza chiarisce che la responsabilità della veridicità dei dati ricade esclusivamente sul richiedente e non sul CAF, e che l'ignoranza dei requisiti non esclude il dolo data la chiarezza della normativa.
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Ne bis in idem: quando si applica nel processo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'imputata condannata per furto di energia elettrica che invocava il ne bis in idem. Sebbene il principio sia deducibile in Cassazione, nel caso specifico i fatti erano diversi per luogo, importo e modalità, escludendo l'identità del fatto necessaria per il divieto di un secondo giudizio.
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Competenza territoriale opposizione precetto: guida
La Corte di Cassazione ha chiarito un importante principio sulla competenza territoriale opposizione precetto. In un caso in cui il debitore aveva citato il creditore davanti al giudice del domicilio eletto (seppur considerato anomalo), la Corte ha stabilito che lo stesso debitore non può poi contestare la competenza di quel giudice. La scelta del tribunale effettuata dall'opponente impedisce a quest'ultimo di sollevare eccezioni di incompetenza, anche se l'elezione di domicilio del creditore non appariva legata al luogo dell'esecuzione.
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Mantenimento figlio maggiorenne: la legittimazione
La Corte d'Appello di Torino ha confermato che il parente già affidatario (nel caso specifico, la nonna) mantiene la legittimazione a riscuotere il mantenimento per il figlio maggiorenne se questi è convivente e non autosufficiente. La sentenza ha inoltre corretto errori procedurali del primo grado relativi alla quantificazione degli interessi non richiesti e alla errata condanna alle spese per il figlio intervenuto nel processo a supporto del creditore.
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Sospensione feriale: quando non si applica
La Corte d’Appello di Torino ha dichiarato inammissibile un appello proposto oltre il termine semestrale, confermando che la sospensione feriale non si applica alle cause di opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c. Anche se l'opponente deduce un controcredito in compensazione, la natura urgente del procedimento prevale, rendendo l'impugnazione tardiva se notificata fuori termine.
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Opposizione a precetto: l’errore che costa il processo
Una società creditrice di un condominio notifica un precetto ai singoli condomini senza prima notificare il titolo esecutivo. I condomini propongono opposizione a precetto. Il Tribunale accoglie l'opposizione per due motivi, uno di merito (opposizione all'esecuzione) e uno formale (opposizione agli atti esecutivi). La società impugna la decisione con un appello ordinario, ma la Cassazione rileva che per il vizio formale era previsto solo il ricorso diretto in Cassazione. L'errato mezzo di impugnazione ha reso quella parte della sentenza definitiva (giudicato interno), rendendo l'appello inammissibile e determinando la chiusura del processo.
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Precetto e manleva: limiti e validità del titolo
Il Tribunale di Roma analizza un'opposizione a precetto basata su una condanna in manleva. La sentenza chiarisce che una condanna condizionata è un titolo esecutivo valido, purché sia provato l'avveramento della condizione. Tuttavia, il diritto di regresso non si estende automaticamente alle spese di procedure esecutive successive non previste nel titolo originario. Di conseguenza, il giudice ha confermato il diritto di procedere all'esecuzione ma ha ridotto significativamente l'importo richiesto, dichiarando il precetto parzialmente inefficace per le somme eccedenti.
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Data certa: quando è opponibile a terzi? La Cassazione
Una società cercava di recuperare un credito basandosi su un contratto di cessione che riportava due date diverse, una precedente e una successiva alla cancellazione della società cedente. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per avere data certa opponibile a terzi, un documento privato deve basarsi su fatti oggettivi ed esterni, come previsto dall'art. 2704 c.c., e non su presunzioni o elementi interni al documento stesso, annullando così la decisione del giudice d'appello.
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Principio dell’apparenza: come impugnare un atto
La Cassazione rigetta il ricorso di un creditore, confermando che il mezzo di impugnazione si sceglie in base alla qualificazione data dal giudice di primo grado. Applicando il principio dell'apparenza, la Corte ha ritenuto inammissibile un appello che contestava nel merito una decisione basata su vizi formali, chiarendo quale sia la via corretta per contestare sentenze che assorbono questioni di merito in questioni procedurali.
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Omesso esame fatto decisivo: la Cassazione decide
Una società di gestione crediti avvia un'esecuzione immobiliare contro terzi acquirenti di alcuni appartamenti. Questi si oppongono, sostenendo l'insussistenza del credito. La Corte d'Appello accoglie la loro tesi, ritenendo incerto l'ammontare del debito a seguito del concordato fallimentare della società costruttrice originaria. La Corte di Cassazione, tuttavia, cassa la sentenza per omesso esame di un fatto decisivo. La Corte d'Appello, infatti, non aveva considerato le prove documentali (come le note conclusive) che specificavano la percentuale di soddisfacimento del credito nel concordato (1%) e l'importo esatto ammesso al passivo. La Cassazione ribadisce che il giudice di merito deve esaminare tutti gli elementi fattuali decisivi emersi in giudizio prima di poter dichiarare l'incertezza del credito.
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Ricorso inammissibile: l’importanza dei requisiti
Un debitore ha proposto opposizione a un atto di precetto, ma il Tribunale ha dichiarato l'azione improcedibile. Successivamente, il debitore ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa di gravi vizi formali. In particolare, il ricorso non conteneva una chiara e sommaria esposizione dei fatti di causa, violando l'art. 366 c.p.c. e il principio di autosufficienza, rendendo impossibile per la Corte valutare il caso senza consultare altri atti.
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Compensazione esecutiva: no se da stesso titolo
Una società creditrice, cessionaria di un credito derivante da una sentenza, avvia un'esecuzione. Il debitore si oppone eccependo in compensazione un proprio credito, di importo maggiore, originato dalla medesima sentenza. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31130/2023, ha stabilito che la compensazione in sede esecutiva non è ammissibile quando i crediti reciproci derivano dallo stesso titolo giudiziale che li ha considerati autonomi. Tale eccezione doveva essere sollevata nel giudizio di cognizione, impugnando la sentenza che non aveva operato la compensazione.
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Precetto e sequestro: cessazione materia del contendere
Una creditrice notifica un precetto a una banca sulla base di un assegno circolare. La banca si oppone. Durante il giudizio, l'assegno viene sequestrato in sede penale e la somma corrispondente viene pagata a un amministratore giudiziario. I giudici dichiarano la cessazione della materia del contendere, decisione confermata dalla Cassazione. La Corte chiarisce che il pagamento, non il solo sequestro, ha estinto definitivamente il diritto di procedere ad esecuzione forzata, rendendo inutile una decisione nel merito dell'opposizione.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: onere della prova
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità di un ricorso presentato da due debitori contro una sentenza della Corte d'Appello che aveva confermato la validità di un precetto per un debito di 5.000 euro. Il caso origina da una fornitura di merce agricola e si è evoluto attraverso rinnovi di cambiali e pagamenti parziali. L'inammissibilità del ricorso in Cassazione è stata decisa per vizi formali nei motivi presentati: il primo motivo non specificava dove e come la questione sulla prova del pagamento fosse stata sollevata nei gradi precedenti, mentre il secondo non coglieva la reale motivazione (ratio decidendi) della sentenza d'appello.
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Responsabilità solidale: quando si risponde dei debiti?
Un creditore ha agito con un precetto contro un soggetto per un debito di un'associazione, in virtù della sua responsabilità solidale. L'individuo si è opposto, sostenendo la necessità di escutere prima il patrimonio dell'associazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che un titolo esecutivo passato in giudicato che sancisce la responsabilità solidale senza condizioni, permette al creditore di agire direttamente contro il coobbligato, soprattutto se l'ente debitore principale è irreperibile, condizione che presume l'incapienza patrimoniale.
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Prescrizione mutuo: quando inizia a decorrere?
In un caso di mutuo non pagato, alcuni eredi si opponevano a un'intimazione di pagamento sostenendo che il debito fosse estinto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione mutuo: il termine di dieci anni per richiedere la restituzione dell'intera somma non inizia a decorrere dal mancato pagamento delle singole rate, ma dalla data di scadenza prevista per l'ultima rata del finanziamento. Di conseguenza, l'azione del creditore è stata ritenuta tempestiva.
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Rimborso forfettario spese generali tra avvocati
La Corte di Cassazione chiarisce la disciplina del rimborso forfettario spese generali. In una controversia tra due avvocati per il pagamento di compensi professionali, la Corte ha stabilito che tale rimborso, non essendo una conseguenza automatica della soccombenza ma una componente del compenso, deve essere oggetto di una domanda esplicita. In assenza di tale richiesta, il creditore non può pretenderlo in fase esecutiva, anche se il titolo giudiziale non ne fa menzione.
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