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Pratica Commerciale Scorretta

6 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Qualsiasi azione, omissione, condotta o dichiarazione commerciale posta in essere da un professionista in relazione alla promozione, vendita o fornitura di un prodotto ai consumatori, che falsa o è idonea a falsare il loro comportamento economico.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Pratica commerciale scorretta: sanzione e limiti sui termini
L'Autorità Garante ha sanzionato una compagnia telefonica con una multa di 1.200.000 euro per una presunta pratica commerciale scorretta nell'offerta di servizi mobili. Il Consiglio di Stato ha annullato la sanzione poiché l'Autorità ha superato i termini massimi dell'istruttoria attraverso tre proroghe illegittime. L'Autorità ha presentato ricorso in Cassazione denunciando un eccesso di potere giurisdizionale del giudice amministrativo per aver creato una decadenza non prevista espressamente dalla legge. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per trattare la complessa questione in pubblica udienza.
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Pratica commerciale scorretta: sanzione annullata senza il Garante Privacy
L'Autorità Antitrust aveva sanzionato per due milioni di euro un'azienda di servizi di mobilità per una pratica commerciale scorretta. L'accusa riguardava la raccolta e la condivisione ingannevole dei dati degli utenti per l'emissione di preventivi assicurativi tramite applicazione, senza un'adeguata informativa sulla privacy. Il Consiglio di Stato ha annullato la sanzione a causa del mancato coinvolgimento del Garante Privacy durante l'istruttoria. L'Autorità Antitrust ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, lamentando un eccesso di potere del giudice amministrativo. Le Sezioni Unite hanno rigettato il ricorso, stabilendo che il principio di leale collaborazione impone la cooperazione e la consultazione preventiva tra le diverse autorità pubbliche quando le condotte esaminate intercettano la tutela dei dati personali. Vince l'azienda di mobilità, con la conferma dell'annullamento della sanzione.
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Fatturazione 28 giorni: Cassazione conferma illegittimità
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della pratica di fatturazione a 28 giorni adottata da una compagnia telefonica, rigettando il suo ricorso. La Corte ha stabilito che tale modifica unilaterale del contratto costituisce una pratica commerciale scorretta perché lede la trasparenza e la capacità del consumatore di confrontare le offerte, alterando in modo occulto il costo annuale del servizio. La decisione si fonda sul principio di buona fede contrattuale e sul consolidato uso commerciale della fatturazione su base mensile.
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Sanzioni CONSOB: la Cassazione sui termini e lex mitior
Un istituto di credito e i suoi esponenti, colpiti da sanzioni CONSOB per violazioni normative, hanno impugnato la decisione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le sanzioni. Ha stabilito che il termine per la contestazione decorre dalla ricezione degli atti ispettivi da parte dell'Autorità sanzionante. Ha inoltre affermato la competenza specifica della CONSOB rispetto a quella generale dell'AGCM in materia di pratiche commerciali scorrette nel settore finanziario e ha escluso l'applicazione retroattiva di una legge sanzionatoria più favorevole (lex mitior), ritenendo legittima la deroga del legislatore per questo tipo di illeciti amministrativi.
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Buona fede assicurazione: l’obbligo di informare
La Corte di Cassazione ha stabilito che viola il principio di buona fede assicurazione il comportamento della compagnia che, dopo aver indicato in polizza un termine di prescrizione decennale, omette di informare l'assicurato della successiva riduzione per legge a due anni. Tale omissione, che porta l'assicurato a perdere il diritto all'indennizzo, è stata qualificata anche come pratica commerciale scorretta, creando un obbligo risarcitorio per la compagnia.
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Danno da pratica scorretta: onere della prova
La Corte d'Appello di Genova ha riformato una sentenza di primo grado, negando il risarcimento a un consumatore nel contesto dello scandalo 'dieselgate'. La decisione chiarisce che, per ottenere un risarcimento, non è sufficiente dimostrare l'esistenza di una pratica commerciale scorretta da parte del produttore di auto. Il consumatore ha l'onere di provare il 'danno conseguenza' specifico e concreto, ovvero il pregiudizio economico effettivamente subito, e il nesso causale tra la pratica e tale danno. In assenza di questa prova, la domanda di risarcimento viene respinta.
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