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Possesso Uti Dominus

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68 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Usucapione di terreno agricolo: coltivare non dà la proprietà
Il Richiedente ha chiesto l'accertamento dell'avvenuta usucapione di terreno agricolo di proprietà del fratello, successivamente venduto a terzi. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, ritenendo che il richiedente fosse un semplice detentore e che la sola coltivazione del fondo non provasse il possesso utile a usucapire. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. I giudici hanno chiarito che coltivare un terreno non basta a dimostrare il possesso come proprietario (uti dominus), poiché tale attività è compatibile con la tolleranza del proprietario o con un rapporto di comodato. Per trasformare la detenzione in possesso occorre un atto esterno di interversione, non avvenuto nel caso di specie. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese.
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Usucapione di beni immobili: il fallimento non ferma il possesso
Il Fallimento di una società immobiliare ha chiesto la restituzione di un locale adibito a ricovero barche. L'Occupante ha resistito eccependo l'avvenuta usucapione di beni immobili, avendo posseduto il bene in modo esclusivo e continuativo dal 1982. Il Fallimento sosteneva che la dichiarazione di fallimento del 2001 avesse interrotto i termini per l'usucapione e che il possesso fosse dovuto a mera tolleranza, dato che il marito dell'occupante era l'amministratore della società. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fallimento, stabilendo che l'apertura del fallimento non interrompe il possesso utile a usucapire. Solo un'azione di recupero del curatore interrompe tale termine. Vince l'Occupante, che mantiene la proprietà del bene.
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Coltivare non basta: negata l’usucapione di un terreno
Un cittadino ha chiesto l'accertamento dell'avvenuta usucapione di un terreno che sosteneva di aver coltivato per oltre vent'anni. Il tribunale e la corte d'appello hanno rigettato la domanda, rilevando che sul fondo vi era un rudere non compreso nella richiesta e che la coltivazione era avvenuta solo per periodi insufficienti. Inoltre, il terreno non era recintato. La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso, confermando che la semplice coltivazione di un fondo non basta a dimostrare l'usucapione di un terreno. Per ottenere la proprietà è necessario un possesso esclusivo e visibile, manifestato con atti inequivocabili come la recinzione dell'area, che dimostrino l'intenzione di comportarsi come unico proprietario (uti dominus) escludendo gli altri. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Usucapione di un terreno: il contratto nullo non ferma il possesso
Un acquirente stipula nel 1966 un accordo per l'acquisto di un fondo, poi ampliato verbalmente, recintandolo e utilizzandolo come proprietario. Dopo la sua morte, gli eredi chiedono l'accertamento dell'avvenuta usucapione di un terreno. Gli eredi del venditore si oppongono, eccependo la nullità dell'accordo originario. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso degli eredi del venditore. I giudici confermano che la nullità del contratto di vendita non impedisce il possesso utile a usucapire, se il soggetto si comporta come proprietario esclusivo (uti dominus). Gli eredi del venditore perdono la causa e vengono condannati a pagare le spese legali e una sanzione per lite temeraria.
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Usucapione di un terreno: la recinzione batte il contratto fantasma
La Corte di Cassazione ha confermato l'usucapione di un terreno a favore di una cittadina che aveva recintato e inglobato l'area nel proprio giardino fin dal 1989. Il proprietario originario sosteneva che la donna avesse solo la detenzione del bene, derivante da un vecchio contratto preliminare di vendita mai formalizzato. Tuttavia, non avendo il proprietario prodotto in giudizio tale contratto né dimostrato l'impossibilità di presentarlo, i giudici hanno ritenuto non provata la semplice detenzione. Di conseguenza, la recinzione stabile del terreno ha dimostrato il possesso utile per l'usucapione. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del proprietario, condannandolo anche per lite temeraria al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Coltivare non basta: no all’usucapione di un fondo agricolo
I Proprietari di un terreno agricolo hanno chiesto la restituzione del fondo occupato senza titolo da un uomo. Quest'ultimo si è difeso chiedendo l'accertamento dell'avvenuta usucapione di un fondo agricolo, sostenendo di averlo coltivato per anni, di aver costruito una cisterna e una recinzione parziale. I giudici di merito hanno rigettato la richiesta, decisione confermata dalla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha chiarito che la semplice coltivazione del terreno non basta a dimostrare il possesso come proprietario, poiché compatibile con la tolleranza del titolare. Per l'usucapione serve la prova dell'intenzione di escludere i terzi dal godimento del bene, ad esempio tramite una recinzione completa. Il ricorso è stato rigettato con condanna del ricorrente per abuso del processo.
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Usucapione: la donazione verbale del terreno batte il rogito
Un uomo ha chiesto l'accertamento dell'avvenuta usucapione di alcuni terreni ricevuti dai genitori come donazione verbale alla fine degli anni '70 in vista del matrimonio. I familiari si sono opposti, sostenendo che la donazione verbale fosse nulla e che non vi fosse stato un possesso idoneo. Il Tribunale e la Corte d'appello hanno accolto la domanda del possessore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei familiari, confermando che la donazione verbale di un immobile, sebbene nulla per difetto di forma, esprime la chiara volontà di trasferire il possesso utile per l'usucapione. Di conseguenza, il possessore che ha coltivato e migliorato il fondo per oltre vent'anni ne diventa proprietario a tutti gli effetti, vincendo definitivamente la causa.
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Usucapione di un fondo agricolo: coltivare non basta per vincere
I Coltivatori hanno chiesto l'accertamento dell'avvenuta usucapione di un fondo agricolo di proprietà della Proprietaria. Il Tribunale ha rigettato la domanda, ma la Corte d'Appello l'ha accolta, ritenendo sufficiente la coltivazione del terreno. La Proprietaria ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la semplice coltivazione non basta per l'usucapione di un fondo agricolo. Per dimostrare il possesso utile, serve un comportamento che escluda i terzi, come la recinzione del terreno. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Usucapione di un terreno: perché la recinzione non basta
Due comproprietari chiedevano l'accertamento dell'avvenuta usucapione di un terreno confinante con la loro proprietà, sostenendo di averlo recintato e posseduto per oltre vent'anni. La Corte d'appello respingeva la domanda poiché la recinzione non impediva il passaggio di terzi e non vi era prova del possesso esclusivo per il tempo richiesto dalla legge. I ricorrenti proponevano ricorso in Cassazione lamentando l'omessa valutazione di prove decisive. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la semplice presenza di una recinzione non basta a dimostrare l'usucapione di un terreno se non impedisce l'accesso altrui e se il ricorrente si limita a chiedere una diversa valutazione dei fatti già esaminati dai giudici di merito.
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Usucapione di beni immobili: lavori sul cortile o solo passaggio?
Una donna ha chiesto l'usucapione di beni immobili su un cortile comune, sostenendo di averlo sempre utilizzato come comproprietaria insieme al fratello, eseguendo lavori di pavimentazione e manutenzione. Il fratello si è opposto, evidenziando che il cortile era di sua esclusiva proprietà e che la sorella vi passava solo in virtù di una servitù di passaggio. La Corte d'Appello ha respinto la domanda della donna, ritenendo che i lavori eseguiti non provassero un possesso esclusivo ma fossero compatibili con il diritto di passaggio e la tolleranza del proprietario. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile: la valutazione delle prove spetta solo al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità. La ricorrente perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Usucapione di immobile: scontro tra parenti bloccato in Cassazione
Una familiare chiede l'usucapione di immobile costruito sopra il terreno dei genitori. La Corte d'Appello accoglie la domanda ritenendo provato il possesso esclusivo dal 1988. Un comproprietario ricorre in Cassazione contestando la decisione e sostenendo che si trattasse di un semplice comodato d'uso gratuito tra parenti. La Corte di Cassazione, rilevando la mancata notifica del ricorso a uno dei fratelli coeredi rimasto contumace nei precedenti gradi, ordina l'integrazione del contraddittorio entro novanta giorni, rinviando la decisione finale.
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Usucapione del non coerede: vince chi possiede, non chi eredita
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di due persone che chiedevano di essere dichiarate proprietarie di alcuni immobili per usucapione. I giudici dei gradi precedenti avevano respinto la domanda, trattando erroneamente i ricorrenti come coeredi e applicando le regole più severe previste per l'usucapione tra comproprietari. La Cassazione ha chiarito che i ricorrenti non erano eredi. Pertanto, il loro caso doveva essere valutato secondo le norme ordinarie sull'usucapione del non coerede, che non richiedono la prova di aver escluso gli altri dal godimento del bene. La sentenza è stata annullata e il caso rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio corretto.
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Possesso per usucapione tra parenti: recinzione non basta
Un uomo chiede di essere dichiarato proprietario per usucapione di terreni e fabbricati intestati alla sorella, sostenendo di averli posseduti e coltivati per decenni, arrivando anche a recintarli. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta. I giudici hanno stabilito che, a causa dello stretto legame di parentela, le sue azioni non erano sufficienti a dimostrare un vero possesso per usucapione. Tali attività, inclusa la recinzione, potevano essere interpretate come semplice tolleranza da parte della sorella. La prova del possesso deve essere molto più rigorosa quando ci sono rapporti familiari. L'uomo perde la causa e viene condannato a pagare le spese legali.
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Usucapione parte comune: sottoscala occupato non basta a vincerlo
Un condomino occupa per decenni un sottoscala, ritenendolo di sua proprietà. Il Condominio agisce in giudizio per riaverlo. Il condomino si difende sostenendo di averlo acquisito per usucapione. La Corte di Cassazione dà ragione al Condominio, stabilendo un principio chiave sull'usucapione parte comune: non basta un uso prolungato ed esclusivo. È necessario dimostrare con atti concreti e inequivocabili di aver impedito agli altri condomini di usare quel bene, manifestando la volontà di possederlo come unico proprietario. Una semplice dichiarazione di un ex amministratore non è sufficiente. Il condomino perde la causa e deve restituire il locale.
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Inusucapibilità Bene Pubblico: No Usucapione Dopo 30 Anni
La Corte di Cassazione ha confermato il principio di inusucapibilità del bene pubblico in un caso riguardante un immobile posseduto da un privato per oltre trent'anni. Gli eredi di un artigiano avevano chiesto di dichiarare l'usucapione di un locale, originariamente di proprietà di un ente di riforma fondiaria. I giudici hanno respinto la richiesta, stabilendo che i beni di tali enti sono per legge destinati a un pubblico servizio e rientrano nel patrimonio indisponibile. Questa natura impedisce l'acquisto per usucapione, a prescindere dall'uso effettivo del bene. Inoltre, le richieste di affitto e acquisto avanzate in passato dagli stessi possessori avevano escluso la presenza di un possesso 'uti dominus', requisito essenziale per l'usucapione.
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Usucapione per detenzione: amicizia non vale titolo di proprietà
Un professionista utilizza per oltre vent'anni un immobile di proprietà di una società, grazie a un accordo amichevole con l'amministratore. Successivamente, egli agisce in giudizio per ottenere il riconoscimento della proprietà per usucapione. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta, stabilendo un principio chiave in materia di **usucapione per detenzione**. Se la relazione con l'immobile nasce da un accordo con il proprietario (detenzione) e non da un'appropriazione unilaterale, non si può diventare proprietari per usucapione. Per farlo, l'utilizzatore avrebbe dovuto dimostrare un atto di aperta opposizione al diritto del proprietario (interversione del possesso), cosa che non è avvenuta. La semplice lunga durata dell'utilizzo non trasforma un detentore in proprietario.
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Usucapione del coerede: fratello esclude la sorella dalla casa
Un fratello, dopo aver posseduto in via esclusiva per oltre trent'anni un immobile proveniente dall'eredità paterna, agisce in giudizio per ottenerne la piena proprietà. La sorella si oppone, ma la Cassazione dà ragione al fratello. La Corte ha stabilito che per l'usucapione del coerede non è necessario un atto formale di opposizione al diritto altrui. È sufficiente che il coerede possessore compia atti concreti e visibili, come edificare, recintare e manutenere il bene, che dimostrino in modo inequivocabile la sua volontà di possederlo come proprietario esclusivo. Tali atti devono essere incompatibili con la possibilità di godimento da parte degli altri coeredi, che di fatto vengono esclusi.
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Usucapione del fondo: coltivare non basta per diventare proprietari
Una persona che occupava un terreno da decenni ha tentato di diventarne proprietaria tramite l'usucapione del fondo. I titolari legittimi si sono opposti. La Corte di Cassazione ha dato ragione a questi ultimi, stabilendo un principio fondamentale: la semplice coltivazione di un terreno non è sufficiente per dimostrare il possesso necessario all'usucapione. Per ottenere la proprietà, l'occupante deve provare di aver compiuto atti inequivocabili, tipici del proprietario, che manifestino l'intenzione di escludere chiunque altro dal bene. Poiché questa prova non è stata fornita in modo adeguato, la richiesta di usucapione è stata respinta in via definitiva.
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Detenzione da preliminare: la Cassazione blocca l’usucapione
La Corte di Cassazione chiarisce un punto fondamentale sull'usucapione. Un soggetto, entrato in un appartamento grazie a un contratto preliminare di vendita, sosteneva di esserne diventato proprietario dopo vent'anni. La Corte ha respinto la sua richiesta, stabilendo un principio netto: la consegna di un immobile tramite preliminare non trasferisce il possesso, ma solo la detenzione. Chi riceve il bene sa di non essere ancora il proprietario e riconosce il diritto del venditore. Questa condizione di 'detenzione da preliminare' impedisce l'usucapione, a meno che non si dimostri un atto chiaro ed esplicito con cui si è iniziato a possedere l'immobile contro la volontà del proprietario. Il semplice godimento del bene, anche per decenni, non è sufficiente.
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Usucapione del coerede: la tolleranza familiare blocca il diritto
Una coerede, dopo aver vissuto per decenni nell'appartamento di famiglia a seguito di una crisi personale, chiedeva di esserne dichiarata unica proprietaria per usucapione. Le sorelle si opponevano, sostenendo che il suo utilizzo esclusivo del bene era frutto di mera tolleranza familiare. La Cassazione ha respinto la domanda della coerede occupante, stabilendo un principio fondamentale sull'usucapione del coerede: non basta il semplice godimento esclusivo del bene. Per usucapire, il coerede deve dimostrare con atti inequivocabili di aver voluto possedere 'uti dominus' (come unico proprietario), escludendo attivamente gli altri. La tolleranza, motivata da legami affettivi e solidarietà, impedisce la maturazione dell'usucapione.
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