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Plusvalenza Immobiliare

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30 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Plusvalenza immobiliare: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12187/2024, ha rimesso a pubblica udienza un caso relativo alla tassazione della plusvalenza immobiliare. La questione riguarda un immobile venduto entro cinque anni dal consolidamento della piena proprietà, avvenuto tramite l'acquisto dell'usufrutto in un momento successivo all'acquisizione per eredità della nuda proprietà. Data la novità della questione e l'assenza di precedenti, la Corte ha ritenuto necessario un approfondimento per stabilire i corretti criteri di calcolo del quinquennio e della base imponibile.
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Plusvalenza immobiliare: il Fisco non può presumerla
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12091/2024, ha stabilito che l'Agenzia delle Entrate non può accertare una maggiore plusvalenza immobiliare basandosi unicamente sul valore dell'immobile determinato ai fini dell'imposta di registro. A seguito di una vendita immobiliare, il Fisco aveva contestato al contribuente un reddito superiore a quello dichiarato. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, confermando che, in base a una norma interpretativa con efficacia retroattiva (d.lgs. 147/2015), sono necessari ulteriori elementi di prova (indizi gravi, precisi e concordanti) per giustificare un tale accertamento. Il contribuente aveva inoltre fornito prove concrete a sostegno del prezzo dichiarato.
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Plusvalenza immobiliare: quando si tassa? La Cassazione
Una contribuente vende un immobile nel 2007 in esecuzione di una procura a vendere del 2003, destinando il ricavato a un creditore terzo. L'Agenzia delle Entrate accerta una plusvalenza immobiliare per il 2007. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della contribuente, stabilendo che, in base al principio di cassa, il momento impositivo coincide con l'anno dell'effettiva percezione del corrispettivo (2007) e non con quello dell'accordo preliminare. La Corte ha inoltre chiarito che la destinazione dei fondi a terzi non esclude la tassabilità, in quanto l'atto di disporre della somma costituisce possesso del reddito.
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Plusvalenza immobiliare: l’accertamento del Fisco
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per una maggiore plusvalenza immobiliare derivante dalla vendita di un terreno. L'Agenzia delle Entrate aveva basato la sua pretesa sul valore dell'immobile ai fini dell'imposta di registro e sulle quotazioni OMI. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che, sebbene le sole quotazioni OMI non siano sufficienti, la loro combinazione con altri elementi indiziari, come il valore accertato per l'imposta di registro, costituisce una prova presuntiva valida per l'accertamento della plusvalenza immobiliare. La Corte ha anche confermato la validità della firma dell'atto da parte di un funzionario delegato.
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Plusvalenza immobiliare: limiti all’accertamento
In un caso di accertamento fiscale per plusvalenza immobiliare, la Cassazione ha annullato la decisione di merito. L'Agenzia delle Entrate aveva ricalcolato il guadagno sulla base del valore di mercato del terreno, non sul prezzo dichiarato. La Corte ha stabilito che il Fisco deve provare l'effettivo maggior incasso da parte del venditore e non può sostituire automaticamente il prezzo pattuito con il valore normale del bene. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Plusvalenza immobiliare: il prezzo dichiarato fa fede
L'Agenzia delle Entrate ha contestato una plusvalenza immobiliare basandosi sul prezzo dichiarato nell'atto di vendita. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'accertamento, ritenendo che l'Ufficio dovesse valutare il valore reale del bene. La Cassazione ha cassato la sentenza, stabilendo che il calcolo della plusvalenza si basa sul corrispettivo dichiarato dalle parti, salvo prova contraria dell'Amministrazione finanziaria.
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Plusvalenza immobiliare: quando si paga l’imposta?
Un contribuente ha contestato la tassazione di una plusvalenza immobiliare sostenendo che il momento rilevante fosse il contratto preliminare, stipulato quando il terreno era agricolo. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2906/2024, ha respinto il ricorso, stabilendo che il presupposto impositivo sorge con l'atto definitivo di compravendita. È in quel momento, infatti, che si trasferisce la proprietà e si deve valutare la natura edificabile del terreno, rendendo la plusvalenza imponibile.
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Plusvalenza immobiliare: quando inizia il quinquennio?
La Corte di Cassazione stabilisce che ai fini della tassazione della plusvalenza immobiliare, il quinquennio decorre dalla data dell'atto notarile di acquisto e non da quella di costruzione dell'immobile. Anche se un immobile è stato costruito a proprie spese su terreno altrui (in questo caso, dei genitori), la proprietà si acquista legalmente solo con il rogito. Pertanto, la vendita avvenuta prima che siano trascorsi cinque anni dall'atto notarile è soggetta a tassazione.
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Plusvalenza immobiliare: sì a dichiarazioni di terzi
Un contribuente ha venduto un immobile entro cinque anni, realizzando una plusvalenza. L'Agenzia delle Entrate ha tassato il guadagno, ritenendo che non fosse l'abitazione principale del venditore. La Corte di Cassazione ha stabilito che il giudice di merito ha errato nel non considerare le dichiarazioni scritte di terzi come prova. La Corte ha chiarito che tali dichiarazioni, pur non essendo testimonianze formali, sono ammissibili come elementi indiziari per dimostrare l'effettivo utilizzo dell'immobile come residenza principale, un fattore chiave per l'esenzione fiscale sulla plusvalenza immobiliare. Di conseguenza, il caso è stato rinviato per una nuova valutazione di tutte le prove.
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Plusvalenza immobiliare e usufrutto: la decisione
La Corte di Cassazione ha chiarito che la vendita di un immobile, avvenuta entro cinque anni dal consolidamento della piena proprietà (acquisto dell'usufrutto dopo aver ereditato la nuda proprietà), genera una plusvalenza immobiliare tassabile. Il quinquennio per la presunzione di intento speculativo decorre dalla data dell'ultimo acquisto che ha determinato la piena proprietà, ovvero l'acquisto del diritto di usufrutto.
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