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Personale Ata

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30 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Mansioni superiori personale ATA: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni dipendenti scolastici, chiarendo il metodo di calcolo dell'indennità per mansioni superiori personale ATA. La Corte ha confermato che, secondo la normativa vigente, l'indennità è pari alla differenza tra il trattamento economico iniziale della qualifica superiore (DGSA) e l'intero stipendio già percepito dal lavoratore, inclusi gli scatti di anzianità. Questo meccanismo può portare all'azzeramento del compenso aggiuntivo per i dipendenti con maggiore anzianità. È stato inoltre ribadito che la prescrizione dei crediti retributivi nel pubblico impiego decorre durante il rapporto di lavoro.
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Punteggio servizio militare: vale di più se in servizio?
Un membro del personale scolastico ATA ha contestato l'assegnazione di un punteggio servizio militare inferiore perché svolto prima dell'inizio di un rapporto di lavoro con la scuola. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che è legittimo differenziare il punteggio: quello più alto spetta a chi interrompe un lavoro già in essere per adempiere all'obbligo di leva, al fine di non penalizzarlo; quello più basso, equiparato al servizio civile presso enti pubblici, spetta a chi lo ha svolto prima, in quanto le due situazioni non sono comparabili.
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Punteggio servizio militare ATA: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22429/2024, ha stabilito la legittimità della differenziazione del punteggio del servizio militare ai fini delle graduatorie del personale ATA. Viene confermato che il servizio prestato in costanza di rapporto di lavoro riceve una valutazione maggiore rispetto a quello svolto prima dell'instaurazione di un impiego nel settore scolastico. Quest'ultimo viene equiparato al servizio reso presso altre pubbliche amministrazioni, ottenendo un punteggio inferiore. La Corte ha ritenuto tale diversità di trattamento ragionevole e non discriminatoria.
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Punteggio servizio militare: la decisione spetta al Giudice Ordinario
Un membro del personale scolastico ATA ha richiesto il pieno riconoscimento del punteggio per il servizio militare nelle graduatorie. La Corte di Cassazione, con Ordinanza n. 2277/2024, ha risolto la questione di giurisdizione, stabilendo che la competenza a decidere spetta al Giudice Ordinario e non a quello Amministrativo. La decisione si fonda sul fatto che il ricorrente fa valere un diritto soggettivo derivante dalla legge, chiedendo la disapplicazione dell'atto amministrativo che lo limita, anziché il suo annullamento.
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Punteggio servizio militare: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9738/2025, ha stabilito la legittimità della differenziazione del punteggio servizio militare nelle graduatorie del personale scolastico ATA. Il servizio prestato in costanza di rapporto di lavoro viene valutato maggiormente (6 punti) rispetto a quello svolto prima dell'assunzione (0,60 punti), poiché mira a non penalizzare chi interrompe la propria carriera per adempiere a un dovere civico. La Corte ha ritenuto tale differenziazione non discriminatoria e conforme alla normativa primaria.
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Ricostruzione di carriera ATA: i criteri di calcolo
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla corretta modalità di ricostruzione di carriera per un membro del personale ATA passato a un profilo professionale superiore. La lavoratrice chiedeva il riconoscimento integrale e immediato di tutto il servizio pregresso, sia a tempo determinato che in un ruolo inferiore. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la normativa (d.P.R. n. 399/1988) impone un confronto tra due sistemi alternativi: la 'temporizzazione' e la ricostruzione ordinaria, applicando quello più favorevole al dipendente al momento del passaggio, senza cumulare i benefici.
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Punteggio servizio militare: sì alla differenziazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13705/2025, ha stabilito la legittimità della differente valutazione del punteggio servizio militare nelle graduatorie del personale scolastico. Il servizio svolto non in costanza di rapporto di lavoro viene valutato meno rispetto a quello prestato interrompendo un incarico scolastico. Secondo la Corte, questa differenziazione non è discriminatoria ma ragionevole, in quanto tutela chi è costretto a interrompere il proprio servizio per adempiere a un obbligo di legge, equiparando tale periodo al servizio effettivo. Per chi svolge il servizio militare prima di entrare nel mondo della scuola, il punteggio è correttamente assimilato a quello di un generico servizio reso presso un'altra amministrazione pubblica.
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Punteggio servizio civile: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17861/2025, ha stabilito la legittimità della differente valutazione del punteggio servizio civile nelle graduatorie del personale scolastico (ATA). Viene confermato che il servizio civile svolto non in costanza di rapporto di lavoro riceve un punteggio inferiore (0,60 punti per anno) rispetto a quello prestato durante un rapporto di lavoro preesistente (6 punti per anno). La Corte ha ritenuto ragionevole questa distinzione, poiché mira a non penalizzare chi è costretto a sospendere il proprio lavoro per adempiere a un dovere civico, equiparandolo al servizio effettivamente reso, mentre valuta correttamente il servizio autonomo come una generica prestazione presso un ente pubblico.
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Indennità mansioni superiori: calcolo e assorbimento
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due dipendenti scolastici che, svolgendo funzioni superiori di DSGA, chiedevano un'indennità non decurtata. La Corte ha confermato che, secondo la normativa vigente (L. 228/2012), l'indennità per mansioni superiori si calcola come differenza tra il trattamento iniziale del DSGA e l'intera retribuzione del dipendente incaricato, inclusa la 'posizione economica' maturata. Questo meccanismo può portare a una riduzione o azzeramento dell'indennità per i lavoratori con maggiore anzianità, un principio ritenuto legittimo.
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Inquadramento personale ATA: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso del Ministero dell'Istruzione confermando il diritto di un dipendente, trasferito dal personale di un ente locale a quello statale (personale ATA), a un inquadramento superiore. La Suprema Corte ha stabilito che, in assenza di un profilo professionale esattamente corrispondente, la classificazione deve basarsi sulle mansioni concretamente svolte e non sulle mere tabelle di equiparazione, al fine di evitare un peggioramento della posizione lavorativa del dipendente. In questo caso, le mansioni di autonomia e coordinamento giustificavano l'inquadramento nell'area C anziché nell'area B.
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