L'Imputato, originariamente accusato di tentata violenza privata, ha subito la riqualificazione del reato in minaccia semplice da parte del Tribunale. La difesa ha impugnato la decisione lamentando l'incompetenza del giudice ordinario a favore del Giudice di pace e la violazione del diritto di difesa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso principale, confermando la legittimità della riqualificazione poiché la minaccia è un elemento costitutivo della violenza privata. Tuttavia, i giudici hanno rilevato d'ufficio l'illegalità della pena pecuniaria di 200 euro inflitta all'Imputato, poiché superiore al massimo edittale di 51 euro vigente al momento del fatto nel settembre 2013. La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio la sentenza limitatamente al trattamento sanzionatorio, rideterminando la multa in 50 euro e condannando l'Imputato a rifondere le spese alla Parte Civile.
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