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Periodo Sospetto

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54 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Periodo sospetto: quando inizia in caso di fallimenti?
Una società viene dichiarata fallita, ma la sentenza è revocata per applicare l'amministrazione straordinaria. Fallita nuovamente, sorge un dubbio: da quando si calcola il periodo sospetto per le azioni revocatorie? La Corte di Cassazione stabilisce che il calcolo deve partire dalla data della prima dichiarazione di fallimento, affermando il principio di continuità tra le procedure concorsuali basate sullo stesso stato di insolvenza, al fine di garantire la massima tutela dei creditori.
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Consecuzione procedure concorsuali: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11226/2025, ha stabilito che l'intervallo temporale tra due domande di concordato preventivo non impedisce di applicare il principio di consecuzione procedure concorsuali. Ai fini della retrodatazione del periodo sospetto per l'azione revocatoria, è decisiva la continuità della crisi aziendale e non la mera successione cronologica. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva negato la consecuzione solo a causa di un lasso di tempo di alcuni mesi tra le procedure, ritenendo tale approccio riduttivo.
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Consecuzione delle procedure: quando inizia il periodo
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di fallimento preceduto da più domande di concordato, il principio di consecuzione delle procedure impone di retrodatare l'inizio del periodo sospetto per la revocatoria alla data della prima domanda, anche se dichiarata inammissibile. La Corte ha rigettato il ricorso di un creditore, confermando l'inefficacia di pagamenti ricevuti nel semestre antecedente la prima istanza, poiché l'intera sequenza di procedure origina da un unico stato di crisi.
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Azione revocatoria: quando il creditore è consapevole
Una società creditrice ha ricevuto pagamenti da un'altra società, poi fallita. Il curatore ha esercitato l'azione revocatoria fallimentare, sostenendo che la creditrice fosse a conoscenza dell'insolvenza. La Cassazione ha confermato la revoca, chiarendo che la valutazione delle prove sulla conoscenza dello stato di decozione spetta al giudice di merito. Ha però corretto la data di decorrenza degli interessi sulla somma da restituire.
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Pagamento anticipato debito: inefficacia nel fallimento
La Corte di Cassazione ha confermato che il pagamento anticipato debito, effettuato da una società poi fallita entro i due anni antecedenti la dichiarazione di fallimento, è inefficace nei confronti dei creditori. Anche se il contratto di finanziamento prevedeva la facoltà di estinzione anticipata, tale clausola non prevale sulla norma fallimentare (art. 65 L. Fall.), posta a tutela della parità di trattamento dei creditori (par condicio creditorum). La Corte ha ritenuto irrilevante la tesi difensiva dell'istituto di credito, ribadendo l'oggettività del presupposto dell'anticipazione del pagamento.
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Periodo sospetto: la data della domanda, non il decreto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12148/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di azione revocatoria fallimentare. In caso di consecuzione tra concordato preventivo e fallimento, il 'periodo sospetto' per la revoca degli atti pregiudizievoli ai creditori decorre dalla data di deposito della domanda di concordato e non dalla data del successivo decreto di ammissione. La Suprema Corte ha cassato la decisione della Corte d'Appello, che aveva erroneamente posticipato l'inizio del periodo di osservazione, accogliendo la tesi del curatore fallimentare e riaffermando il principio della 'consecuzione delle procedure' per tutelare la par condicio creditorum sin dal primo momento di emersione della crisi.
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Azione revocatoria amministrazione straordinaria: i termini
Una società in amministrazione straordinaria ha intentato un'azione revocatoria contro un istituto bancario per recuperare somme versate prima della crisi. I tribunali di merito avevano respinto la domanda, ritenendola tardiva perché calcolavano il termine di prescrizione dalla data della dichiarazione di insolvenza. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale per l'azione revocatoria amministrazione straordinaria: il termine per agire non decorre dalla dichiarazione di insolvenza, ma dalla successiva autorizzazione ministeriale al programma di cessione dei complessi aziendali. Solo da quel momento, infatti, il commissario straordinario è legalmente autorizzato a proporre l'azione.
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Scientia decoctionis: errore sulla società insolvente
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di appello in un caso di azione revocatoria fallimentare. La corte territoriale aveva erroneamente valutato la 'scientia decoctionis' dell'acquirente di quote societarie, confondendo la situazione patrimoniale della società le cui quote erano state vendute con quella della società, poi fallita, del venditore. La Suprema Corte ha chiarito che la prova della conoscenza dello stato di insolvenza deve riguardare il soggetto cedente e non la società target dell'operazione, accogliendo il ricorso anche per omessa valutazione di elementi decisivi, come la presenza di abusi edilizi che incidevano sul valore degli immobili.
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Pagamenti termini d’uso: l’esenzione dalla revocatoria
Una procedura di amministrazione straordinaria ha intentato un'azione revocatoria contro un'agenzia di marketing per recuperare due pagamenti effettuati da un'impresa prima della dichiarazione di insolvenza. Il Tribunale ha respinto la domanda, applicando l'esenzione prevista per i pagamenti termini d'uso. La decisione sottolinea che, in assenza di una prassi consolidata a causa di un rapporto commerciale recente, le condizioni contrattuali pattuite diventano il parametro di riferimento per valutare la normalità delle transazioni, escludendole dalla revocatoria.
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Termini d’uso: pagamenti salvi dalla revocatoria
Una società in amministrazione straordinaria ha richiesto la revoca dei pagamenti dei canoni di locazione effettuati a favore del locatore prima della dichiarazione di insolvenza. Il Tribunale ha respinto la domanda, stabilendo che i pagamenti, sebbene avvenuti con un leggero e costante ritardo rispetto alle scadenze contrattuali, rientravano nei 'termini d'uso' consolidatisi tra le parti. Questa prassi commerciale prevale sul contratto, rendendo i pagamenti non soggetti a revocatoria fallimentare.
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Revocatoria pagamenti: quando la prassi salva i canoni
Una società in amministrazione straordinaria ha richiesto la revocatoria dei pagamenti dei canoni di locazione effettuati a favore della società locatrice nel cosiddetto 'periodo sospetto'. Il Tribunale ha rigettato la domanda, stabilendo che i pagamenti, sebbene avvenuti con un leggero ritardo rispetto alle scadenze contrattuali, erano esenti da revocatoria. La decisione si basa sulla dimostrazione di una prassi consolidata e tollerata tra le parti, che ha reso tali pagamenti conformi ai 'termini d'uso' previsti dalla legge fallimentare, assorbendo la questione della conoscenza dello stato di insolvenza.
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Revocatoria fallimentare: pagamenti a rischio
Il Tribunale di Venezia accoglie un'azione di revocatoria fallimentare promossa dalla curatela. Annullati pagamenti per €380.000 a un fornitore, poiché eseguiti nel 'periodo sospetto' e con la provata conoscenza dello stato di insolvenza da parte del creditore, desunta da ritardi, piani di rientro falliti e comunicazioni via email.
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Azione revocatoria: pagamenti pre-fallimento revocati
Il Tribunale di Torino ha accolto un'azione revocatoria promossa da una società in amministrazione straordinaria. Ha dichiarato inefficaci due pagamenti per oltre 183.000 euro, effettuati a favore di un fornitore nei sei mesi antecedenti la dichiarazione di insolvenza. La decisione si basa sulla presunzione di conoscenza dello stato di crisi del debitore da parte del creditore, desunta dalla necessità di quest'ultimo di intraprendere ripetute azioni legali per ottenere il pagamento dei propri crediti.
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Pagamenti revocatoria fallimentare: la sentenza
Una sentenza del Tribunale di Roma affronta il tema dei pagamenti in revocatoria fallimentare, distinguendo tra pagamenti anteriori e successivi alla domanda di concordato preventivo. Il tribunale ha dichiarato inefficace un pagamento di 12.500 euro, effettuato durante la procedura di concordato, qualificandolo come atto di straordinaria amministrazione non autorizzato perché superiore al compenso pattuito e versato in anticipo. Al contrario, ha ritenuto legittimo un precedente pagamento di circa 4.800 euro, in quanto rientrante nelle esenzioni previste per le prestazioni professionali funzionali all'attività d'impresa.
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