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Pericolosità Sociale Qualificata

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47 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Confisca beni eredi: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli eredi e di terzi interessati contro un decreto di confisca beni eredi. La Corte ha confermato la valutazione di pericolosità sociale qualificata, per appartenenza mafiosa, di un imprenditore defunto, ritenendo che tale valutazione potesse fondare la confisca dei beni entrati nella disponibilità dei suoi familiari. La sentenza ha stabilito che anche i beni acquistati molto tempo dopo la cessazione della condotta pericolosa sono confiscabili se rappresentano il reimpiego di profitti illeciti originari. È stato inoltre respinto il motivo di ricorso relativo alla presunta tardività del deposito della decisione d'appello.
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Estorsione ambientale: confisca anche senza minacce
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di un bene immobile nei confronti di quattro persone ritenute socialmente pericolose. La Corte ha qualificato l'acquisizione gratuita del bene come la fase finale di una complessa operazione di estorsione ambientale. Secondo i giudici, partecipare alla riscossione del profitto di un'estorsione costituisce concorso nel reato e non un semplice favoreggiamento, anche in assenza di minacce dirette da parte dei beneficiari, essendo sufficiente il clima di intimidazione generato dal contesto mafioso.
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Sorveglianza speciale: limiti al ricorso in Cassazione
La Cassazione conferma la sorveglianza speciale per un professionista legato a un'associazione mafiosa, chiarendo i limiti del ricorso. Il ricorso è inammissibile se critica la logica della motivazione anziché una violazione di legge, come la motivazione apparente. La pericolosità sociale attuale può sussistere anche se le condotte sono risalenti e l'attività professionale cessata.
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Confisca di prevenzione: il dies a quo della pericolosità
La Cassazione annulla parzialmente una confisca di prevenzione. L'accertamento del 'dies a quo' (inizio) della pericolosità sociale deve basarsi su prove precise e non su mere deduzioni logiche, specialmente se si retrodata rispetto a un periodo già accertato in sede penale. Il ricorso è stato accolto per un ricorrente e rigettato per l'altro.
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Inammissibilità ricorso: quando l’appello è infondato
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità di un ricorso contro una condanna per violazione delle misure di prevenzione. Il ricorso è stato ritenuto manifestamente infondato perché si limitava a riproporre argomenti già respinti in appello, come la difficoltà economica e la richiesta di non punibilità, senza contestare specificamente le motivazioni della corte territoriale. Questo caso evidenzia il principio di inammissibilità ricorso per motivi non specifici.
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Pericolosità sociale: i limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una misura di sorveglianza speciale, confermando la valutazione di pericolosità sociale del soggetto. La sentenza ribadisce che, nei procedimenti di prevenzione, il ricorso è limitato alla "violazione di legge", escludendo il riesame del merito o della logicità della motivazione, a meno che questa non sia totalmente assente o meramente apparente. La decisione si fondava su elementi indiziari di vicinanza a un'associazione mafiosa e coinvolgimento in un grave reato di estorsione.
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Confisca di prevenzione: beni a rischio con redditi bassi
La Corte di Cassazione conferma la confisca di prevenzione di un immobile, ritenendo legittima la misura quando la pericolosità sociale del soggetto coincide temporalmente con l'accumulo dei beni e vi è una chiara sproporzione con i redditi dichiarati. La Corte ha respinto i ricorsi del proposto e della figlia, intestataria dell'immobile, sottolineando come la difesa non sia riuscita a provare la provenienza lecita dei fondi utilizzati per la costruzione del fabbricato.
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