Il Tribunale applicava a un imputato la pena concordata per furto pluriaggravato. Il Procuratore Generale ricorreva in Cassazione, lamentando un errore nel calcolo dell'aumento per la continuazione dei reati, inferiore al minimo di un terzo previsto per i recidivi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che nel patteggiamento e calcolo della pena gli errori nei passaggi intermedi della determinazione della sanzione non rilevano, purché la pena finale concordata non sia illegale, ovvero resti entro i limiti edittali previsti dalla legge. Nel caso specifico, la sanzione finale di due anni di reclusione rientrava perfettamente nei limiti di legge.
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