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Ordinanza Del Riesame

13 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Provvedimento emesso da un organo collegiale (il Tribunale del riesame) che decide sulla legittimità di una misura cautelare, come il sequestro, a seguito dell'impugnazione da parte dell'interessato.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Violazione Domiciliari: Aggravamento Misura Cautelare Confermato
Un Individuo, sottoposto agli arresti domiciliari per reati legati a stupefacenti e detenzione illegale di arma, ha visto aggravarsi la sua misura cautelare con la custodia in carcere. Questo è avvenuto a seguito di ripetute violazioni delle prescrizioni, come contatti non autorizzati e possesso di piccole quantità di droga. L'Individuo ha contestato l'aggravamento misura cautelare, sostenendo che le violazioni fossero lievi e che il Tribunale non avesse valutato correttamente la sua situazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione precedente. La Corte ha ribadito che il giudice di merito ha il potere di inasprire la misura se le violazioni dimostrano una carenza di autocontrollo e un rischio di reiterazione del reato.
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Sequestro Preventivo: Denaro Bloccato, Motivazione Manca
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo di denaro nei confronti di un indagato per reati associativi, tra cui associazione mafiosa. Il Tribunale del riesame aveva disposto il sequestro di 1.175 euro, ma la Cassazione ha rilevato una grave mancanza di motivazione. Non era stato chiarito il necessario rapporto di strumentalità tra la somma sequestrata e i reati contestati. L'indagato sosteneva che il denaro provenisse dalla sua attività lecita. La sentenza sottolinea che anche in caso di confisca obbligatoria, il legame tra il bene e il reato deve essere rigorosamente dimostrato. Il caso tornerà al Tribunale di Palermo per un nuovo esame.
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Gravi Indizi di Colpevolezza: Conferme e Annullamenti in Cassazione
Il Tribunale del Riesame ha confermato la custodia cautelare per un Indagato, gravemente indiziato di partecipazione a un sodalizio criminale dedito al traffico di stupefacenti, estorsione e reati in materia di armi. L'Indagato ha presentato ricorso in Cassazione contestando la valutazione dei gravi indizi di colpevolezza. La Suprema Corte ha annullato l'ordinanza solo per un capo d'accusa relativo alle armi (capo 313) per insufficiente motivazione, rinviando al Tribunale del Riesame per un nuovo esame. Ha invece rigettato il ricorso per tutti gli altri capi, confermando la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza per associazione, droga ed estorsione.
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Sequestro preventivo: quando è legittimo estenderlo?
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imprenditore contro l'ordinanza di un Tribunale del riesame che disponeva il sequestro preventivo dell'intera area di un ristorante. La misura era stata presa a seguito di reiterate violazioni dei sigilli su una parte della struttura. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la legittimità del sequestro esteso. La decisione si fonda sulla valutazione del pericolo attuale e concreto di reiterazione del reato, sulla proporzionalità della misura e sulla strumentalità delle aree aggiuntive (come cucine e bar) per la commissione delle violazioni.
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Sopravvenuta carenza di interesse: ricorso inammissibile
Un indagato, sottoposto a misura cautelare per reati legati agli stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione contestando l'utilizzabilità di chat criptate e l'aggravante della transnazionalità. Nelle more del giudizio, due decisioni separate (una delle Sezioni Unite e una del G.u.p.) hanno risolto le questioni a suo favore. Di conseguenza, ha rinunciato al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, stabilendo che, non essendo tale carenza imputabile al ricorrente, non vi è condanna al pagamento delle spese processuali.
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Carenza di Interesse: Ricorso Inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per sopravvenuta carenza di interesse. L'indagato aveva impugnato un'ordinanza cautelare basandosi su questioni giuridiche (uso di chat criptate e aggravante di transnazionalità) che sono state risolte da altre sentenze durante il processo, rendendo il suo gravame privo di scopo. La Corte ha stabilito che, in questo caso, non vi è condanna alle spese processuali.
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Sequestro preventivo: carta in uso legittima il reato?
Un indagato per frode informatica e autoriciclaggio ha impugnato il sequestro preventivo della sua carta prepagata, sostenendo di essere vittima di furto d'identità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo decisiva la disponibilità materiale della carta da parte dell'indagato. Secondo la Corte, è illogico che un truffatore, dopo aver rubato un'identità, permetta alla sua vittima di beneficiare dei proventi di altre truffe. L'uso della carta anche per scopi leciti, come ricevere lo stipendio, non esclude la sua funzione nel meccanismo illecito.
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Concorso esterno: quando l’intermediario è colpevole
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un dipendente accusato di concorso esterno in associazione mafiosa per il suo ruolo di intermediario tra l'azienda per cui lavorava e un clan. La difesa sosteneva che l'imputato agisse per timore e per mantenere il lavoro, ma la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. È stato confermato che la consapevolezza di fornire un contributo essenziale al clan, permettendone l'ingerenza e il controllo su attività economiche, integra il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, a prescindere da concorrenti finalità personali.
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Intercettazioni captatore informatico: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di due individui accusati di associazione mafiosa, confermando la custodia cautelare. La sentenza affronta la validità delle intercettazioni tramite captatore informatico (trojan), chiarendo che un decreto di proroga può fungere da autonoma autorizzazione, sanando vizi del provvedimento iniziale. La Corte ha inoltre ribadito che le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, se corroborate da altri elementi come le intercettazioni e le testimonianze delle vittime, costituiscono gravi indizi di colpevolezza per dimostrare la partecipazione al sodalizio criminale.
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Partecipazione associazione a delinquere: la prova
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di partecipazione associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. La Corte ha stabilito che, per configurare la partecipazione, non sono sufficienti prove generiche come la frequentazione di altri affiliati o l'uso di appellativi amichevoli, ma è necessario un contributo causale, concreto e consapevole al sodalizio. Il caso è stato rinviato al Tribunale del riesame per una nuova valutazione, mentre sono stati ritenuti sussistenti i gravi indizi per specifici reati di spaccio.
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Collaboratori di giustizia: la valutazione della prova
Un indagato ricorre in Cassazione contro una misura cautelare per associazione mafiosa, sostenendo l'inattendibilità delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. La Suprema Corte rigetta il ricorso, confermando la validità delle dichiarazioni se valutate con un rigoroso metodo che include l'analisi della credibilità del dichiarante e la presenza di riscontri esterni. La sentenza ribadisce i principi fondamentali per l'utilizzo di questa delicata fonte di prova.
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Partecipazione associazione mafiosa: quando è stabile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato per partecipazione ad associazione mafiosa. La Corte conferma che la 'messa a disposizione' e l'agire come 'longa manus' di un capo clan in episodi estorsivi strategici dimostrano un inserimento stabile e organico nel sodalizio, superando la tesi di una partecipazione meramente sporadica.
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Legittimazione a ricorrere: chi può impugnare?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27188/2025, dichiara inammissibile il ricorso di una donna contro l'annullamento di un sequestro preventivo. La decisione si fonda sulla carenza di legittimazione a ricorrere, poiché la ricorrente non era parte del precedente procedimento di riesame che aveva annullato la misura cautelare.
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