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Ordinamento Penitenziario

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559 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Detenuto 41-bis: CD musicali negati per sicurezza, Cassazione annulla
Un detenuto, sottoposto al regime detentivo differenziato (41-bis), ha chiesto di acquistare compact disk musicali e un lettore. La Direzione del carcere ha negato l'autorizzazione per motivi di sicurezza. Dopo un primo rigetto del Magistrato di sorveglianza, il Tribunale di sorveglianza ha accolto il reclamo del detenuto, ordinando l'acquisto. Il Ministero della Giustizia ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha accolto il ricorso, annullando la decisione del Tribunale. Ha ribadito che il diniego è legittimo se l'Amministrazione penitenziaria non può garantire la messa in sicurezza dei dispositivi, aspetto non adeguatamente verificato dal Tribunale. La Cassazione ha quindi rinviato la questione per un nuovo esame.
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Colloqui in Carcere: Videochiamata Legittima anche per 41-bis
Un detenuto sottoposto al regime speciale (Art. 41-bis) ha chiesto di poter effettuare colloqui in carcere con i familiari tramite videochiamata durante l'emergenza Covid-19. Il Magistrato di Sorveglianza ha accolto la richiesta, e il Tribunale di Sorveglianza ha confermato. Il Ministero della Giustizia ha presentato ricorso, sostenendo che la normativa emergenziale consentisse solo colloqui telefonici per i detenuti in regime speciale e che il Tribunale avesse invaso le competenze delle forze dell'ordine. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che l'uso della videochiamata per i colloqui in carcere è legittimo quando i colloqui in presenza sono impossibili o molto difficili, anche per i detenuti in regime speciale. La Corte ha anche confermato la legittimità del supporto logistico per i familiari.
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Pericolosità Sociale e Misure alternative alla detenzione: ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva l'ammissione alle Misure alternative alla detenzione, come l'affidamento in prova e la detenzione domiciliare. Il Tribunale di Sorveglianza aveva negato tali misure a causa della persistente pericolosità sociale del soggetto, evidenziata da recenti episodi di evasione e spaccio di stupefacenti. La Suprema Corte ha confermato la validità della motivazione del Tribunale, ritenendo che il condannato non avesse dimostrato un'effettiva cessazione della sua pericolosità. Il ricorso è stato respinto, con condanna alle spese e al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende.
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Colloqui a distanza detenuti 41-bis: Cassazione conferma il diritto
Il Tribunale di Sorveglianza di Sassari aveva autorizzato un detenuto sottoposto al regime differenziato (41-bis) a effettuare colloqui a distanza con i familiari durante l'emergenza pandemica. L'Amministrazione Penitenziaria e il Ministero della Giustizia hanno presentato ricorso contro questa decisione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che i Colloqui a distanza detenuti 41-bis sono legittimi in caso di impossibilità o grave difficoltà a svolgere quelli in presenza, come avvenuto durante la pandemia.
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Detenzione domiciliare negata: revoca misura alternativa blocca il beneficio
Un Lavoratore, condannato con pene brevi, ha chiesto la detenzione domiciliare per scontare la pena a casa, invocando anche le norme speciali per l'emergenza Covid-19. Il Tribunale di Sorveglianza e poi la Cassazione hanno respinto la sua richiesta. La ragione principale è che al Lavoratore era stata precedentemente revocata una misura alternativa alla detenzione (l'affidamento in prova). Questa revoca costituisce una "causa ostativa" (un impedimento) che esclude la possibilità di accedere a nuove misure alternative, inclusa la detenzione domiciliare, anche in tempi di emergenza sanitaria. Il ricorso del Lavoratore è stato dichiarato inammissibile.
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Detenzione domiciliare: condotta regolare non basta per il beneficio
Il Tribunale di Sorveglianza ha concesso la detenzione domiciliare a un condannato con numerosi precedenti, pur negando l'affidamento in prova. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione, sostenendo che la pericolosità del soggetto non era stata adeguatamente valutata, nonostante un periodo di condotta regolare. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando l'ordinanza e rinviando gli atti al Tribunale di Sorveglianza. Ha ribadito che la concessione della detenzione domiciliare richiede una valutazione approfondita della personalità del condannato e della sua effettiva rieducazione, non bastando la sola condotta regolare.
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Diritti del Detenuto in Regime Speciale: Reclamo Respinto dalla Cassazione
Un Detenuto, sottoposto a regime carcerario speciale (41-bis), ha presentato un reclamo per diverse questioni, tra cui la mancata consegna di un libro giocattolo, ritardi nell'esame universitario e il divieto di spedire più lettere in una busta. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto il reclamo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del Detenuto inammissibile. Ha ritenuto le sue argomentazioni generiche e non in grado di contrastare le motivazioni dei giudici precedenti. Il Detenuto non ha dimostrato un pregiudizio concreto ai suoi diritti del detenuto in regime speciale. La Corte ha quindi confermato la decisione precedente, condannando il Detenuto al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Diritto allo Studio Detenuto 41-bis: Calcolatrice Negata, Ricorso Inammissibile
Un detenuto, sottoposto al regime speciale del 41-bis, ha chiesto di acquistare una calcolatrice scientifica per esercitare il suo diritto allo studio in carcere. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del detenuto inammissibile. La Corte ha ritenuto che la richiesta fosse troppo generica e non dimostrasse un reale pregiudizio al diritto allo studio del detenuto 41-bis, dato che l'istituto offriva già strumenti simili. Inoltre, l'amministrazione penitenziaria temeva che la calcolatrice potesse essere usata per comunicazioni occulte, compatibilmente con le esigenze di sicurezza del regime speciale.
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Affidamento in prova all’estero: tra possibilità legale e prove insufficienti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Condannato che chiedeva l'affidamento in prova al servizio sociale all'estero. Il Condannato, residente in Romania, aveva una pena residua da scontare. Il Tribunale di Sorveglianza aveva negato la misura per insufficienza di documentazione e impossibilità di verificare l'affidabilità e la condotta del Condannato. La Cassazione ha confermato che, sebbene l'affidamento in prova all'estero sia possibile, la legge non fornisce strumenti per l'acquisizione di informazioni in questi casi. Spetta al Condannato fornire una collaborazione adeguata e documentazione sufficiente.
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Regime detentivo 41-bis: Proroga Legittima anche dopo la Pena Ostative
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un detenuto, condannato per associazione mafiosa, contro la proroga del suo Regime detentivo 41-bis. Il detenuto contestava la persistente pericolosità e sollevava dubbi sulla costituzionalità del 41-bis, sostenendo che non dovrebbe applicarsi dopo aver espiato la pena per i reati ostativi. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il Regime detentivo 41-bis ha scopo preventivo, non sanzionatorio, e mira a recidere i collegamenti con la criminalità organizzata, indipendentemente dall'espiazione della pena per i reati specifici. La questione di costituzionalità è stata ritenuta manifestamente infondata.
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Regime detentivo speciale: Socialità e Aria Aperta, diritti distinti
Il Ministero della Giustizia ha presentato un ricorso contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza. La questione riguardava la distinzione tra "permanenza all'aperto" e "socialità" per un detenuto sottoposto a regime detentivo speciale (art. 41 bis ord.pen.). Il Ministero sosteneva che una recente riforma avesse permesso di ridurre il tempo complessivo di socialità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha chiarito che permanenza all'aperto e socialità sono due diritti distinti, con scopi diversi. La socialità interna non può sostituire le due ore minime di permanenza all'aperto, anche per chi è in regime detentivo speciale.
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Revoca Liberazione Anticipata: Fatti Nuovi o Già Noti?
Un Detenuto aveva ottenuto la liberazione anticipata, poi revocata dal Magistrato di sorveglianza per la sua partecipazione a una rivolta in carcere. Il Tribunale di sorveglianza aveva confermato la revoca, sostenendo che si basava su un principio generale di revocabilità dei provvedimenti quando emergono fatti nuovi. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. Ha stabilito che le informazioni sulla condotta del Detenuto erano già presenti nel fascicolo prima della concessione del beneficio. Pertanto, non si trattava di fatti nuovi. La revoca liberazione anticipata è possibile solo per reati commessi dopo la concessione del beneficio, condizione non verificata nel caso specifico.
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Revoca Semilibertà: Auto Sequestrata e Amicizie Pericolose Costano la Libertà
Un condannato, beneficiario della semilibertà, ha visto revocare la misura alternativa al carcere dal Tribunale di Sorveglianza. La revoca è avvenuta dopo che l'uomo è stato fermato a bordo di un'auto sottoposta a fermo amministrativo e priva di assicurazione, in compagnia di persone con precedenti penali. Nonostante le sue giustificazioni, la Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del suo ricorso. La Suprema Corte ha ritenuto che il suo comportamento dimostrasse una persistente difficoltà a distaccarsi da relazioni sociali non idonee al reinserimento, rendendo negativa l'esperienza della semilibertà.
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Detenzione domiciliare negata: reati ostativi bloccano il beneficio
Un Condannato anziano ha chiesto la detenzione domiciliare, sia ordinaria che per ultrasettantenni, e il differimento della pena per motivi di salute. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto le sue richieste, dichiarandole inammissibili a causa della natura ostativa dei reati per cui era stato condannato. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso del Condannato, ribadendo che i reati ostativi precludono l'accesso alla detenzione domiciliare. Il Condannato è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Reclamo generico del detenuto: lettore musicale vs discrezionalità
Un detenuto, sottoposto al regime speciale dell'articolo 41-bis, lamentava la limitazione oraria nell'uso di un lettore digitale di musica. Il Magistrato di Sorveglianza aveva rigettato il suo reclamo, qualificandolo come "reclamo generico del detenuto", non riguardante un diritto soggettivo. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. Ha stabilito che la limitazione delle modalità di esercizio di un diritto, se rientra nella discrezionalità amministrativa e non lede il diritto in sé, non configura la violazione di un diritto soggettivo. Il detenuto è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Liberazione anticipata: la condotta irregolare blocca il beneficio
Un Condannato ha chiesto la liberazione anticipata, un beneficio che riduce la pena per buona condotta. Il Tribunale di Sorveglianza ha negato la richiesta, rilevando che il Condannato aveva commesso nuove irregolarità penali durante il periodo in questione, come violazioni di prescrizioni e lesioni personali. Questi comportamenti hanno dimostrato una scarsa adesione al percorso rieducativo. Il Condannato ha presentato ricorso, sostenendo che i fatti non fossero gravi o rilevanti per il periodo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la liberazione anticipata richiede una partecipazione attiva alla rieducazione e che nuovi reati indicano una condotta non regolare. Il Condannato deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Diritto alla conservazione dei cibi in carcere: frigo o borse termiche?
Un detenuto, sottoposto a regime speciale, ha lamentato l'inadeguatezza dei mezzi per la conservazione dei cibi freschi in cella. Il Tribunale di Sorveglianza aveva disposto l'uso del frigorifero di sezione. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione. Ha stabilito che il Diritto alla conservazione dei cibi in carcere non implica necessariamente un frigorifero personale. Il sistema di borse termiche e tavolette refrigeranti, con adeguata sostituzione, è ritenuto sufficiente a garantire la sana alimentazione. L'Amministrazione penitenziaria mantiene autonomia organizzativa sui mezzi per assicurare tale diritto.
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Reclamo Generico Detenuto: Cassazione Conferma Inammissibilità
Un Detenuto ha presentato un reclamo generico per non poter accedere a specifici canali radio nazionali in carcere. Il Magistrato di Sorveglianza ha ritenuto il reclamo non meritevole di provvedimenti. Il Detenuto ha fatto ricorso in Cassazione, lamentando disparità di trattamento e violazione di legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che il reclamo era generico, non riguardava diritti soggettivi e quindi non era impugnabile. La decisione ha ribadito che l'accesso a canali radio specifici non incide sul diritto all'informazione già garantito. Il Detenuto ha dovuto pagare le spese processuali e una multa.
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Ricorso inammissibile detenuto: borsa termica e l’errore del difensore
Un detenuto, sottoposto a regime speciale, ha presentato un reclamo contro il divieto di possedere una borsa termica. Il Magistrato di Sorveglianza ha respinto il reclamo. Il detenuto ha poi proposto un'impugnazione, qualificata come ricorso per Cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile detenuto poiché non era stato sottoscritto da un difensore abilitato. Il detenuto è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Ottemperanza provvedimento: il Ministero non può ignorare il giudice
Una detenuta, sottoposta al regime speciale 41-bis O.P., aveva ottenuto dal Magistrato di sorveglianza un'ordinanza che le garantiva un colloquio visivo con il figlio. L'Amministrazione penitenziaria non aveva eseguito l'ordine. Il Magistrato di sorveglianza aveva quindi emesso una nuova ordinanza, ai sensi dell'art. 35-bis Ord. pen., per l'ottemperanza del provvedimento, nominando un commissario ad acta. Il Ministero della Giustizia ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che l'ordinanza di ottemperanza dovesse tener conto di una nuova giurisprudenza che limitava tali colloqui. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il giudizio di ottemperanza serve solo a verificare l'esecuzione di un provvedimento definitivo, senza poter riesaminare il merito o applicare nuove interpretazioni giurisprudenziali.
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