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Opposizione A Precetto

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148 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Opposizione a precetto: la competenza per valore
Un condomino proponeva opposizione a un precetto notificatogli da una ditta creditrice del condominio. Sosteneva la competenza del Tribunale che aveva emesso il decreto ingiuntivo originario, a prescindere dal basso valore del precetto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la competenza per l'opposizione a precetto si determina in base al valore del credito precettato e non in base al giudice che ha emesso il titolo. La Corte ha chiarito la distinzione tra notifica nulla, che consente l'opposizione tardiva, e notifica inesistente, che legittima l'opposizione all'esecuzione.
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Opposizione a precetto: competenza per valore e notifica
Una recente ordinanza della Cassazione chiarisce la competenza in caso di opposizione a precetto basata su un decreto ingiuntivo notificato in modo errato. La Corte stabilisce che, se la notifica è semplicemente nulla e non giuridicamente inesistente, la competenza per l'opposizione all'esecuzione si determina in base al valore del credito precettato. In questo caso, il ricorso di una condomina è stato respinto, confermando la competenza del Giudice di Pace data l'esiguità della somma richiesta.
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Prescrizione cartella: stop del Giudice per COVID
Un cittadino ha contestato una cartella di pagamento per sanzioni amministrative, sostenendo l'avvenuta prescrizione del credito. Il Tribunale ha accolto parzialmente la sua opposizione, stabilendo un principio chiave: i debiti il cui termine di prescrizione quinquennale è scaduto prima dell'inizio della sospensione per l'emergenza COVID (8 marzo 2020) sono da considerarsi estinti. Per i debiti la cui prescrizione sarebbe maturata dopo tale data, le normative emergenziali hanno validamente prorogato i termini, rendendo legittima la riscossione. La sentenza chiarisce l'impatto della legislazione pandemica sulla prescrizione cartella.
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Spese straordinarie figlio: no rimborso per auto costosa
Una madre richiedeva al padre il rimborso del 50% del costo di un'auto acquistata per il figlio maggiorenne, ma non ancora autosufficiente, qualificando la spesa come straordinaria. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta. La decisione si fonda sul fatto che l'acquisto, avvenuto senza il consenso del padre, era sproporzionato rispetto alle reali esigenze del ragazzo (un'auto da oltre 22.000 euro per un breve tragitto casa-lavoro) e la necessità è sorta mesi dopo l'acquisto. La Corte ha quindi riqualificato l'operazione non come una spesa straordinaria necessaria, ma come una 'donazione di fatto' della madre verso il figlio, escludendo l'obbligo di rimborso per l'altro genitore.
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Titolo esecutivo: quando una sentenza non è liquida?
La Corte d'Appello di Firenze ha stabilito che una sentenza, per essere considerata un valido titolo esecutivo, deve contenere un'indicazione chiara e determinata dell'importo dovuto. Nel caso specifico, un istituto previdenziale aveva agito per recuperare una rendita basandosi su una precedente sentenza che, pur quantificando la 'riserva matematica', si limitava a menzionare una 'relativa rendita' senza specificarne il quantum. La Corte ha confermato la decisione di primo grado, respingendo l'appello e chiarendo che la genericità della dicitura non permetteva di considerare il credito 'liquido', ovvero determinato o facilmente determinabile con un calcolo aritmetico. Di conseguenza, il creditore non poteva procedere con l'esecuzione forzata per quella specifica voce di credito.
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Notifica al socio: vale per la società e interrompe
Un'ordinanza chiarisce che la notifica al socio illimitatamente responsabile di un atto di pignoramento è valida anche per la società, interrompendo la prescrizione. La corte ha inoltre confermato che la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale è prova sufficiente per la cessione di crediti in blocco, respingendo l'opposizione dei debitori.
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Contrasto tra giudicati: quale sentenza prevale?
Un inquilino si opponeva a un'esecuzione per canoni non pagati, sostenendo un accordo con uno dei due locatori. Il primo tribunale limitava il credito al 50%, negando la solidarietà attiva. In appello, emergeva una seconda sentenza definitiva che, al contrario, affermava tale solidarietà. La Corte d'Appello, per risolvere il contrasto tra giudicati, ha applicato il criterio temporale, stabilendo che la seconda sentenza prevale sulla prima e accogliendo l'appello del locatore per l'intero credito.
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Opposizione a precetto: quando contestare il debito
Un debitore ha presentato opposizione a un atto di precetto per assegni di mantenimento non versati, contestando parte della somma, l'autosufficienza della figlia e l'eccessività degli onorari legali. Il Tribunale ha respinto le eccezioni sul mantenimento, affermando che modifiche vanno richieste in un giudizio a parte, ma ha accolto l'opposizione a precetto per quanto riguarda gli onorari, riducendoli secondo le tariffe vigenti e annullando parzialmente il precetto per l'importo eccedente.
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