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Omessa Dichiarazione

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298 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Dolo specifico e omessa dichiarazione: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un amministratore di una società sportiva condannato per omessa dichiarazione. La sentenza conferma che il dolo specifico di evasione può essere desunto da elementi concreti come l'ingente ammontare dell'imposta evasa e la piena consapevolezza della gestione finanziaria della società, inclusa la confusione tra patrimonio sociale e personale. La collaborazione con il fisco o l'affidamento a un commercialista non sono stati ritenuti sufficienti a escludere l'intento criminoso.
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Omessa dichiarazione e prova dei costi: la Cassazione
Un contribuente, condannato per omessa dichiarazione fiscale con un'imposta evasa di oltre 64.000 euro, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione di merito. Il principio chiave ribadito è che, in caso di omessa dichiarazione, i costi possono essere dedotti dal reddito solo se supportati da allegazioni fattuali che ne dimostrino la certezza o almeno il ragionevole dubbio della loro esistenza. In assenza di tali prove, il calcolo dell'imposta si basa sui ricavi accertati.
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Omessa dichiarazione redditi: calcolo dell’imposta
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul reato di omessa dichiarazione redditi da parte di un socio di S.r.l. La sentenza conferma che, per calcolare l'imposta evasa sui dividendi, non si devono detrarre IRES e IRAP dal reddito della società, poiché il meccanismo di tassazione parziale del dividendo serve già a evitare la doppia imposizione. L'appello dell'imputato, che sosteneva un calcolo errato e la mancanza di dolo, è stato respinto.
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Fatture false: la Cassazione sulla confisca allargata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore contro un sequestro preventivo per reati tributari, tra cui l'emissione di fatture false. La sentenza chiarisce che l'obbligo di dichiarare l'IVA sorge con la semplice emissione della fattura, anche se per un'operazione inesistente, rendendo compatibili le accuse di emissione di fatture false e omessa dichiarazione. Inoltre, ha confermato la legittimità della confisca allargata su una ingente somma di denaro contante, ritenuta di provenienza illecita data la sproporzione rispetto ai redditi dichiarati e l'assenza di giustificazioni plausibili.
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Omessa dichiarazione e decadenza: il CUD non basta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31320/2024, ha chiarito che in caso di omessa dichiarazione dei redditi, la presentazione del CUD da parte del datore di lavoro non è sufficiente a far scattare il termine di decadenza breve per l'accertamento fiscale. Se il contribuente ha altri redditi oltre a quello da lavoro dipendente, l'omessa dichiarazione comporta l'applicazione del termine più lungo di cinque anni, a prescindere dalla conoscenza della sua posizione da parte dell'Amministrazione finanziaria tramite il CUD.
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Omessa dichiarazione IVA: la crisi non è una scusa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per omessa dichiarazione IVA. Secondo la Corte, la crisi di liquidità dell'azienda non giustifica la mancata presentazione della dichiarazione, in quanto il reato consiste nell'omissione formale dell'adempimento e non nel mancato pagamento dell'imposta. L'intento di evadere (dolo specifico) sussiste anche in presenza di difficoltà economiche, che costituiscono al più il movente della condotta.
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Credito inesistente: quando l’omessa dichiarazione basta
La Corte di Cassazione conferma la condanna per l'utilizzo di un credito inesistente in compensazione, chiarendo che la mancata presentazione della dichiarazione fiscale è una prova sufficiente dell'inesistenza del credito stesso. Il caso riguarda un'amministratrice di società che aveva compensato debiti IRES per circa 60.000 euro senza aver mai dichiarato il credito. La Corte distingue nettamente il credito inesistente, privo di presupposto costitutivo, da quello non spettante, che esiste ma è usato in modo improprio, confermando la qualificazione più grave del reato.
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Omessa dichiarazione: Cassazione su dolo specifico
Un imprenditore è stato condannato per il reato di omessa dichiarazione. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, respingendo il ricorso dell'imputato. La sentenza chiarisce che il dolo specifico, necessario per configurare il reato, può essere desunto da elementi oggettivi come l'entità dell'evasione e l'omissione di più dichiarazioni, distinguendo così la condotta criminale dalla mera negligenza.
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Omessa dichiarazione: termine di accertamento di 5 anni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9004/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di accertamento fiscale. In caso di omessa dichiarazione dei redditi, il termine a disposizione dell'Agenzia delle Entrate per notificare l'avviso di accertamento è di cinque anni, e non quattro. La Corte ha chiarito che questo termine esteso si applica indipendentemente dal fatto che il contribuente fosse o meno inizialmente obbligato a presentare la dichiarazione. La semplice omissione è sufficiente a giustificare il prolungamento, data la maggiore difficoltà per l'amministrazione finanziaria nel verificare la posizione del contribuente. Il caso riguardava un contribuente che, pur avendo redditi da lavoro dipendente, aveva omesso la dichiarazione e a cui erano stati contestati ulteriori redditi emersi da indagini bancarie.
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Omessa dichiarazione TARES: le aree operative si pagano
Un contribuente ha ricevuto un avviso di accertamento per omessa dichiarazione TARES relativa ad aree scoperte adibite alla propria attività artigianale. Sosteneva si trattasse di una mera dichiarazione infedele, soggetta a termini di decadenza più brevi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la mancata inclusione di un'area tassabile costituisce un'omessa dichiarazione, un illecito che si ripete ogni anno. La Corte ha inoltre confermato che per tributi non armonizzati come la TARES non sussiste un obbligo generalizzato di contraddittorio preventivo e ha validato l'applicazione del cumulo giuridico per le sanzioni accumulate su più annualità.
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Omessa Dichiarazione: Prestanome e Responsabilità Penale
La Cassazione conferma la condanna per omessa dichiarazione a un'amministratrice, ritenendola responsabile nonostante sostenesse di essere una mera prestanome. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché le censure sulla valutazione dei fatti e sulla natura fittizia della cessazione della carica non sono ammissibili in sede di legittimità.
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Omessa dichiarazione: dovere anche per fatture false
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un amministratore condannato per omessa dichiarazione e occultamento di scritture contabili. La sentenza ribadisce che l'obbligo di presentare la dichiarazione IVA sussiste anche in caso di emissione di fatture per operazioni inesistenti da parte di una società 'cartiera'. Inoltre, l'amministratore ha una precisa responsabilità nella conservazione dei documenti contabili.
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Omessa dichiarazione: quando il ricorso è inammissibile
Un imprenditore è stato condannato per omessa dichiarazione fiscale per tre anni consecutivi, con ingente evasione d'imposta. Il suo ricorso in Cassazione, basato sulla presunta inidoneità delle prove fiscali (spesometro) e sul mancato riconoscimento delle attenuanti, è stato dichiarato inammissibile. La Suprema Corte ha stabilito che l'accertamento era analitico e basato su prove concrete, e che il ricorso rappresentava un mero tentativo di rivalutare i fatti, compito non consentito in sede di legittimità.
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Omessa dichiarazione: la prova da banche dati è valida
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omessa dichiarazione a carico del legale rappresentante di una società. La sentenza stabilisce che i dati provenienti da banche dati fiscali (come Index e Serpico) costituiscono prova sufficiente per dimostrare l'esistenza di redditi non dichiarati. La Corte ha inoltre ritenuto inammissibili i motivi di ricorso relativi all'inutilizzabilità del verbale di constatazione della Guardia di Finanza e ha confermato il diniego della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, data l'entità dell'imposta evasa.
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Omessa dichiarazione: prova e presunzioni bancarie
La Corte di Cassazione conferma la condanna per omessa dichiarazione a carico di un'amministratrice di società. La sentenza chiarisce che i bonifici e prelievi ingiustificati dai conti societari a quelli personali non costituiscono mere presunzioni tributarie, ma prove dirette della disponibilità di redditi non dichiarati. La Corte ha ritenuto che, a fronte di tali elementi documentali, la difesa non avesse fornito giustificazioni credibili, confermando così la colpevolezza per il reato di omessa dichiarazione.
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Omessa dichiarazione TARSU: come calcolare le sanzioni
Un contribuente non ha dichiarato una vasta area pertinenziale usata per la sua attività, ricevendo un accertamento per omessa dichiarazione TARSU. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'imposta, respingendo le eccezioni su prescrizione e decadenza, dato che l'obbligo dichiarativo si rinnova annualmente. Tuttavia, ha accolto il motivo relativo alle sanzioni, stabilendo che per violazioni ripetute su più anni si deve applicare il più favorevole principio del cumulo giuridico, e non la somma materiale delle singole pene.
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Omessa dichiarazione: onere della prova dei costi
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per omessa dichiarazione. Viene confermato il principio secondo cui l'onere di provare i costi deducibili spetta al contribuente, che non può basarsi su calcoli presuntivi per ridurre l'imposta evasa al di sotto della soglia di rilevanza penale.
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Omessa dichiarazione IVA: quando è tardiva la messa alla prova
La Cassazione conferma la condanna per omessa dichiarazione IVA, ritenendo inammissibile il ricorso. La richiesta di messa alla prova è stata giudicata tardiva, e l'accertamento induttivo dell'Agenzia delle Entrate è stato considerato prova sufficiente, in assenza di contestazioni da parte del contribuente.
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Omessa dichiarazione: quando scatta il dolo specifico?
La Corte di Cassazione conferma la condanna per il reato di omessa dichiarazione a carico di un imprenditore. La sentenza chiarisce che il dolo specifico di evasione, necessario per la configurabilità del reato, può essere desunto dall'ingente ammontare dell'imposta evasa e dalla piena consapevolezza del soggetto obbligato, anche a titolo di dolo eventuale. I giudici hanno inoltre ribadito che i costi, per essere deducibili, devono essere provati documentalmente, non essendo sufficiente una mera affermazione.
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Omessa dichiarazione: la condanna è inevitabile
La Corte di Cassazione conferma la condanna per il reato di omessa dichiarazione a carico dell'amministratore di una società. L'ordinanza analizza e respinge i motivi di ricorso relativi alla colpevolezza, all'applicazione della recidiva e alla mancata concessione delle attenuanti generiche, sottolineando l'inconsistenza delle giustificazioni fornite e la persistente inclinazione a delinquere del soggetto, nonostante una precedente esperienza carceraria.
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