Un imprenditore è stato condannato per abbandono di rifiuti. La condanna si basava sul ritrovamento, all'interno dei sacchi, di scontrini fiscali e ordini di prodotti da forno riconducibili alla sua attività. L'imprenditore ha contestato la decisione, sostenendo che questi elementi non costituissero una prova sufficiente. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno stabilito che documenti come scontrini e, soprattutto, ordini specifici, rappresentano una valida prova per l'abbandono di rifiuti, creando un legame diretto e inequivocabile tra l'attività commerciale e i materiali abbandonati. La condanna è quindi diventata definitiva.
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