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Olaf

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27 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Dazi Antidumping e buona fede: la Cassazione decide
La Cassazione ha stabilito che, in materia di dazi antidumping, i rapporti OLAF hanno piena valenza probatoria. Spetta all'importatore, e non all'Agenzia delle Dogane, dimostrare la propria buona fede e la sussistenza di un errore scusabile delle autorità estere per evitare il pagamento dei dazi evasi. La semplice presentazione di certificati d'origine, poi rivelatisi falsi, non è sufficiente a provare la buona fede dell'operatore.
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Onere della prova dazi: Cassazione e indagini OLAF
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Dogane in un caso di dazi antidumping. Oggetto del contendere era l'origine di merci importate, dichiarate dalle Filippine ma sospettate di provenire da Taiwan. La Corte ha stabilito che, di fronte a una relazione dell'OLAF (Ufficio Europeo per la Lotta Antifrode) e alla revoca dei certificati, l'onere della prova dazi si inverte, passando dall'amministrazione al contribuente. Quest'ultimo deve quindi dimostrare attivamente la correttezza dell'origine dichiarata per beneficiare delle agevolazioni. La sentenza di secondo grado, che aveva erroneamente richiesto prove aggiuntive all'Agenzia, è stata annullata con rinvio.
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Dazi antidumping: onere della prova e OLAF report
Una società importatrice è stata accusata di aver eluso i dazi antidumping dichiarando che la merce proveniva dalle Filippine anziché da Taiwan. La Corte di Cassazione, basandosi sui report dell'OLAF (Ufficio europeo per la lotta antifrode), ha stabilito che spetta all'importatore l'onere della prova per accedere a un'aliquota ridotta. La Corte ha confermato il pieno valore probatorio delle indagini OLAF e ha cassato la sentenza precedente per carenza di motivazione, rinviando il caso a un nuovo esame.
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Rapporto OLAF: piena prova per i dazi doganali
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7848/2024, ha confermato la piena valenza probatoria del rapporto OLAF in un caso di recupero di dazi doganali. Una società importatrice aveva beneficiato di dazi ridotti dichiarando un'origine errata per le merci. A seguito di un'indagine OLAF, l'Agenzia delle Dogane ha recuperato le maggiori imposte. La Corte ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che le risultanze OLAF costituiscono piena prova fino a prova contraria, che deve essere fornita dal contribuente. È stato inoltre chiarito che la buona fede dell'importatore non è sufficiente per l'esenzione dal pagamento, essendo necessario dimostrare un errore attivo e non rilevabile da parte dell'autorità doganale.
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Valenza probatoria OLAF: la Cassazione decide sui dazi
Una società importatrice si è opposta a un avviso di recupero di dazi doganali, emesso a seguito di indagini che contestavano l'origine dichiarata delle merci. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità dell'atto impositivo basato sulle risultanze investigative. L'ordinanza sottolinea l'elevata valenza probatoria OLAF, chiarendo che spetta al contribuente fornire la prova contraria. Viene inoltre precisato che la semplice buona fede dell'importatore non è sufficiente per l'esenzione dai dazi se non si dimostra un errore attivo e riconoscibile dell'autorità doganale.
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Onere della prova e dazi doganali: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha chiarito l'onere della prova in contenziosi su dazi doganali antidumping. Annullando una sentenza di merito, ha stabilito che i rapporti di indagine dell'OLAF (Ufficio europeo per la lotta antifrode) hanno piena valenza probatoria, spostando sul contribuente l'onere di dimostrare il contrario. La Corte ha inoltre definito in modo restrittivo le condizioni per invocare la buona fede, la quale richiede un errore attivo da parte delle autorità doganali e non la semplice fiducia in certificati d'origine poi rivelatisi falsi.
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Origine della merce: OLAF vs. buona fede importatore
Una società importatrice di tubi in acciaio, certificati come originari dell'India, è stata sanzionata dall'Agenzia Doganale che, basandosi su un'indagine OLAF, ha ritenuto che la reale origine della merce fosse cinese, applicando di conseguenza dazi antidumping. Le corti di merito hanno confermato i dazi ma annullato le sanzioni, riconoscendo la potenziale buona fede dell'importatore, tratta da una precedente indagine della Commissione Europea. La Corte di Cassazione, rilevando la complessità delle questioni giuridiche relative al valore probatorio delle indagini OLAF, all'onere della prova e al concetto di buona fede, ha rimesso la causa in pubblica udienza per una decisione nomofilattica.
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