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Nullità Del Termine

20 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

L'invalidità della clausola che fissa la scadenza del contratto, che si considera come mai apposta.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Contratto a termine illegittimo: azienda sconfitta in Cassazione
Una lavoratrice viene assunta da una compagnia aerea con contratto a tempo determinato per esigenze riorganizzative aziendali. La dipendente contesta la clausola temporale per genericità della motivazione. I giudici di merito dichiarano nullo il termine contrattuale e ordinano la ricostituzione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato. L'azienda ricorre in Cassazione sostenendo la piena validità delle esigenze operative indicate e contestando il ritardo nell'impugnazione. La Suprema Corte respinge il ricorso dell'azienda: una motivazione astratta senza un chiaro collegamento tra le mansioni e la specifica riorganizzazione rende il contratto a termine illegittimo. Di conseguenza, il rapporto resta a tempo indeterminato e il datore di lavoro deve pagare le spese legali.
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Nullità del contratto a termine: causale generica e reintegra
Una lavoratrice ha impugnato il secondo contratto a tempo determinato stipulato con un'azienda di trasporti, denunciando la genericità della causale apposta. L'azienda aveva riproposto la medesima motivazione legata all'avvio dell'attività d'impresa a distanza di molto tempo dall'effettivo inizio delle operazioni. I giudici di merito hanno dichiarato la nullità del contratto a termine, ordinando la conversione a tempo indeterminato e la corresponsione di un'indennità risarcitoria. La Suprema Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione. La Corte ha chiarito che il datore di lavoro deve specificare in modo concreto e puntuale le reali esigenze aziendali per evitare l'invalidità della clausola temporale.
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Somministrazione a termine nella PA: stop alla stabilizzazione
Un lavoratore ha svolto mansioni presso un ente pubblico mediante contratti di lavoro temporaneo. Alla soppressione dell'ente e al passaggio delle funzioni al Ministero, il lavoratore ha impugnato i contratti chiedendo la stabilizzazione. I giudici di merito hanno dichiarato la nullità delle scadenze e disposto l'assunzione a tempo indeterminato presso il Ministero. Il Ministero ha presentato ricorso in Cassazione contestando tale conversione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'amministrazione. I giudici hanno chiarito che la natura pubblica dell'ente preclude categoricamente la conversione del contratto in rapporto a tempo indeterminato. Nel settore pubblico, la violazione delle regole sulla somministrazione a termine nella PA non consente l'assunzione automatica, tutelando l'obbligo costituzionale del concorso pubblico.
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Anzianità di servizio: nuova azienda obbligata agli arretrati
Una lavoratrice impiegata come assistente di volo otteneva giudizialmente la nullità dei contratti a termine stipulati con la precedente società datrice di lavoro. La sentenza accertava la decorrenza del rapporto dal giugno 2001. Successivamente, la nuova società acquirente assumeva la dipendente nel 2009, rifiutando però di calcolare la precedente anzianità di servizio ai fini della retribuzione. L'azienda sosteneva di non essere a conoscenza della pronuncia giudiziale al momento del passaggio contrattuale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, confermando la decisione d'appello. I giudici hanno stabilito che l'accertamento giudiziale antecedente agli accordi di cessione fissa retroattivamente lo stato giuridico della dipendente. La società deve quindi corrispondere tutte le differenze retributive maturate considerando l'effettiva anzianità di servizio.
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Contratto a termine nelle fondazioni liriche: risarcimento senza ruolo
Una musicista ha contestato l'abuso subito per via di una lunga sequenza di incarichi a tempo determinato stipulati con un ente teatrale lirico, chiedendo la stabilizzazione del rapporto di lavoro. La Corte d'Appello ha accertato l'illegittimità dell'ultimo contratto a termine nelle fondazioni liriche per via di esigenze non temporanee ma stabili dell'ente. Tuttavia, i giudici hanno negato la trasformazione del rapporto a tempo indeterminato, riconoscendo alla lavoratrice solo un risarcimento economico pari a nove mensilità di retribuzione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della lavoratrice, confermando che l'ordinamento vieta la conversione automatica del rapporto precario nel settore lirico-sinfonico e tutela il lavoratore leso tramite il risarcimento del danno.
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Conversione del contratto a termine: nullità senza assunzione
Un dipendente con mansioni di manutenzione ordinaria ha contestato la sequenza di contratti a termine stipulati con un ente consortile regionale, rivendicando la stabilità del proprio impiego. I giudici hanno accertato la nullità della clausola di scadenza temporale per assenza di reali esigenze temporanee o stagionali. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'illegittimità della scadenza non consente tuttavia la conversione del contratto a termine in un rapporto stabile a tempo indeterminato. Il divieto legislativo regionale di nuove assunzioni stabili negli enti consortili preclude infatti la stabilizzazione del posto di lavoro. Il dipendente ottiene unicamente il risarcimento economico forfettario previsto dalla legge, mentre l'ente evita l'obbligo di reintegrazione definitiva del personale.
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Contratto a termine nullo: risarcimento sì, ma niente posto fisso
Un operaio ha impugnato il suo contratto a termine stipulato con un Consorzio di bonifica siciliano, chiedendo la conversione in un rapporto a tempo indeterminato. La Corte d'Appello ha dichiarato nullo il termine per mancanza di reali esigenze temporanee, ordinando la conversione del rapporto. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Consorzio. I giudici hanno stabilito che, sebbene il contratto a termine fosse illegittimo, la conversione in un rapporto stabile è vietata. La legge regionale siciliana impone infatti il divieto di assunzioni a tempo indeterminato senza concorso pubblico per questi enti. Di conseguenza, il lavoratore ha diritto solo al risarcimento del danno economico, ma non al posto fisso.
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Conversione del contratto a termine: nullo il limite, no al posto
Un operaio ha impugnato diversi contratti a termine stipulati con un Consorzio di Bonifica siciliano, chiedendo la dichiarazione di nullità della scadenza e la conseguente conversione del rapporto in un impiego a tempo indeterminato. La Corte d'Appello ha accolto la domanda del lavoratore. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Consorzio. I giudici di legittimità hanno stabilito che, per i consorzi di bonifica in Sicilia, opera un divieto legislativo regionale di nuove assunzioni stabili senza concorso. Di conseguenza, anche se il termine apposto al contratto è nullo, è preclusa la conversione del contratto a termine in un rapporto a tempo indeterminato. La Suprema Corte ha quindi rigettato definitivamente la richiesta di stabilizzazione del lavoratore, confermando solo il diritto al risarcimento del danno.
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Contratto a termine illegittimo: risarcimento sì, posto fisso no
Il Lavoratore ha impugnato i contratti a termine stipulati con un Consorzio di Bonifica siciliano, chiedendo la dichiarazione di nullità della scadenza e la conversione del rapporto a tempo indeterminato. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, ma la Cassazione ha parzialmente riformato la decisione. La Suprema Corte ha confermato che si tratta di un contratto a termine illegittimo per mancanza di prove sulle esigenze temporanee della manutenzione ordinaria. Tuttavia, ha stabilito che la conversione a tempo indeterminato è impossibile a causa del divieto di assunzione senza concorso imposto dalla legge regionale ai consorzi. Il Lavoratore ottiene solo il risarcimento del danno.
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Messa in mora: vince la causa ma perde lo stipendio per inattività
Il Lavoratore, dopo aver ottenuto una sentenza favorevole che dichiarava nullo il termine del suo contratto e ordinava la reintegrazione, è rimasto inattivo per oltre due anni senza offrire concretamente le proprie prestazioni. Successivamente, ha chiesto il pagamento delle retribuzioni arretrate. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione d'appello, dichiarando inammissibile il ricorso del dipendente. I giudici hanno chiarito che, per pretendere le retribuzioni dopo una sentenza di ripristino del rapporto, è necessaria una formale messa in mora del datore di lavoro attraverso l'offerta effettiva della prestazione lavorativa. La semplice notifica della sentenza non è sufficiente a manifestare la reale volontà di riprendere il servizio, escludendo così il diritto a ricevere lo stipendio per il periodo di inattività non concordato.
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Limiti di contingentamento: azienda perde e deve assumere
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda di trasporti aerei, confermando la trasformazione a tempo indeterminato del rapporto di lavoro di una dipendente. La lavoratrice aveva contestato il superamento dei limiti di contingentamento (la percentuale massima di contratti a termine stipulabili). La Suprema Corte ha stabilito che spetta interamente al datore di lavoro dimostrare il rispetto di tale soglia numerica su base nazionale. Non essendo stata fornita una prova documentale idonea e attendibile, i contratti a tempo determinato sono stati dichiarati nulli. Di conseguenza, l'azienda è stata condannata a ripristinare il posto di lavoro e a pagare un'indennità risarcitoria pari a quattro mensilità, oltre alle spese legali.
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Dimissioni e mansioni reali: sì alla conversione del contratto
Una lavoratrice, assunta formalmente come programmista regista con undici contratti a tempo determinato, ha svolto in concreto mansioni di giornalista redattore ordinario. La Corte d'Appello ha dichiarato la nullità dei contratti a termine, disponendo la conversione del contratto a termine in un rapporto a tempo indeterminato e condannando l'azienda al pagamento delle differenze retributive e risarcitorie. L'azienda ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che le dimissioni della lavoratrice e la mancata iscrizione all'albo dei giornalisti escludessero tali diritti. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che le dimissioni non cancellano il diritto alla conversione del contratto a termine e che lo svolgimento effettivo di mansioni giornalistiche, anche prima dell'iscrizione all'albo, dà diritto alla giusta retribuzione. La lavoratrice ha vinto definitivamente la causa.
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Contratto a termine: causale vaga e riassunzione del dipendente
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità del termine apposto al contratto di lavoro di un dipendente di una nota compagnia aerea. L'azienda aveva giustificato l'assunzione con un generico incremento dell'attività di volo dovuto al ritardo nella dismissione di alcuni aeromobili. I giudici hanno stabilito che tale motivazione mancava della necessaria specificità richiesta dalla legge per un valido contratto a termine. Di conseguenza, l'azienda non ha fornito prove concrete sull'effettiva necessità di personale aggiuntivo rispetto all'organico ordinario. La Suprema Corte ha quindi rigettato il ricorso della società datrice di lavoro, confermando l'obbligo di riassumere il lavoratore a tempo indeterminato e di risarcirgli il danno subito, oltre al pagamento delle spese processuali.
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Conversione del contratto a termine: no nei consorzi di bonifica
Un operaio ha impugnato i contratti di lavoro a tempo determinato stipulati con un Consorzio di Bonifica, chiedendone la nullità e la conversione in un rapporto a tempo indeterminato per mancanza di causali valide. Sebbene i giudici di merito avessero accolto la domanda, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. La Suprema Corte ha stabilito che la conversione del contratto a termine è giuridicamente impossibile per i Consorzi di Bonifica della Regione Siciliana. Questo perché le leggi regionali impongono un divieto assoluto di nuove assunzioni a tempo indeterminato presso tali enti. Di conseguenza, anche se il termine apposto al contratto è illegittimo, il rapporto di lavoro non può essere trasformato in una collaborazione stabile. La Cassazione ha quindi rigettato la domanda del lavoratore.
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Conversione del contratto a termine: risarcimento sì, posto no
Un lavoratore ha impugnato una serie di contratti a tempo determinato stipulati con un ente di bonifica siciliano, chiedendo la conversione del rapporto in un impiego stabile. La Corte d'Appello ha dichiarato nullo il termine e ha disposto la conversione del contratto a termine in un rapporto a tempo indeterminato, oltre al risarcimento del danno. L'ente ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che la legge regionale siciliana vieta la conversione del contratto a termine in un impiego a tempo indeterminato per questi specifici enti di bonifica, per evitare l'elusione dei limiti sulle assunzioni. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la stabilizzazione del lavoratore, ma ha confermato il risarcimento economico per l'illegittimità della scadenza contrattuale.
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Conversione del contratto a termine: illegittimo ma non stabile
Un lavoratore ha impugnato i contratti a tempo determinato stipulati con un Consorzio di bonifica siciliano, chiedendo la conversione del rapporto a tempo indeterminato per illegittimità del termine. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, ma la Cassazione ha ribaltato la decisione. Pur confermando l'illegittimità della scadenza per mancanza di esigenze temporanee, la Suprema Corte ha stabilito che la conversione del contratto a termine è giuridicamente impossibile. Le leggi regionali siciliane impongono infatti un divieto assoluto di assunzione a tempo indeterminato senza concorso pubblico per questi enti. Di conseguenza, il lavoratore non ha diritto alla stabilizzazione del rapporto di lavoro.
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Conversione del contratto a termine negata se manca il concorso
Un Lavoratore ha impugnato il proprio contratto di lavoro con un Ente di Bonifica, ritenendo illegittimo il termine di scadenza apposto. La Corte d'Appello ha dichiarato nullo il termine e ha disposto la conversione del contratto a termine in un rapporto a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Ente. Pur confermando l'illegittimità della scadenza per mancanza di causali specifiche, la Suprema Corte ha stabilito che la conversione del contratto a termine non è possibile. Le leggi regionali applicabili vietano infatti a tali enti di assumere personale a tempo indeterminato senza un pubblico concorso. Di conseguenza, il rapporto non può essere trasformato, e la richiesta di stabilizzazione del Lavoratore è stata definitivamente respinta.
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Omessa valutazione dei rischi: contratto salvo se il lavoratore firma
Un lavoratore chiedeva di convertire il suo contratto a termine in indeterminato a causa della presunta omessa valutazione dei rischi da parte dell'azienda, che non aveva prodotto in giudizio il relativo documento (DVR). La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta. Ha stabilito che la firma del lavoratore sul contratto, con cui dichiarava di aver ricevuto il DVR, è una prova sufficiente della sua esistenza e consegna. L'azienda non decade da questa prova solo perché non produce materialmente il documento in una fase successiva del processo. La mancata consegna del DVR, in ogni caso, non comporta l'automatica conversione del contratto. Il lavoratore ha perso la causa su questo punto fondamentale.
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Contratto a termine illegittimo: negata la conversione all’Ente
Un lavoratore, dopo anni di servizio presso un Consorzio di Bonifica siciliano con contratti a termine, ha chiesto la stabilizzazione del suo rapporto. La Corte di Cassazione ha negato la conversione del contratto a termine in un rapporto a tempo indeterminato. La decisione si basa su una legge regionale siciliana che vieta specificamente le assunzioni a tempo indeterminato per tali enti. Questa norma speciale prevale sulla disciplina nazionale generale. Pertanto, anche in caso di illegittimità del termine, al lavoratore spetta solo un risarcimento del danno e non l'assunzione stabile. Il ricorso del lavoratore è stato respinto.
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Nullità del termine: onere della prova del datore
La Corte di Cassazione ha confermato la conversione di contratti di lavoro a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato per alcuni dipendenti di una compagnia aerea. La decisione si fonda sulla nullità del termine apposto ai contratti, in quanto la società non è riuscita a dimostrare di aver rispettato i limiti quantitativi (clausola di contingentamento) previsti dalla legge. L'ordinanza ribadisce che l'onere della prova in questi casi spetta esclusivamente al datore di lavoro.
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