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23 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Furto in abitazione: quando si configura con le chiavi?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11744/2025, ha stabilito che commette il reato di furto in abitazione, e non un semplice furto, chi, pur possedendo le chiavi di un immobile per motivi di lavoro (come un addetto alle pulizie), vi si introduce al di fuori dell'orario e delle finalità consentite con lo scopo specifico di rubare. La Corte ha chiarito che il consenso all'accesso è strettamente legato allo scopo per cui è stato concesso; superare tali limiti costituisce una violazione del domicilio finalizzata al furto, integrando così la fattispecie più grave prevista dall'art. 624-bis del codice penale.
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Furto in abitazione: il consenso esclude il reato?
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per furto in abitazione, stabilendo che se l'autore del furto è entrato nell'immobile con il consenso del proprietario, senza un iniziale intento criminoso, il reato non è configurabile come tale. A causa del ragionevole dubbio sulla corretta qualificazione giuridica del fatto, la Corte ha dichiarato l'estinzione del reato per prescrizione, annullando la sentenza precedente senza rinvio.
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Furto in abitazione: quando non si applica al lavoratore
Una collaboratrice domestica, con accesso legittimo all'abitazione per lavoro, sottrae beni alla proprietaria. La Cassazione chiarisce che non si tratta di furto in abitazione (art. 624-bis c.p.), ma di furto semplice aggravato dall'abuso del rapporto d'opera (art. 61 n. 11 c.p.). La Corte sottolinea che per il furto in abitazione l'ingresso deve essere finalizzato al furto stesso, non un'occasione derivante da un accesso autorizzato.
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