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Nesso Causale

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915 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Responsabilità commercialista: quando l’errore non paga
Una sentenza del Tribunale di Torino analizza la responsabilità del commercialista per il tardivo deposito di un ricorso tributario. Il Giudice ha escluso il diritto al risarcimento del cliente, poiché una Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU) ha accertato che il ricorso era comunque infondato e sarebbe stato respinto. L'errore del professionista (il ritardo) non è stato considerato la causa del danno, in quanto il pregiudizio economico sarebbe sorto ugualmente a causa dell'infondatezza dell'impugnazione.
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Responsabilità medica nesso causale: il caso analizzato
Una figlia cita in giudizio una struttura sanitaria per il decesso della madre, attribuendolo a una gestione errata della terapia anticoagulante. Il Tribunale rigetta la domanda. Una perizia tecnica (CTU) ha dimostrato l'assenza del nesso causale: anche se i medici avessero somministrato la terapia omessa, il decesso non sarebbe stato evitato a causa delle gravi patologie preesistenti della paziente. La sentenza chiarisce i confini della responsabilità medica nesso causale e l'onere della prova a carico del danneggiato.
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Malattia professionale: risarcimento anche non tabellata
Un lavoratore ha citato in giudizio un ente previdenziale dopo il rigetto della sua richiesta di indennizzo per una malattia professionale non tabellata (ernia discale). Il Tribunale, basandosi su una perizia tecnica che ha confermato il nesso causale tra la patologia e l'attività lavorativa, ha accolto la domanda del lavoratore. L'ente è stato condannato al pagamento delle prestazioni, degli interessi e delle spese legali.
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Responsabilità per caduta: il Comune non paga sempre
Un cittadino ha citato in giudizio il Comune per i danni subiti a seguito di una caduta causata da un tombino sconnesso. Il Tribunale ha respinto la domanda, attribuendo la colpa esclusiva al pedone. La sentenza chiarisce che la responsabilità per caduta del custode viene meno se il pericolo è visibile e il danneggiato non ha prestato la normale diligenza, interrompendo così il nesso causale. Il Comune è stato comunque riconosciuto come legittimo convenuto, nonostante la proprietà del tombino fosse incerta.
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Danni da cose in custodia: onere della prova e caduta
Un pedone cita in giudizio un Comune per i danni subiti a seguito di una caduta su una strada del centro storico, attribuendola a un dislivello causato da un chiusino e da sampietrini sconnessi. Il Tribunale di Napoli ha rigettato la domanda per responsabilità extracontrattuale e danni da cose in custodia. La decisione si fonda sulla mancata prova da parte del danneggiato sia dell'effettiva anomalia del manto stradale, sia del nesso causale tra questa e la caduta. La genericità delle accuse e l'inadeguatezza delle prove fotografiche, unite alla prevedibilità del fondo stradale in un centro storico, hanno portato a escludere la responsabilità dell'ente, condannando l'attore al pagamento delle spese legali.
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Responsabilità struttura sanitaria: clinica e medico
Un'ordinanza del Tribunale di Milano analizza un caso di malasanità in chirurgia estetica, affermando la responsabilità solidale tra medico e clinica. La decisione si fonda sulla Legge Gelli-Bianco, che sancisce la responsabilità della struttura sanitaria anche per l'operato dei medici liberi professionisti che vi operano. Il Tribunale ha condannato entrambi al risarcimento del danno, ripartendo internamente le colpe in base al contributo causale di ciascuno.
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Responsabilità SPA: caduta e concorso di colpa al 50%
Un cliente cade nella SPA di un hotel su gradini bagnati e privi di dispositivi di sicurezza. Il Tribunale riconosce la responsabilità oggettiva della struttura ai sensi dell'art. 2051 c.c., ma attribuisce anche un concorso di colpa del 50% al cliente per non aver usato la necessaria prudenza in un ambiente intrinsecamente umido. Di conseguenza, il risarcimento del danno, sia patrimoniale che non patrimoniale, viene dimezzato. La sentenza chiarisce l'equilibrio tra l'obbligo di custodia del gestore e il dovere di autotutela dell'utente.
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Malattia professionale vibrazioni: il nesso causale
Il Tribunale di Ancona ha riconosciuto come malattia professionale le patologie alla colonna vertebrale di un autista, inclusi i disturbi al tratto cervicale. Basandosi su una Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU), la sentenza ha stabilito un nesso causale tra l'esposizione a vibrazioni sul lavoro e le lesioni, applicando il principio fisico della risonanza per giustificare il danno anche al collo. È stato liquidato un indennizzo per un danno biologico del 14%, confermando la rilevanza della malattia professionale da vibrazioni.
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Azione di regresso: condanna per amianto e prescrizione
Un ente previdenziale ha esercitato un'azione di regresso contro una società datrice di lavoro per recuperare le somme versate agli eredi di un lavoratore deceduto per un carcinoma dovuto all'esposizione all'amianto. La società si è difesa eccependo la prescrizione del diritto. Il Tribunale ha respinto l'eccezione, ritenendo che la prescrizione fosse stata validamente interrotta. Ha inoltre affermato la responsabilità della società, basandosi su una precedente sentenza e riducendo l'importo dovuto di un terzo a causa del concorso di colpa del lavoratore (tabagismo).
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Responsabilità sanitaria: caduta e onere della prova
Il Tribunale di Brescia ha rigettato la richiesta di risarcimento avanzata dagli eredi di un'anziana deceduta dopo una caduta in una struttura socio-sanitaria. La decisione si fonda sulla mancata dimostrazione, da parte degli attori, sia di una specifica condotta colposa del personale, sia del nesso di causalità diretto tra la caduta e il successivo decesso. La sentenza sottolinea l'importanza dell'onere probatorio in materia di responsabilità sanitaria.
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Legittimazione Passiva: Mediatore e Acquisto Società
Un'agenzia immobiliare ha citato in giudizio l'amministratrice di una società per il pagamento di una provvigione. Il Tribunale ha respinto la domanda, accogliendo l'eccezione di difetto di legittimazione passiva. È stato chiarito che, avendo l'amministratrice agito "per conto" della società, che è risultata l'effettiva acquirente dell'immobile, la pretesa creditoria doveva essere rivolta contro la società stessa e non contro la persona fisica che la rappresenta.
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Provvigione mediatore: diritto al compenso e concause
Una recente sentenza della Corte di Appello analizza il diritto alla provvigione del mediatore quando più agenzie immobiliari contribuiscono a una vendita. La Corte ha confermato che la provvigione spetta all'agenzia la cui attività, pur non essendo l'unica, si è rivelata una concausa necessaria per la conclusione dell'affare, rigettando l'appello del venditore che contestava il pagamento.
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Danno da pratica scorretta: onere della prova
La Corte d'Appello di Genova ha riformato una sentenza di primo grado, negando il risarcimento a un consumatore nel contesto dello scandalo 'dieselgate'. La decisione chiarisce che, per ottenere un risarcimento, non è sufficiente dimostrare l'esistenza di una pratica commerciale scorretta da parte del produttore di auto. Il consumatore ha l'onere di provare il 'danno conseguenza' specifico e concreto, ovvero il pregiudizio economico effettivamente subito, e il nesso causale tra la pratica e tale danno. In assenza di questa prova, la domanda di risarcimento viene respinta.
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Responsabilità del locatore: esplosione gas e concorso
La Corte d'Appello ha confermato la condanna al risarcimento danni a carico del proprietario di un immobile a seguito di una grave esplosione di gas. Nonostante la possibile colpa dell'inquilino nella manipolazione di un tubo, la Corte ha stabilito che i gravi difetti preesistenti dell'impianto a gas costituivano una causa concorrente del disastro. La decisione chiarisce i confini della responsabilità del locatore (ex art. 2051 c.c.) in presenza di un concorso di cause, affermando che la condotta del conduttore non era tale da interrompere il nesso causale con le mancanze strutturali dell'immobile.
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Indennizzo talidomide: nesso causale e prescrizione
Una persona con malformazione congenita ha richiesto l'indennizzo talidomide. La Corte d'Appello ha respinto la tesi della prescrizione, affermando che il termine decorre dalla conoscenza effettiva del nesso causale, non da una presunzione. Tuttavia, ha negato il diritto all'indennizzo perché la consulenza medica ha giudicato "improbabile" il legame tra la patologia e il farmaco, non raggiungendo lo standard probatorio del "più probabile che non".
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