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Ne Bis In Idem Cautelare

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53 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Ne bis in idem cautelare: no alla preclusione formale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato per associazione a delinquere finalizzata alla ricettazione di beni archeologici, chiarendo un punto fondamentale sul principio del 'ne bis in idem cautelare'. La Corte ha stabilito che il rigetto di una prima richiesta di misura cautelare per motivi puramente formali, come una carente formulazione delle accuse, non impedisce la presentazione di una nuova e più corretta richiesta. La decisione sottolinea la distinzione tra un rigetto nel merito, che crea una preclusione, e uno formale, che non la crea.
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Ne bis in idem cautelare: quando è inapplicabile?
Un individuo, posto agli arresti domiciliari per associazione a delinquere finalizzata al traffico di beni archeologici, ha presentato ricorso in Cassazione. L'imputato sosteneva la violazione del principio del 'ne bis in idem cautelare', poiché una precedente richiesta di misura era stata respinta. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, specificando che un diniego basato su vizi formali della prima richiesta non impedisce l'emissione di una nuova misura cautelare correttamente formulata. Anche le altre censure sono state ritenute infondate.
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Ne bis in idem cautelare: quando si applica?
La Cassazione chiarisce i limiti del principio del ne bis in idem cautelare. Il ricorso contro un sequestro per sproporzione, emesso dopo l'annullamento di precedenti provvedimenti, è stato rigettato. La Corte ha stabilito che non vi è preclusione se i sequestri hanno finalità e presupposti giuridici diversi o se l'annullamento precedente era per vizi formali.
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Custodia cautelare ultrasettantenne: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La sentenza analizza i presupposti per la custodia cautelare ultrasettantenne, confermando che la gravità dei reati e la personalità dell'indagato possono costituire le "ragioni eccezionali" richieste dalla legge. La Corte ha inoltre chiarito la proroga dei termini processuali che scadono in giorni festivi e ha escluso la violazione del principio del "ne bis in idem" quando un precedente provvedimento è annullato per vizi formali e non di merito.
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Associazione per delinquere: prova e custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro un'ordinanza di custodia in carcere per associazione per delinquere e numerosi reati connessi. La sentenza ribadisce un principio fondamentale: la prova dell'associazione può essere desunta dalla ripetizione e dal coordinamento sistematico dei reati-fine, anche in assenza di una struttura piramidale. Il ricorso è stato giudicato generico e infondato su tutti i motivi presentati, inclusi quelli procedurali relativi a presunte duplicazioni di misure cautelari.
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Sequestro probatorio e truffa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi contro un'ordinanza di sequestro probatorio in un caso di presunta evasione fiscale e truffa aggravata sull'eredità, basata su una fittizia residenza estera. La sentenza chiarisce che l'evasione dell'imposta di successione, non coperta da leggi speciali, configura il reato di truffa. Inoltre, stabilisce che un nuovo sequestro è legittimo in presenza di nuove contestazioni e che il professionista indagato non può opporre il segreto professionale.
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Indebita compensazione: la responsabilità del committente
La Corte di Cassazione analizza un caso di frode fiscale basato su fittizi contratti di appalto, chiarendo la responsabilità del committente nel reato di indebita compensazione. La sentenza conferma il sequestro preventivo nei confronti della società committente, ritenuta pienamente consapevole del meccanismo illecito. Tuttavia, annulla la misura cautelare per l'amministratrice di una delle società appaltatrici, in carica solo per 44 giorni, per assenza di prove concrete del suo coinvolgimento. Vengono inoltre rigettate le eccezioni sul 'ne bis in idem' e sulla competenza territoriale.
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Ne bis in idem cautelare: i limiti al nuovo sequestro
Una società, indagata per frode fiscale, impugna un secondo decreto di sequestro preventivo emesso dopo l'annullamento del primo. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, chiarendo i limiti del principio del ne bis in idem cautelare. La Corte stabilisce che, se il primo annullamento avviene per vizi formali (come la carenza di motivazione sul 'periculum in mora') e prima del deposito delle motivazioni, non si forma un giudicato cautelare. Di conseguenza, è legittima l'emissione di un nuovo provvedimento, specialmente se basato su nuovi elementi investigativi che dimostrano il rischio di dispersione del patrimonio.
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Ne bis in idem cautelare: il nuovo sequestro è valido
Un imprenditore, accusato di reati fiscali, si oppone a un secondo sequestro preventivo sui suoi beni, sostenendo la violazione del principio del 'ne bis in idem cautelare', dopo che un primo provvedimento era stato annullato per un difetto di motivazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che è possibile emettere una nuova misura cautelare se l'annullamento precedente è avvenuto per ragioni puramente formali, come la carenza di motivazione sul 'periculum in mora', e non ha toccato il merito della questione. La Corte ha inoltre sottolineato la legittimità del nuovo provvedimento in presenza di nuovi elementi investigativi.
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Sequestro preventivo: ne bis in idem e periculum
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imprenditore contro un'ordinanza di sequestro preventivo. Il caso verteva sulla legittimità di un secondo provvedimento di sequestro emesso dopo l'annullamento del primo per difetto di motivazione. La Corte ha stabilito che il principio del 'ne bis in idem' non si applica se l'annullamento è avvenuto per vizi formali e non nel merito, soprattutto in presenza di nuove prove. Inoltre, ha confermato che la motivazione sul 'periculum in mora' (rischio di dispersione dei beni), anche se sintetica, non era meramente apparente e poteva essere legittimamente integrata dal Tribunale del riesame, giustificando così il sequestro preventivo.
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Associazione mafiosa: prova e custodia cautelare
La Corte di Cassazione conferma un'ordinanza di custodia cautelare per il presunto capo di un sodalizio criminale, ritenendo sussistenti i gravi indizi di colpevolezza per il reato di associazione mafiosa. La sentenza rigetta il ricorso dell'indagato, validando l'uso di intercettazioni con motivazione 'per relationem' e sottolineando come la forza intimidatrice del gruppo possa essere provata anche in assenza di continui atti di violenza esplicita, valorizzando il clima di omertà come elemento indiziario.
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Sequestro per equivalente: stop alla solidarietà
La Corte di Cassazione interviene sul tema del sequestro per equivalente in caso di concorso di persone nel reato. In una vicenda di frode fiscale su prodotti petroliferi, la Suprema Corte ha stabilito che la misura cautelare non può essere disposta in solido per l'intero profitto nei confronti di un singolo concorrente, ma deve essere limitata alla quota di profitto da lui effettivamente percepita. Se la quota non è determinabile, il profitto totale va diviso in parti uguali. La sentenza annulla parzialmente l'ordinanza impugnata con rinvio per una nuova quantificazione.
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Esigenze cautelari: la disoccupazione non basta
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'indagata, ritenuta figura centrale in un sistema di frode fiscale, che chiedeva la revoca di una misura cautelare (obbligo di firma). La difesa sosteneva la cessazione delle esigenze cautelari a causa della perdita del lavoro e dell'interruzione dei rapporti con i coindagati. La Corte ha stabilito che la disoccupazione non esclude il concreto rischio di reiterazione del reato, data la gravità e sistematicità delle condotte e la possibilità per l'indagata di assumere nuovi incarichi per commettere illeciti simili. La persistenza di contatti, anche in contesti sociali, è stata considerata un fattore di rischio.
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