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'Ndrangheta

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24 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Custodia cautelare in carcere: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per reati di associazione mafiosa e traffico di stupefacenti. La Corte ha chiarito che il principio del 'ne bis in idem' non si applica quando il fatto, sebbene simile a uno precedentemente archiviato, viene inquadrato in un contesto associativo più ampio e complesso. Gli elementi raccolti, come intercettazioni e videosorveglianza, sono stati ritenuti sufficienti a dimostrare un coinvolgimento stabile e non occasionale dell'indagato nelle attività del clan, giustificando la misura restrittiva.
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Contributo partecipativo: la Cassazione e l’art. 416-bis
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto accusato di partecipazione a un'associazione di stampo 'ndranghetista. La sentenza conferma la misura cautelare in carcere, ritenendo provato un concreto e dinamico contributo partecipativo alle attività del clan, in particolare nel supportare la latitanza di un boss. La decisione distingue tra un aiuto sporadico e una stabile messa a disposizione, elemento chiave per configurare il reato associativo.
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Pericolosità sociale attuale: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale per la sua ritenuta appartenenza alla 'ndrangheta. La Corte ha confermato che la pericolosità sociale attuale può persistere nonostante un lungo periodo di detenzione, soprattutto quando l'individuo è un 'partecipe' attivo dell'associazione criminale e non un mero 'appartenente'. La detenzione e il buon comportamento carcerario non sono, da soli, sufficienti a dimostrare un'effettiva risocializzazione e l'abbandono delle logiche criminali.
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Divieto di bis in idem: quando non si applica
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato per associazione mafiosa che invocava il divieto di bis in idem. La Corte ha stabilito che la partecipazione a due distinte organizzazioni criminali, diverse per membri, territorio e periodo di attività, costituisce fatti storici distinti e non viola il principio del ne bis in idem.
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