LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Motivo Ritorsivo

8 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Causa illecita e determinante del licenziamento, che consiste in una reazione ingiusta del datore di lavoro a un comportamento legittimo del lavoratore (es. una malattia). Rende il licenziamento nullo.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Licenziamento inefficace: Reinte gra negata, solo risarcimento per il lavoratore
Un lavoratore è stato licenziato verbalmente e poi per iscritto da un notaio. Dopo che il Tribunale aveva ordinato la reintegra per licenziamento ritorsivo, la Corte d'Appello ha revocato la reintegra, riconoscendo il licenziamento inefficace per mancanza di motivazione ma escludendo la ritorsività, e disponendo un risarcimento o riassunzione. Il lavoratore ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha respinto l'appello, confermando che per il **licenziamento inefficace** dovuto a carenza di motivazione, nell'ambito della tutela obbligatoria, spetta solo un indennizzo economico e non la reintegrazione. Il lavoratore ha perso e dovrà pagare le spese legali.
Continua »
Demansionamento Pubblico Impiego: Ruolo revocato, ma non illegittimo
Un dipendente pubblico, a cui era stato revocato un incarico temporaneo di 'capo team', ha citato in giudizio l'Amministrazione Pubblica per demansionamento. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta, chiarendo un punto cruciale sul demansionamento nel pubblico impiego. I giudici hanno stabilito che la valutazione si basa sul criterio dell' 'equivalenza formale': le nuove mansioni devono semplicemente rientrare nella stessa area contrattuale del dipendente. Non rileva la perdita di un ruolo di coordinamento o la minore professionalità percepita, se i nuovi compiti sono formalmente coerenti con l'inquadramento. Di conseguenza, la revoca dell'incarico e l'assegnazione a nuove mansioni equivalenti per categoria non costituiscono un illecito.
Continua »
Spese legali soccombenza parziale: chi paga?
Due lavoratrici, licenziate per motivo oggettivo, ottengono in primo grado la reintegrazione. La Corte d'Appello, pur confermando l'illegittimità del licenziamento, nega il carattere ritorsivo, converte la reintegra in indennità e le condanna a pagare parte delle spese legali della controparte. La Cassazione interviene sul punto, stabilendo un principio chiave sulle spese legali soccombenza parziale: la parte che vince, anche solo in parte, non può essere condannata a rimborsare le spese legali dell'avversario. Al massimo, il giudice può compensarle.
Continua »
Licenziamento periodo di prova: quando è legittimo?
Un lavoratore è stato licenziato per mancato superamento del periodo di prova. Ha contestato il licenziamento, sostenendo che la clausola di prova fosse nulla perché le mansioni non erano specificate nel contratto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la legittimità del licenziamento periodo di prova. I giudici hanno stabilito che le mansioni potevano essere desunte da un accordo pre-assuntivo collegato e che il lavoratore non è riuscito a dimostrare che il licenziamento fosse ritorsivo o basato su motivi illeciti.
Continua »
Licenziamento oggettivo: la Cassazione fa chiarezza
Una dirigente licenziata a seguito di una riorganizzazione aziendale fallita ha impugnato il provvedimento. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento oggettivo, chiarendo che è sufficiente la prova di effettive ragioni economiche e organizzative che hanno portato alla soppressione del posto. La Corte ha inoltre ribadito che il motivo ritorsivo deve essere l'unica e determinante causa del recesso e ha dichiarato inammissibile la domanda relativa all'indennità per vizi procedurali nel ricorso.
Continua »
Omessa comunicazione condanna: licenziamento legittimo
La Corte di Cassazione conferma la legittimità del licenziamento di un lavoratore che ha omesso di comunicare al datore di lavoro una condanna penale definitiva per un grave reato. Tale omissione, secondo la Corte, costituisce una violazione degli obblighi di buona fede e correttezza, tale da ledere irrimediabilmente il vincolo fiduciario e giustificare il recesso per giusta causa, a prescindere da specifiche previsioni del CCNL.
Continua »
Licenziamento giustificato motivo oggettivo: la prova
Il Tribunale di Ancona (Sent. n. 1514/2024) dichiara illegittimo un licenziamento per giustificato motivo oggettivo. La corte ha stabilito che il datore di lavoro non ha fornito prova sufficiente del calo di attività e ha violato l'obbligo di repechage, condannandolo al risarcimento e al pagamento del lavoro straordinario.
Continua »
Licenziamento oggettivo: quando è legittimo?
Una lavoratrice impugna il suo licenziamento per giustificato motivo oggettivo, sostenendo che la riorganizzazione aziendale fosse un pretesto. Il Tribunale di Verona ha respinto il ricorso, ritenendo il licenziamento legittimo. La corte ha verificato l'effettività della riorganizzazione produttiva, che ha reso eccessivo l'orario di lavoro della dipendente. Il rifiuto della lavoratrice di accettare una riduzione dell'orario o un trasferimento in un'altra sede ha validato la decisione dell'azienda.
Continua »