Due individui hanno bloccato la vittima nell'abitazione, privandola della libertà personale con la violenza prima di sottrarre gioielli e beni preziosi. I giudici di merito hanno qualificato la condotta come illecito di rapina propria, poiché la violenza è servita direttamente a ottenere il possesso della refurtiva. Gli imputati hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione proponendo motivi generici e ripetitivi. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando la condanna degli imputati e imponendo il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione pecuniaria di tremila euro ciascuno da versare alla Cassa delle ammende.
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