Il Tribunale di Sorveglianza di Roma ha negato a un uomo, condannato per violenza sessuale e maltrattamenti, l'affidamento in prova e la detenzione domiciliare. Il condannato ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che il rifiuto si basasse solo sulla sua mancata ammissione di colpa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la concessione dei benefici penitenziari segue il principio di gradualità. I giudici hanno valutato l'intero percorso del detenuto, ritenendo la sua revisione critica ancora troppo recente ed embrionale. Di conseguenza, è necessario testare prima il soggetto con brevi permessi orari. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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