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Misura Di Sicurezza Dell'Espulsione

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27 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Misura di sicurezza dell’espulsione: povertà e rischio di reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cittadina straniera contro il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza, che confermava la misura di sicurezza dell'espulsione dal territorio dello Stato. La difesa lamentava la mancata valutazione del comportamento della donna dopo la scarcerazione. Tuttavia, i giudici hanno confermato la decisione basandosi sulla precarietà economica e sociale della ricorrente, elementi che indicano un concreto rischio di recidiva. Di conseguenza, la misura di sicurezza dell'espulsione rimane attiva e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Divieto di espulsione straniero: padre di italiani vince in Cassazione
Un cittadino straniero, condannato per detenzione e trasporto di sostanze stupefacenti, ha impugnato la misura di sicurezza dell'espulsione. L'uomo ha sostenuto l'esistenza di un divieto di espulsione straniero in quanto padre convivente di due figli con cittadinanza italiana. La Corte di Appello aveva ignorato questa circostanza, confermando l'allontanamento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che i giudici non avevano adeguatamente motivato la loro decisione di fronte a prove concrete di legami familiari protetti dalla legge. Di conseguenza, ha annullato la parte della sentenza relativa all'espulsione, rinviandola a un nuovo esame, ma ha reso definitiva la condanna per il reato di droga.
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Diniego pene sostitutive: evasione passata blocca l’alternativa
Un uomo, condannato per detenzione di un ingente quantitativo di droga, si è visto negare le pene alternative al carcere. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego delle pene sostitutive, stabilendo un principio importante: un precedente per evasione è un elemento sufficiente a giustificare la decisione del giudice. Questo precedente, infatti, dimostra l'inaffidabilità del condannato nel rispettare le prescrizioni, rendendo la prognosi per una misura alternativa sfavorevole. La Corte ha inoltre sottolineato che la richiesta di pene sostitutive deve essere presentata in modo specifico e tempestivo, non potendo essere generica. La decisione chiarisce quindi i limiti della discrezionalità del giudice e l'importanza della condotta passata dell'imputato.
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Recidiva e Pericolosità: Cassazione sul Giudizio
Due soggetti condannati per spaccio di lieve entità ricorrono in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva. La Corte Suprema dichiara i ricorsi inammissibili, ribadendo che la valutazione della recidiva non deve essere un automatismo basato sui precedenti, ma un'analisi concreta della riprovevolezza della condotta e della pericolosità sociale dell'autore, confermando la decisione dei giudici di merito che avevano negato anche la tenuità del fatto e applicato la misura dell'espulsione per uno dei due.
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Espulsione e continuazione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato, chiarendo che in caso di espulsione e continuazione tra reati, la misura di sicurezza dell'espulsione rimane valida anche se non esplicitamente menzionata nel provvedimento di unificazione della pena, a meno che non sia stata specificamente esclusa dal giudice. La decisione si fonda sul principio che la pena da considerare è quella complessiva e che i provvedimenti non impugnati diventano definitivi.
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Espulsione dello straniero: la figlia non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro la misura di sicurezza dell'espulsione dello straniero. La sola nascita di una figlia in Italia, senza ulteriori prove di legami affettivi stabili e attuali e in assenza di un'integrazione lavorativa, non è sufficiente a impedire l'applicazione della misura, soprattutto a fronte di una perdurante illegalità e della commissione di reati.
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Riconoscimento fotografico incerto: condanna valida?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di un imputato, respingendo il ricorso basato sull'incertezza del riconoscimento fotografico effettuato dal testimone. La sentenza stabilisce che il riconoscimento fotografico è una prova atipica la cui validità dipende dalla credibilità complessiva del testimone, anche se l'identificazione in aula non è assoluta. La Corte ha inoltre negato l'applicazione della causa di non punibilità per tenuità del fatto a causa dei precedenti e della reiterazione del reato, confermando anche la misura dell'espulsione per pericolosità sociale.
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