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Misura Cautelare Personale

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29 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Mandato di Arresto Europeo: limiti dell’impugnazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto arrestato in Germania in esecuzione di un Mandato di Arresto Europeo emesso dall'Italia per riciclaggio. La Corte ha stabilito che le eventuali irregolarità procedurali avvenute durante l'esecuzione del mandato nel paese estero non possono essere contestate davanti al giudice italiano, ma solo a quello del luogo di arresto. Ha inoltre confermato la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e delle esigenze cautelari, rigettando la tesi difensiva di un ruolo marginale del ricorrente.
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Intestazione fittizia: la Cassazione sui gravi indizi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato accusato di intestazione fittizia di attività di ristorazione. La Corte ha chiarito che il ricorso non può basarsi su una mera rilettura delle prove, come le intercettazioni, se la motivazione del giudice di merito è logica e congrua. È stato inoltre ribadito che per configurare il reato non è necessaria la prova della provenienza delittuosa dei beni, ma la finalità di eludere le misure di prevenzione patrimoniali.
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Omessa comunicazione misura cautelare: non è reato
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per omessa comunicazione di una misura cautelare da parte di una beneficiaria del reddito di cittadinanza. La Corte ha stabilito che tale omissione non costituisce reato, poiché la legge prevede la sospensione del beneficio e pone l'obbligo di comunicazione in capo all'autorità giudiziaria, non al cittadino. La condotta non rientra quindi nella fattispecie penale che punisce le omissioni finalizzate alla revoca o riduzione del beneficio.
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Reddito di cittadinanza: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per indebita percezione del reddito di cittadinanza. Il ricorso, basato sulla presunta incertezza normativa riguardo all'obbligo di dichiarare misure cautelari, è stato giudicato inammissibile per genericità, poiché la legge è stata ritenuta sufficientemente chiara.
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Inammissibilità ricorso: misura cautelare inefficace
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso contro un'ordinanza applicativa della misura dell'obbligo di dimora, poiché divenuta inefficace a seguito della dichiarazione di incompetenza territoriale del giudice. La Corte ha stabilito la carenza di un interesse concreto e attuale del ricorrente, escludendo il diritto a una riparazione per ingiusta detenzione, mai subita. L'inammissibilità del ricorso ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di un'ammenda.
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Partecipazione Mafiosa: anche l’autista è complice
La Corte di Cassazione conferma la misura cautelare per un individuo accusato di estorsione e partecipazione mafiosa. Si chiarisce che per il concorso in estorsione è sufficiente sfruttare l'intimidazione altrui e che la partecipazione mafiosa si configura con un contributo stabile all'associazione, anche con ruoli di supporto come quello di autista e intermediario.
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Reddito di cittadinanza: condanna e revoca del sussidio
La Corte di Cassazione conferma la condanna per indebita percezione del reddito di cittadinanza a un soggetto che aveva omesso di dichiarare una condanna definitiva per reati di stampo mafioso. La Corte ribadisce la legittimità dei requisiti morali, come l'assenza di condanne per reati ostativi negli ultimi dieci anni, quale presupposto inderogabile per l'accesso al beneficio.
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Conversione ricorso in appello: quando è possibile?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un ricorso presentato direttamente contro il rigetto di revoca di una misura cautelare non è ammissibile. Invece di dichiararlo inammissibile, la Corte ha ordinato la conversione del ricorso in appello, correggendo l'errore procedurale e trasmettendo il caso al giudice competente. Questa decisione sottolinea l'importanza di seguire il corretto iter processuale per le impugnazioni.
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Colloqui congiunti: inclusi suoceri e cognati
Un detenuto si è visto negare i colloqui con suoceri e cognata perché non conviventi. La Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che per il diritto ai colloqui congiunti, la nozione di 'prossimo congiunto' ex art. 307 c.p. si applica e include anche gli affini dello stesso grado, come suoceri e cognati, a prescindere dalla convivenza.
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